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Amato chiama Berlino


Apparentemente Giuliano Amato l’ha buttata li come una specie di provocazione intellettuale—oggi, in una delle “lettere europee” che il Sole-24 Ore gli pubblica con scadenza quindicinale—ma l’idea potrebbe anche camminare, sia che vinca Prodi sia che Berlusconi resti in sella (perché il Dottor Sottile, da sempre, è ascoltato anche dall’attuale premier):
 
"[E’] tempo per l’Italia di ritrovare il suo posto al fianco della Germania, perché questo è
l’asse, certo non unico, su cui l’Europa ha già dimostrato di potere contare di più."
 
E in generale bisogna domandarsi
 
"quali saranno gli assi su cui si potrà fare leva non tanto e non soltanto per l’approvazione del bilancio tra due settimane, ma per la vita futura dell’Europa."
 
 
Per prima cosa, però, occorre "smitizzare l’asse franco-tedesco," anche perché, dopo “un asse bilaterale in funzione degli interessi francesi,” seguito da “un asse sempre più segnato da quelli tedeschi,” ma “incapace da ultimo di fare gli interessi dell’Europa," è piuttosto probabile che un ciclo si sia compiuto.
 

Che dire? Mi sembra, innanzitutto, che il momento scelto dall’ex premier per lanciare la sua “provocazione” sia tutto meno che un momento qualsiasi. A parte i fallimenti europei più recenti, tra i quali—dispiace dirlo—va forse annoverato anche il semestre a guida britannica dell’Unione, c’è la novità rappresentata dalla Grosse Koalition guidata da Angela Merkel. In prospettiva, inoltre, il fattore Iraq non dovrebbe più rappresentare, come è stato nel recente passato, un elemento di spaccatura così drammatico in seno all’Unione—e che ha sicuramente rafforzato l’asse franco-tedesco.

A questo aggiungiamo il possibile cambio di gestione anche in Italia, cioè l’avvicendarsi di un governo marcatamente filo-europeo ad uno quasi euro-scettico, oltre che troppo filo-americano per i gusti delle classi dirigenti continentali. Ma, come si diceva all’inizio, anche se Berlusconi non dovesse perdere le elezioni l’idea potrebbe farsi strada ugualmente: chi meglio di Silvio potrebbe farsi garante presso gli Stati Uniti di un’Europa che intende ricostruire una solidarietà transatlantica che in questi anni è stata alquanto bistrattata?

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Categorie:esteri
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