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Schematismi severiniani (updated)


Tutti i giornali riportavano oggi le fatidiche parole pronunciate ieri da Benedetto XVI all’Angelus in occasione del 40° anniversario dell’approvazione della dichiarazione conciliare Dignitatis humanae (cito dall’articolo di Luigi Accattoli sul Corriere):
 
«[I]n alcuni casi [la libertà religiosa] è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo».

Gli ha risposto Emanuele Severino in un’intervista al Corriere della Sera:
 
«Beh, se il Papa ha detto questo, l’affermazione è sorprendente, […] proprio per la grande stima che ho del Pontefice. La libertà religiosa deve essere garantita da uno Stato democratico, e su questo non ci piove. Ma se fosse vero che l’agnosticismo e il relativismo la ostacolano, e in modo tanto più grave perché subdolo, ne verrebbe che per garantire la libertà religiosa e quindi la democrazia si dovrebbe bandire dallo Stato ogni forma di pensiero che si ponga in contrasto con il cristianesimo o con la religione in generale. Addirittura, bisognerebbe bandire anche una forma sostanzialmente innocua di opposizione al cristianesimo come l’agnosticismo, che si limita a dire "io non so"!».

Il ragionamento, ad essere sinceri, sembra un po’ schematico. «Se fosse vero …», dice il filosofo, «ne verrebbe …». Mica è detto. All’origine delle preoccupazioni del Papa non ci sono tanto l’agnosticismo e il relativismo in quanto tali, quanto il fatto che essi esercitano—sempre secondo il Pontefice—un’autentica tirannia sulla cultura del nostro tempo. Dunque, non è necessario abolire il pensiero critico: occore piuttosto contrastare la “tirannia” di quest’ultimo. C’è una bella differenza, almeno così mi pare.


UPDATE 6 dicembre, ore 17:00

Al Foglio ci resterebbero male, se lo sapessero, ma essere battuti sul tempo (seppure per qualche ora soltanto) da un blog non è una tragediaè la tecnologia, gente, che vogliamo farci? Oh, naturalmente sono d’accordo con l’editoriale che copio/incollo qua sotto … 
Questa volta è davvero arduo seguire il ragionamento di Emanuele Severino, che, intervistato dal Corriere della Sera, ha sostenuto che la richiesta di Benedetto XVI di garantire la libertà religiosa “auspica – oggettivamente, si badi – uno Stato teocratico o assolutista che bandisce la libertà di pensiero”. Questa, secondo il filosofo, sarebbe la “conseguenza” della critica del Papa al relativismo assoluto e al predominio culturale dell’agnosticismo. Il salto logico nasce dall’idea che per seguire le indicazioni papali “si dovrebbe bandire dallo Stato ogni forma di pensiero che si ponga in contrasto con il cristianesimo o con la religione in generale”. Ratzinger non ha mai chiesto niente del genere, ha anzi riconosciuto apertamente il ruolo dello Stato laico. La questione che viene posta è un’altra, quella di una concezione in cui lo Stato è chiamato non a garantire la libertà a tutte le religioni e anche a chi non ne professa alcuna, ma a rinchiudere la fede nella sfera privata, riservando quella pubblica esclusivamente al laicismo. Che poi, nel confronto culturale, il Papa contrasti l’agnosticismo e il relativismo, così come l’agnosticismo e il relativismo negano la possibilità che esista una verità rivelata, è semplicemente ovvio.
Quel che colpisce, invece, è l’indifferenza di tanti settori del laicismo per la denucia degli ostacoli che soffre una tra le fondamentali libertà dell’uomo, appunto la libertà religiosa. Dopo aver spiegato, come fa Gian Enrico Rusconi, che la laicità equivale alla libertà, o, con Giulio Giorello, che il relativismo dovrebbe essere adottato da ogni “buon cristiano”, non trovano mai l’occasione per condannare l’oppressione della libertà religiosa. Insomma il cattolicesimo può essere tollerato solo se diventa un’altra cosa, se non pretende di predicare una verità non relativa, se non cade nel “clericalismo”, che consisterebbe nel considerare inconfutabile il giudizio del Papa in materia di fede. Così danno involontariamente una rappresentazione di che pasta sarebbe fatta la dittatura del relativismo.

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Categorie:culture autoctone
  1. 6 dicembre, 2005 alle 9:58

    Comunque i soliti laicisti, anticlericali etc…in vena di polemica, riconducono ogni discorso all’Italia, dimenticando che il Pontefice è il Pastore universale

  2. 7 dicembre, 2005 alle 0:59

    E’ il solito Severino, per molti versi apprezzabile ma fin troppo incline a schematizzare, incurante del fatto che di rado uno schema rende giustizia della complessità dei significati e dei piani semantici.

    Bernardo

  3. 7 dicembre, 2005 alle 1:13

    Guarda, Bernardo, d’accordo che Severino stavolta ha un po’ esagerato, ma non mi sento di dire che il Nostro sia solitamente “troppo incline a schematizzare.”

    Quanto al fatto che “di rado uno schema rende giustizia della complessità dei significati e dei piani semantici,” sono assolutamente d’accordo. Saluti

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