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La giustizia come barbarie


E così il ministro della Giustizia Castelli—dopo aver “meditato” per qualche giorno in più della settimana che egli stesso aveva preventivato per il suo “ritiro spirituale”—ha negato la grazia a Sofri.
Con questo comunicato:
 
 
«Il ministro e gli uffici competenti hanno concluso l’esame del fascicolo relativo al detenuto Adriano Sofri. Sulla base delle precedenti proposte di grazia avanzate al presidente della Repubblica e istruite su una prassi consolidata, il ministro è giunto alla decisione di non avanzare la proposta di grazia in quanto allo stato non sussistono tutte le condizionirichieste dalla prassi sopra richiamata. Si fa presente che attualmente Sofri è completamente libero, in quanto la pena gli è stata sospesa, e non sussiste nessun elemento negativo per la sua completa guarigione che il ministro, così come tutti, auspica». [Il Giornale]

Ciampi, come si sa, ha chiamato in causa la Corte Costituzionale sollevando un “conflitto di attribuzione.” Quindi sarà la Consulta a chiarire una volta per tutte se il capo dello Stato può firmare un provvedimento di clemenza anche contro il parere del guardasigilli.
 
Giuliano Amato è stato uno dei primi a manifestare delusione per la decisione di Catelli:
 
«Mi dispiace molto perché ritenevo che le difficili e delicate circostanze per Sofri fossero sufficienti per superare l’ostacolo che si era manifestato in passato. […] Resta il fatto che la decisione di Castelli non chiude la vicenda perché sappiamo che pende un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta che non riguarda Sofri ma Bompressi ma che in ogni caso riguarda la questione. […] Purtroppo bisognerà aspettare che questo conflitto sia affrontato dalla Corte.» [Apcom]
 
Quello che qui abbiamo da dire è già stato detto nell’editoriale odierno del Riformista, che fa un ragionamento molto semplice: che cos’è che accomuna il no alla grazia per Sofri e il no alla grazia per Williams da parte del governatore Schwarzenegger? Una “barbarie.” Certo, gli effetti delle due decisioni (grazie al cielo!) sono ben diversi, anzi, c’è un abisso. Però …

Però c’è una barbarie che accomuna le due vicende, e consiste in questo: la giustizia intesa come vendetta. La giustizia è vendetta quando assume questa dimensione meta-temporale, non contestualizzata, quando si rinchiude nel formalismo di una sentenza emessa per sempre, dunque non suscettibile della revisione che il mutare dei tempi e il mutare delle coscienze e il mutare degli uomini condannati imporrebbe, secondo un elementare senso, per l’appunto, di giustizia.

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Categorie:interni
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