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Sconfitta della politica (updated)


In un’intervista apparsa oggi su la Repubblica Giuliano Amato ha parlato di prospettive economiche (dure) e di politiche sociali (più di sinistra che di centro), del partito democratico (che lui preferirebbe chiamare «partito riformista», ma evita di impuntarsi sul nome), di Berinotti (che «si sta comportando con grande prudenza e apprezzabile flessibilità», ma potrebbe non reggere «oltre limiti che la parte che lui rappresenta dovesse ritenere intollerabili»), della nuova legge elettorale (di cui «con una sorta di perversione giuridicista» ci si è attardati a denunciare l’incostituzionalità, mentre è semplicemente «una fesseria») e, naturalmente, di Bankitalia e del rischio di una nuova Tangentopoli. Su quest’ultimo punto il suo giudizio è che
 
«[i]l Paese vive un nuovo e drammatico capitolo giudiziario. Ma ora è inutile lamentare il fatto che i problemi in Italia si risolvano sempre per via giudiziaria. Mai è stato così chiaro che ciò accade non per autodilatazione del potere giudiziario, ma per manifesta insufficienza dei filtri che dovrebbero operare prima dell´intervento del giudice. Che il giudice penale sia l´ultima istanza è un aspetto essenziale di ogni stato di diritto. Ma che sia regolarmente la prima e l´ultima, se non addirittura l´unica istanza, è la prova di una grave disfunzione. Cirio, Parmalat, Bpi: tre casi in cui si sono manifestate macroscopiche devianze che dovevano essere segnalate da sindaci, revisori, organi pubblici di vigilanza».
 
Alla domanda se ciò che è successo non sia anche «una sconfitta della politica» ha risposto affermativamente, e ha spiegato che
 
[a] distanza di mesi dalla presentazione del disegno di legge sulla tutela del risparmio, siamo qui a chiederci se si farà in tempo ad approvarlo entro la fine della legislatura oppure no. La mia speranza è che si approfitti almeno della procedura avviata dalla Ue per riprendere in mano questa riforma. In caso contrario, il primo parlamentare che apre bocca contro i cosiddetti Poteri Forti si ricordi che incarna un potere che ha scientemente e colpevolmente ha voluto essere debole».
 
Non mi sembra che nelle parole dell’ex premier ci sia molto più di quanto il semplice buon senso possa suggerire anche a chi, come il sottoscritto, non capisce molto di questioni finanziarie. Il che, se vogliamo, è consolatorio: forse non è un’impresa disperata cercare di capire con sufficiente approssimazione qual è lo stato dell’arte. Se uno come Amato dice cose nelle quali il non addetto ai lavori può riconoscere le sue stesse impressioni, preoccupazioni e perplessità, vuol dire che la verità dei fatti—incluse le responsabilità che se ne possono dedurreè alla portata di tutti. E la prima verità è naturalmente la sconfitta della politica. Triste, però ci pensate che soddisfazione?

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UPDATE ore 18:00 del 18 dicembre

LoSciacallo segnala, nei ammenti a questo post, le considerazioni che l’intervista ad Amato ha suggerito ad Andrea Marcenaro (sul Foglio).

Categorie:interni
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