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Esercizi di stile


Livre - Exercice de style de Raymond QueneauEsercizio di stile:
 
a)     Gli americani (in pratica il generale Peter Pace) dicono che gli iracheni vogliono che se ne vadano al più presto.
b)     Gli americani (in pratica il generale Peter Pace) spiegano che secondo gli iracheni non c’è tutta questa fretta che gli americani se ne vadano. Cioè, è chiaro che vorrebbero (sarebbe ben strano il contrario!), però non mettono la cosa in termini così netti e drastici. Gli iracheni, è ovvio. Gli iracheni secondo gli americani.
 
C’è una piccola differenza anche di sostanza, oltre che di stile? Beh, sì onestamente …. Ma è solo un problema di traduzione. Mai sentito che traduttore=traditore? Mica è il caso di farne una tragedia. La correttezza dell’informazione non c’entra. D’ora in poi, comunque, se vogliamo sapere cosa dicono gli americani andiamo direttamente alla fonte. Come hanno fatto qui (chapeau). E imparatevi le lingue, sennò è meglio che lasciate perdere. Perché qui non è più questione di “esercizi di stile” (almeno nel senso di Raymond Queneau).

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Categorie:esteri
  1. 27 dicembre, 2005 alle 21:06

    Il problema, caro Roberto, è appunto la conoscenza delle lingue, soprattutto nelle loro sfumature e nei significati profondi. Anche un po’ di geografia non guasterebbe. Pensi che il generale Pace riuscirebbe a cogliere qualcosa di Queneau?
    Sono stata fuori ma non per divertimento. E’ stata una gioia trovarti al mio ritorno. Anche alla tua famiglia e a te tanti auguri. Con affetto. harmonia

  2. 27 dicembre, 2005 alle 21:45

    Beh, ammetterai però che, se le cose stessero davvero così (cosa che oso sperare non si dia nella realtà), coi giornali italiani potremmo al massimo incartare il pesce. Senza contare che, almeno io, leggo bene l’inglese e decentemente il francese, che il tedesco l’ho quasi del tutto dimenticato e lo spagnolo posso solo intuirlo …

    Ma non sarebbe preferibile avere una stampa in lingua italiana fatta da persone per bene per gente per bene …senza costringere il povero lettore a fare indagini accurate ogni volta che legge qualcosa che è stato tradotto da un’altra lingua?

  3. 27 dicembre, 2005 alle 21:50

    Dimenticavo: è un piacere risentirti, carissima Harmonia. Un caro saluto.

  4. 27 dicembre, 2005 alle 22:00

    forse quando intene sarà più forte avremmo giornali migliori!

    ps serene feste!

  5. avy
    28 dicembre, 2005 alle 13:23

    caro windrose, che repubblicones i repubblicones… %-)

  6. 30 dicembre, 2005 alle 13:24

    Carissimo, io questo mestiere lo faccio da un annetto, e so benissimo quanto ci vuole (poco, pochissimo) per trasformare un’aggiustatina di stile in una modifica sostanziale del contenuto.Se poi aggiungiamo il vizietto italico del wishful thinking, i mantra pacifisti o il mito “dell’altra America”, o il dogma che “i democratici sono buoni intelligenti, i repubblicani cattivi e lobotomizzati”, il quadro è completo. Aggiungiamo che in questa provincetta in cui ci tocca vivere si traduce ogni cretineria di Michael Moore, e non si osa proporre nenache una traduzione che sia una di un libro su Reagan, o di un testo illuminante come Winning the Century di Newt Gingrich. Ce lo meritiamo, Chomsky. Ce lo meritiamo.

  7. 30 dicembre, 2005 alle 13:50

    Chomsky? Pare che nel suo campo specifico sia un genio, mentre in politica, stendiamo un velo pietoso–praticamente il contrario di Reagan n’est ce pas? 😉

    P.S.: Poi però mi devi spiegare che c’entra il geniaccio di cui sopra …

  8. 30 dicembre, 2005 alle 16:42

    Bè, intendevo dire che ci propinano Chomsky(e di conseguenza, impiegano traduttori per lui) come se fosse il massimo esponente della scienza politica americana…ma scherziamo? Solo che in Italia funziona così: è un radical chic, allora è un genio. Le case editrici sono di un conformismo ributtante.Per quanto riguarda il suo campo specifico, la linguistica, Chomsky è stato un rivoluzionario. Ha letteralmente fatto a pezzi Skinner e il comportamentismo: ma il generativismo non è certo esente da critiche (specialmente dopo lo sviluppo della cosiddetta linguistica applicata). Sembra, infatti, e non soltanto a me, miracolistico. E a volte sembra fare a meno della realtà-guarda un po’, vizietto del Chomsky politico…
    Detto questo, Reagan è un santino e Gingrich è un politico con una visione chiara. Merce rara, di questi tempi.

  9. 30 dicembre, 2005 alle 18:02

    Pensa che un paio di mesi fa gli americani di Foreign Policy e i britannici di Prospect fecero votare i loro lettori per decidere quali sono the world’s top five public intellectuals, e i risultati furono i seguenti:

    1 Noam Chomsky
    2 Umberto Eco
    3 Richard Dawkins
    4 Václav Havel
    5 Christopher Hitchens

    Follow the white rabbit, come dice un blogger filosofo di mia conoscenza …

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