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Stavolta non ci credo …


Alla fine di luglio lessi sul Mattino—e riportai subito qui—la notizia che Francesco Cossiga annunciava il suo ritiro dalla vita pubblica. Ieri, in un’intervista a Libero, il Presidente emerito ha ribadito il concetto: non si occuperà più di politica attiva, neppure con parole o scritti, a partire dal primo gennaio 2006. Con questa motivazione:
 
«Anzitutto, nella vita vi e’ un tempo per operare ed un tempo per meditare e prepararsi a morire nella pace del Signore ed in amicizia con Lui. Credo che questo tempo sia per me giunto, perché Iddio me ne ha dati segni con non equivoci avvertimenti, attraverso accadimenti relativi alla mia salute nei quali mi ha certo mantenuto in vita, ponendo però significativi ed ammonitori limiti alla disponibilità del mio corpo ed anche della mia mente.» [Adnkronos]
 
PER CARITA' DI PATRIA Ora, chi ha una qualche dimestichezza con questo blog sa che Cossiga è qui spesso citato, il che significa qualcosa. Quindi non sto a dire quanto mi dispiace e compagnia bella, ma una cosa sì vorrei dirla: che stavolta, a differenza di cinque mesi fa, sarei portato a non crederci, e questo non certo per mettere in dubbio la sincerità del proposito—ci mancherebbe altro!—, quanto piuttosto per l’assurdità della cosa in sé e per sé: uno così—se posso esprimermi in maniera franca, ed anche un po’ screanzata …, lo so—non può permettersi questo lusso neppure se vuole. Glielo vietano tante di quelle considerazioni che ci vorrebbe un saggio, e non un post, per riassumerle e spiegarle.
 
Comunque, a mo’ di anticipo di quell’eventuale saggio, copio/incollo qui, per intero, l’articolo che si legge oggi sul Corriere della Sera e che riporta alcune reazioni all’annuncio. Tra queste, veramente, ve ne sono alcune che remano contro (quelle di un prodiano, di un leghista e dell’ineffabile Violante), ma sono talmente “folcloristiche” che mi sembrerebbe fare un torto alla statura del personaggio a espungerle dal contesto.   
 
—– 
 
[Dal Corriere della Sera del 28 dicembre 2005]
ROMA – Renzo Lusetti inarca il sopracciglio: «Non lo farà, lo dice ma non lo farà». Seduto su un divanetto del Transatlantico, il deputato della Margherita legge attentamente l’intervista a Libero in cui il presidente emerito Francesco Cossiga conferma che dal primo gennaio darà l’addio alla scena pubblica. Una decisione già annunciata sei mesi fa, eppure Lusetti non è ancora convinto: «Ci conosciamo da molto tempo. E’ un animale politico vero e non riuscirà a domare la passione che lo anima. E poi il Paese non può fare a meno di tanta esperienza e saggezza». Sia chiaro, l’intenzione manifestata da Cossiga è seria ed autentica: «Però non riuscirà a vincere la sua natura», concorda il diesse Peppino Caldarola . Lui, almeno, lo auspica: «Gli elementi positivi della sua azione politica sono maggiori di quelli "distruttivi", perciò dovremmo essere tutti meno ingenerosi». A cominciare dalla sinistra: «Diciamo la verità, ci ha più volte tirato fuori dai guai, basti pensare al governo D’Alema. E da capo dello Stato pronunciò un discorso ad Edimburgo sottolineando che non si poteva restare ancorati al passato e che bisognava chiudere la stagione comunista. Temo che proprio lì iniziarono le sue disgrazie». Che Cossiga abbia contribuito al superamento della conventio ad excludendum verso gli eredi del Pci, lo riconosce pure Franco Giordano : «E’ vero, ruppe una preclusione ingiusta». Rifondazione non gli ha lesinato critiche, eppure ora non desidera la sua uscita di scena: «Sinceramente, spero non lo faccia. Ha uno spirito attento, intelligente e i suoi interventi non sono scontati».
Per cercare di fargli cambiare idea, Sandro Bondi ieri l’ha chiamato al telefono: «Il suo contributo, non solo politico ma anche morale e intellettuale, è molto importante in questa fase ed è indispensabile anche in futuro». «Mi auguro che ci ripensi – dice pure Ignazio La Russa -. Certe volte in lui prevale la conquista della scena, ma abbiamo bisogno degli stimoli e della saggezza di una persona libera da schemi». A sentire Francesco D’Onofrio , comunque, il mondo politico può stare tranquillo: «Cossiga ha posto dei limiti al suo "ritiro", spiegando che interverrà ugualmente se saranno messi a rischio la libertà e i valori etici o se il suo impegno politico sarà richiesto dal Papa e dai Vescovi. Tutte condizioni che si verificheranno presto», garantisce il capogruppo dei senatori Udc, forte di una lunga amicizia e consuetudine. «La mattina presto mi svegliava per annunciarmi le sue picconate! E’ il mio maestro politico».
Addio o arrivederci, in ogni caso qualcuno non se ne cruccia: «E’ la quarta volta che lo dice, non mi interessa», taglia corto Luciano Violante , mentre il prodiano Pierluigi Mantini sottolinea che «il suo contributo è scarso sul piano storico e senza prospettive su quello politico». Soprattutto, spiega, nella contesa col leader dell’Unione il senatore a vita è uscito perdente: «L’Ulivo si sta affermando, lui invece continua ad essere nostalgicamente attaccato alle vecchie culture politiche». Rocco Buttiglione , spesso destinatario degli strali di Cossiga (disse di voler andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela per chiedere la grazia che il centrista non venisse nominato ministro degli Esteri), preferisce tacere: «Non mi ci fate litigare di nuovo!», esclama allargando le braccia e il sorriso. Il leghista Francesco Moro , invece, è assai loquace: «E’ solo un’altra picconata per far parlare di sé. Comunque non è che finora abbia combinato granché e se davvero vuole ritirarsi, allora rinunci a tutti i privilegi degli ex Capi di Stato».
Di Livia Michilli © Corriere della Sera

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