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Poteri (e saperi) forti


Traggo spunto da un articolo del Corriere di oggi per un rapido aggiornamento sulle vicende politico-finanziarie. Dunque, Angela Frenda segnala una singolare coincidenza: Claudio Rinaldi, Alberto Statera e Marco Travaglio—rispettivamente su Espresso, Repubblica e Unità—hanno attaccato contemporaneamente, e in maniera molto dura, i ds sul caso Unipol. La loro colpa? Accreditare la tesi di un complotto dei «poteri forti» contro il partito. Mi soffermo solo sull’ultimo dei tre, il quale (su l’Unità) ha espresso questi interessanti concetti:
 
Dai Ds si levano molte voci che occhieggiano alla stessa tesi: se il Corrierone sta informando così compiutamente i suoi lettori sugli ultimi scandali non è perché i suoi cronisti (gli stessi che narrano da anni le malefatte di Berlusconi e Previti) sono bravi, ma perché sono imbeccati dai poteri forti che cospirerebbero con i pm contro la scalata Unipol-Bnl, già benedetta da Fazio.
 
Orbene, per Travaglio questa tesi avvicina fatalmente i Ds ai ciellini e a personaggi odiatissimi dalla sinistra, vale a dire Craxi e Berlusconi, oltre che Tatarella). Fu Craxi, nel ’93, ad evocare per primo i «poteri forti», e questo soltanto per “convincere la Camera a salvarlo dai processi.” Poi arrivò Berlusconi “che da subito cominciò a tuonare contro i poteri forti, tutti schierati a sinistra. Anche nel ’94, quando il suo governo era già cotto. Di chi era la colpa? Dei poteri forti.” A Berlusconi diede manforte il vicepremier Pinuccio Tatarella, che parlò in un’intervista alla Stampa di “uomini invisibili che remavano contro il governo.”

L’impressione che personalmente ricavo da questa lettura—impressione che suppongo sia molto vicina a quella della maggior parte di coloro che guardano le cose con occhi “profani,” non sapendo nulla, appunto, di poteri forti ma intuendo che c’è qualcuno, a questo mondo, che inevitabilmente può molto e qualcun altro che può poco—è che Travaglio sia uno che sa molte cose, ad esempio che parlare di poteri forti è sconveniente.

Ma perché sarebbe sconveniente? Perché, semplicemente, (i poteri forti) non ci sono? Oppure perché, anche se ci sono, (stavolta) non c’entrano? E’ chiaro che lui conosce la risposta, dal momento che non può ritenere che il fatto che di certe cose abbiano parlato Craxi e Berlusconi sia motivo sufficiente per destituire di qualsiasi fondamento una tesi che, tra l’altro, oggi torna a galla proprio per iniziativa degli avversari più accaniti di quei due signori.

Ma se lui sa, come appare chiaro, sarebbe interessante capire anche che cosa sa. Sul come possa essere venuto in possesso di un sapere che a noi difetta, invece, potremmo forse fargli grazia di chiedergli spiegazioni, dal momento che il Nostro, oltre che sull’Unità, scrive su Repubblica, che, sempre secondo i complottisti, sarebbe una parte non trascurabile dei poteri forti di cui si discetta. (Attenzione, ho detto "forse," infatti non vorrei passare per uno di quelli che avvalorano la vituperatissima tesi.)

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