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Ma allora esistono …


Ancora sui «poteri forti», ma stavolta lasciando la parola a un editoriale del Riformista (consultabile online solo dagli abbonati) che sembra scritto apposta per coloro i quali sono soliti battersi il petto e riconoscersi del tutto inadeguati non dico a parlarne ma a capirci qualcosa. Con una piacevole sorpresa: che quel minimo di buon senso al quale solitamente qui ci si affida per affrontare siffatti argomenti viene incoraggiato e quasi premiato suffragando impressioni miseramente generiche e approssimative.
 
Sì, nel precedente post mi affannavo a cercar di trasmettere qualche dubbio a proposito dei “negazionisti”—se posso esprimermi così—, cioè di chi vuol lasciar intendere che di poteri siffatti non è il caso di parlare, e che chi ne parla commette un grossolano errore, oppure lo fa furbescamente e cose del genere.
 
Ebbene, ecco una puntualizzazione che sgombra il campo da un bel po’ di equivoci:
 
Questa definizione, «poteri forti», ha da anni conquistato il linguaggio politico in Italia. Con essa si intende un po’ tutto, una gran varietà di «poteri»: magistratura, industriali, finanza, establishment, editori e rispettivi giornali. Chiunque cioè abbia potere di influenzare la politica e l’opinione pubblica. In realtà, ogni democrazia ha i suoi poteri forti, e in ogni democrazia questi poteri possono avere una fortissima influenza sulla vita pubblica. In Gran Bretagna, madre di tutte le democrazie, il sostegno dell’editore Murdoch e del suo Sun è essenziale per vincere le elezioni, e Blair lo ha pagato politicamente introducendo robuste dosi di euroscetticismo nel suo programma. In Usa esistono certamente un complesso industrial-militare, un’industria petrolifera, un sindacato e una stampa molto aggressiva in grado di avere un leverage nelle decisioni di chi pure viene ritenuto l’uomo più potente del mondo, il presidente della superpotenza.
[Il grassetto è mio]
 
Il ragionamento mi sembra veramente molto chiaro e intellettualmente onesto. L’editoriale, però, prosegue con un «dunque» che, ad esser sinceri, sembrerebbe sfuggito dalla penna dell’editorialista, buttato lì più per caso che in obbedienza ad una consequenzialità logica:
 
Accusare dunque di ogni disgrazia, scivolata, inciampo, i «poteri forti», è da parte dei politici alquanto infantile.
 
Sia ben chiaro, non voglio dire che i politici fanno bene ad accusare di ogni sciagura i poteri forti, dico solo che quel dunque è di troppo, perché il presunto “infantilismo” di chi accusa non discende automaticamente da quanto è stato affermato un attimo prima (come del resto non ne discende neppure la "maturità" di chi si comporta in maniera opposta, cioè non accusando affatto i poteri forti).
 
Ma basta andare un po’ più avanti per ritrovare il bandolo della matassa e veder chiarito un punto fondamentale (e stavolta c’è un dunque molto ben impiegato):
 
Il problema dunque non è che questi poteri extrapolitici sono «forti», ma che essi sono «irresponsabili», nel senso inglese del termine: non accountable. Essi cioè non si sottopongono a scadenze fissate per legge al giudizio degli elettori, non sono espressione della sovranità popolare, né potrebbero esserlo, perché non dispongono del potere legislativo. Svolgono però funzioni di controllo e di critica di grande forza. Ed è del tutto vero che nella cosiddetta post-democrazia questi poteri sono diventati anche più importanti e pervasivi che in passato. Ma la ragione per cui questo è accaduto è che il potere legislativo si è indebolito. Qui vale il detto: «chi è causa del suo mal pianga se stesso».
[Anche stavolta il grassetto è mio]
 
Da qui in avanti si va in discesa, con una serie di considerazioni che mi sembrano assolutamente condivisibili.
 
 
Il cuore di questo indebolimento è infatti nel declino dei parlamenti come luogo centrale della decisione politica. Più i leader trattano le Camere come bivacchi di peones, riducono o umiliano la libertà del singolo parlamentare imponendogli vincoli di mandato, più sono le segreterie dei partiti a decidere chi viene eletto e chi no, più i politici cercano un rapporto diretto con il popolo non più mediato dai partiti e del parlamento, e più la politica diventa debole nel confronto con gli altri poteri. La vicenda della legge sul risparmio, delle banche e di Fazio è stato il momento più basso dell’indebolimento della politica e del parlamento nel nostro paese.
E’ di fronte a questa umiliazione della politica che i poteri irresponsabili assumono funzioni che in una democrazia perfetta non sarebbero propri. E’ quando il cittadino non si fida più della politica che si fida di più dei magistrati o dei giornali o degli imprenditori. In Italia l’uomo che ha più di tutti contribuito a questo indebolimento della politica e del parlamento è stato Silvio Berlusconi. E’ quasi una nemesi storica che sia lui il primo a lamentarsene.

 
Categorie:interni
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