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Chi si salva da Salvati?


La tenacia di Michele Salvati nel proseguire l’opera di persuasione a favore del partito democratico è ormai proverbiale. Quindi la riflessione proposta oggi sul Corriere della Sera—appunto l’ennesima e, come al solito, molto ben argomentata perorazione—non coglie nessuno di sorpresa.
 
Non per questo, ben inteso, l’intervento è privo di interesse. Anzi, data delicatezza del momento, con il suo partito al centro di una bufera giudiziaria (e politica, morale, psicologica, ecc.), l’interesse persino maggiore. Parlare di partito democratico adesso, come accennavo qualche post fa, può infatti sembrare poco fair se a prendere l’iniziativa è un non ds, mentre se a sollevare la questione è uno dei loro la cosa può sembrare, ed in un certo senso è, effettivamente, un errore o un’ingenuità, come lo stesso Salvati spiega bene nel passaggio del suo ragionamento (all’inizio dell’articolo) in cui fornisce una giustificazione ai ds per aver eluso la questione mercoledì scorso in Direzione nazionale:
 
 
Aggrediti come partito sulla questione Unipol, era difficile per i Ds non rispondere come partito, e questo hanno fatto nella riunione della Direzione di mercoledì scorso. Spazio per riconfermare l’impegno alla fusione delle forze riformistiche in un Partito democratico non è stato trovato: insistere troppo su questo tema, forse così si è pensato, oltre a irritare le sinistre interne poteva essere inteso come un’ammissione di debolezza e di colpa, come se ci fosse il bisogno di cambiar pelle per difendere un onore che non poteva essere difeso nella pelle vecchia.
 
Benissimo, dunque, argomenta Salvati, “l’onore è stato difeso nella pelle vecchia.” E tuttavia il professore, dopo aver concesso l’attimo di tregua che riteneva doveroso concedere, non molla la presa, e prosegue così:
 
Ma della pelle nuova c’è bisogno, e per tutt’altri motivi, non per nascondersi dietro un riparo, ma per attaccare con maggior forza.
 
Il ragionamento prosegue con considerazioni di merito—che lascio alla curiosità dei lettori più esigenti—sicuramente stimolanti, tra le quali segnalo un perfido accenno a “capitani coraggiosi” che, ahinoi, al momento giusto “non c’erano” oppure “erano distratti.” Sì, avete letto bene, ha detto proprio “capitani coraggiosi” … non so se mi spiego! Voi l’avreste mai fatto capace, il professore, di un’ironia così corrosiva, buttata lì come per caso e del tutto ingenuamente?

Categorie:interni
  1. 17 gennaio, 2006 alle 12:19

    Sai già chi votare, Rob?

  2. 17 gennaio, 2006 alle 12:28

    Onestamente no, caro Ernie. Prendo in considerazione anche un’astensione (non sarebbe la prima volta). E tu?

  3. 17 gennaio, 2006 alle 18:39

    erano distratti e adesso sono distrutti…Questa volta voterò turandomi il naso….Ciao Rob. Alain

  4. 18 gennaio, 2006 alle 9:55

    Mi fiderò dei tuoi dubbi, strada facendo. Non lo so, davvero non lo so.
    ernie

  5. 18 gennaio, 2006 alle 13:32

    Allora stai fresco, Ernie …, ma grazie per la fiducia!

    Alain, io mi sono stufato di votare turandomi il naso: vivere in apnea non è il massimo, dopo tutto.

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