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Wikipedia: meglio andarci piano


Quello che penso di Wikipedia si trova qui (Umberto Eco, “La bustina di Minerva” sull’Espresso di questa settimana), grazie all’ottimo Walter di Foglie d’Erba.

  1. 19 gennaio, 2006 alle 9:57

    Sono piuttosto d’accordo. Inoltre secondo me c’è anche un altro problema, non so quanto teorico e quanto no. Anche dove i dibattiti sulle definizioni sono più caldi, e quindi c’è più controllo, ci sono rischi: il maggiore è quello di ridurre eccessivamente la definizione ad un minimo comun denominatore accettabile da tutti ma incapace di dare vera informazione. L’alternativa è una ridondanza di definizioni che un po’ limita la leggibilità e la coerenza interna.
    Comunque Wikipedia è uno strumento ormai indispensabile per avere una prima idea su un autore od un concetto. Spiace che l’italiano abbia ripetto all’inglese così poche voci.

  2. 19 gennaio, 2006 alle 11:28

    Grazie per il link!
    Concordo con Frinarelli sul fatto che “Wikipedia è uno strumento ormai indispensabile per avere una prima idea su un autore od un concetto”. Purché, appunto, si tratti soltanto di “una prima idea”, anche se la fretta, qualche volta, può giocare brutti scherzi. Saluti
    w.

  3. avy
    19 gennaio, 2006 alle 14:32

    caro windrose, ha ragione eco, ma pure l’enciclopedia allegata al corriere della sera, o quella di repubblica, o diversi giornalisti incappano negli errori (come mauro della porta raffo insegna).

    in occasione del sub sbranato da uno squalo bianco a piombino nell’89, su ogni giornale si descriveva l’animale in un modo diverso, chi lungo fino a 6 metri e chi fino a 9, chi gli attribuiva un fegato grande così e chi molto di più, persino il nome scientifico su alcuni giornali era carcharOdon carcharias e su altri carcharAdon carcharias. %-)

  4. 19 gennaio, 2006 alle 17:02

    Francesco, sono d’accordo con te sulla ridondanza, ma temo che questo sia un problema insolubile, nel senso che non possono esserci regole, ma solo l’intelligenza e il buon senso di chi scrive.

    Avy, senza dubbio è come dici, ma c’è modo e modo: c’è una “gerarchia dell’errore”, se parliamo di enciclopedie. Mentre, se parliamo di giornali, il discorso diventa un abisso senza fondo … e gli esempi si sprecano.

    Walter: il punto, secondo me, è proprio quello di utilizzare con molte cautele e solo in fase iniziale Wikipedia. Diciamo anche un’altra cosa: si capisce quasi subito se chi ha compilato la voce è uno affidabile–io in genere faccio riferimento solo quando l’impressione è “ottima”, però ci si può sbagliare lo stesso. L’importante è saperlo, essere consapevoli che lo strumento è “incerto”.

  5. anonimo
    20 gennaio, 2006 alle 13:11

    In realtà il disprezzo di certi autori per le notizi su internet nasce solo dal fatto di non poter più pontificare dalle colonne di un giornale ( si diceva prima di internet ‘è vero, l’ho letto sul giornale’, o ‘l’ha detto la TV’) senza tema di smentite. La libertà fa paura e non è detto che l’informazione libera e non controllata reperibile su internet sia più di parte e meno attendibile di quella di giornali e TV che rendono conto a padroni.

  6. 20 gennaio, 2006 alle 21:47

    Ma certo, garanzie non ce ne sono mai e la libertà fa paura a molti, però un conto è l’errore o la partigianeria in cui può incorrere un critico letterario, un filosofo, uno scienziato, ecc., un altro sono gli errori in cui possono incappare degli autentici sprovveduti, convinti però di non esserlo e dunque autolegittimati ad emettere sentenze. A me Wikipedia può andar bene, ma con le riserve che ho già espresso, E’ pur sempre un fatto di libertà, ma non devono esserne sottovalutati i limiti obiettivi.

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