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Cina: si arrende anche Google (updated)


A distanza di pochi giorni dall’ultima volta, tocca ci tornare sul tema delle censure imposte dalla Cina—stavolta con la complicità di Google—alla blogosfera di sua competenza. Come al solito Vita.it è arrivata prima degli altri, almeno per quanto riguarda l’informazione in lingua italiana, con questo articolo, datato 25 gennaio, da cui si apprende che
 
[è] stato un esordio preceduto e seguito da polemiche quello di oggi della nuova versione cinese del portale Google, il motore di ricerca internet più usato del pianeta.
La "variante mandarina" del popolare sistema è stata adattata alle stringenti richieste di Pechino e censura i collegamenti a pagine con contenuti sgraditi al regime.
[…]
Ricerche sul Dalai Lama, esiliato dal Tibet occupato dalla Cina, sull’indipendenza di Taiwan su termini come ‘democrazia’ o ‘diritti umani’ o sulla setta religiosa vietata dalle autorità cinesi Falun Gong, nella maggior parte dei casi i risultati sono siti controllati direttamente da enti governativi cinesi.
 
Oggi, comunque, ci sono arrivati anche il Corriere della Sera  e La Stampa (a pagamento)
 
Scrive tra l’altro il Corriere:
 
L’indipendenza di Taiwan? Il massacro di Tienanmen? Il Dalai Lama, esiliato dal Tibet occupato? Il movimento spirituale Falun Gong vietato dalle autorità di Pechino? Semplicemente non esistono. Non almeno per gli utenti cinesi che cercheranno queste, e tante altre, parole chiave sul motore di ricerca più famoso del mondo. Anche Google, emblema della libertà su internet, difesa non più di una settimana fa in America contro l’amministrazione Bush, ha piegato la testa. Spiacenti: democrazia e libertà sono belle parole, ma il business è business.
[…]
Così, ai cinesi viene consegnato un motore di ricerca pieno di buchi: inutile cercare critiche al partito comunista, termini come «democrazia» o «diritti umani». Migliaia di pagine web saranno cancellate, come non fossero mai esistite. Dal portale saranno esclusi anche i servizi ritenuti a rischio-dissidenti: niente email, niente chat, niente forum e blog. Unica concessione, sbandierata come ultimo tentativo di salvare la faccia e un minimo di onestà intellettuale: il motore di ricerca americano potrà aggiungere una nota per avvertire gli utenti che alcuni risultati sono stati rimossi.
 
 
L’articolo, a firma di Marco Pratellesi, riferisce anche della (purtroppo vana) protesta del portavoce di Reporters sans frontières—di cui, per altro, rende conto anche Vitta.it nell’articolo già citato—e spiega, qualora ci fosse qualcuno che non l’avesse ancora capito, che alla base di tutto c’è la constatazione che il mercato cinese (111 milioni di internauti) è diventato troppo importante per rimanere esclusi. Come si sa, la libertà di informazione, espressione, ecc., sono grandi ideali, ma gli affari sono affari …. Già, dev’essere proprio così. Tuttavia, mi permetterei di suggerire comprensione per chi, a questo punto, dovesse rifiutarsi di sentir ragioni e si mettesse in testa che anche Google, dopo Yahoo!, si dovrebbe vergognare. Sono soltanto fissazioni, roba innocua, mica chissà che cosa.

UPDATE (ORE 16:50)

Come da commento: sull’altro blog di Enzo Reale (l’ottimo Cina e dintorni), per chi vuol capire di più e meglio le vicende di cui al post, una rapida rassegna dei blogs che se ne stanno occupando.

Categorie:blogosfera, esteri
  1. 26 gennaio, 2006 alle 10:35

    Miao miao….

    Venite tutti a trovarmi?!

    Un sorriso enigmatico

    Lo Stregatto

  2. 26 gennaio, 2006 alle 11:22

    L’informazione in lingua italiana la fanno anche i blog:

    http://cinaedintorni.blogosfere.it/2006/01/le_parole_che_n.html

    Ciao.

    🙂

    Enzo

  3. 26 gennaio, 2006 alle 12:27

    Ottimo! Grazie per la segnalazione. Appena posso vedo di fare un update al post. Ciao

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