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'L’amor che move il sole e l’altre stelle'

Sono un po’ latitante da qualche giorno, lo so. Non è che sono in una fase di ripiegamento sul privato, però. Come ho già accennato in un commento di due post fa, sono stato e sono ancora alle prese con problemi informatici. Niente di grave, ma ci vuole un certo impegno e una quantità di tempo esagerata: chi non sa che quando si è alle prese con problemi di software le ore sembrano minuti e le giornate volano senza che ci se ne renda conto?
 
Comunque, tra una spasmodica ricerca di drivers in rete e uno smanettamento instancabile (ma fortunatamente non sempre vano), ieri sera ho parzialmente seguito la puntata di Porta a Porta dedicata all’enciclica papale. C’era Vittorio Messori, e questo bastava a tenermi lontano dal monitor. Anche perché è lui quello che ha scritto (Corriere della Sera di giovedì 26) l’articolo di gran lunga più utile e interessante sull’enciclica, un autentico capolavoro di recensione, che coniugava sintesi e rigore, testa e cuore, efficacia espositiva e finezza interpretativa. Come potevo perderla? Non mi soffermo sulle banalità che ho sentito da qualche altro ospite. Messori, in ogni caso, ha fatto egregiamente la sua parte, anche se quando scrive è un’altra cosa, a differenza, per dire, di Massimo Cacciari (cera anche lui).
 
Niente, allora, dico solo: chi non l’ha letto se lo legga adesso, cogliendo l’opportunità che magnanimamente gli offro (non occorre ringraziare, è un dovere e un piacere). Una postilla: le due sole cose che mi hanno colpito veramente nella trasmissione, che però, ripeto, non ho visto per intero, sono state:
a)     la performance di Giorgio Albertazzi: V canto dell’Inferno (Paolo e Francesca, da spellarsi le mani per applaudirlo) e XXXIII canto del Paradiso (“l’amor che move il sole e l’altre stelle”);
b)      la notizia, buttata lì en passant dall’impagabile Vittorio Messori, che “nell’enciclica non c’è niente di nuovo.” Chi altro poteva permettersi di dire questa semplice verità senza che potesse in alcun modo suonare come una diminutio—al contrario!—nei confronti di un evento che di straordinario ha proprio la capacità di riproporre nella sua integralità e "semplicità" il messaggio di sempre, la Buona Novella annunciata agli uomini di ogni epoca?
 
 
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Categorie:culture autoctone
  1. 31 gennaio, 2006 alle 23:33

    Faccio lo sborone e dico che anch’io avevo scritto la stessa cosa di Messori, e cioè che non c’è niente di nuovo nel contenuto, mentre nella forma un po’ sì.

  2. 31 gennaio, 2006 alle 23:55

    E’ una candidatura a vice-Messori? 😉

  3. 1 febbraio, 2006 alle 9:28

    Ma io sono un fan di Giorgio Israel…

  4. 1 febbraio, 2006 alle 9:40

    Vabbè, adesso perché va di moda leggere il mondo attraverso la Kabbalah

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