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Dialoghi post-secolari


Tra i “Documenti”, oggi il Corriere della Sera offre un estratto di un libro che esce domani: Dialoghi post-secolari, per i tipi di Reset-Marsilio, in cui Giuliano Amato e Vincenzo Paglia (vescovo di Terni, Narni, Amelia) discutono di etica, religione e modernità. Al centro della discussione anche le differenze Europa-USA in materia di rapporto tra fede e politica.
 
Sicuramente, al di là delle diverse sottolineature, il dialogo funziona egregiamente. Un paio di passaggi a titolo esemplificativo.
 
Monsignor Paglia:
 
Per ciò che concerne il rapporto tra modernità ed etica sarebbe ingenuo identificare la modernità con il progresso o scambiare scelte drammatiche trasformandole in valore. Certamente, se una società per dirsi moderna deve ritenere un valore l’aborto o l’eutanasia, essa percorre a mio avviso strade che calpestano quella dignità dell’uomo che pure si dice di voler difendere.
[…]
[S]i può dire che in Europa e in Italia siano cresciute contemporaneamente sia la dimensione religiosa che quella secolare. Può apparire un fenomeno anche contraddittorio e, lo ribadisco ancora una volta, va evitata ogni scontata e pericolosa contrapposizione per favorire invece un comune impegno tra fede e ragione per contrastare la deriva nichilista che già Nietzsche prevedeva […]. Un nuovo raccordo tra cristianesimo e razionalità occidentale anche nel nostro Paese porta vantaggio ad ambedue ed evita derive fondamentaliste da una parte e relativiste dall’altra».

Giuliano Amato:
 
[F]orse è anche dubitabile che il corso della nostra società vada in progressione verso una crescente accettazione di tutto ciò che viene ricondotto alla secolarizzazione, dall’aborto al divorzio, all’eutanasia. Quando la secolarizzazione ebbe inizio, vi fu una forma di indubbia rivolta nei confronti di valori che parvero figli di imposizioni di una società arcaica. E non a caso a essi si contrapposero dei diritti tendenzialmente assoluti all’esatto contrario. Nel tempo sembra esserci un’immutata insofferenza verso prescrizioni troppo limitative delle scelte di vita di ciascuno, ma c’è anche un ritorno al senso profondo dei valori che le avevano ispirate.
[…]
Non c’è dubbio che una maturazione stia intervenendo. Posso infatti ubriacarmi della mia nuova libertà, ma dopo un po’ ciò che prima mi era vietato lo avverto sempre più dentro me stesso, come una mia responsabilità. Ed è questo, in effetti, il senso più profondo della libertà.
 
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Categorie:culture autoctone
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