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Siamo tutti torinesi


Sergio Chiamparino e, dietro di lui, il campione olimpico di Roma 1960 Livio Berruti (Ansa)Comincia così l’intervista di Aldo Cazzullo a Sergio Chiamparino, sindaco di Torino:
 
I no global, i no Olimpiadi, i no Tav, Caruso e forse lo stesso Bertinotti non hanno idea del guaio in cui si sono cacciati, mettendosi contro un vecchio comunista torinese riconvertito in liberal.
 
In effetti quello che emerge dalla chiacchierata conferma la profezia. Prendiamo un passaggio a caso… (vabbè, non proprio):
 
«Ha ragione Sergio Romano, nel suo editoriale sul Corriere – dice Chiamparino, un occhio alla piazza dove la gente balla e canta, un altro al fuoco sacro -. Chiedere aiuto a Bertinotti non è umiliante; è inutile. Bertinotti non vuole e non può aiutarci. Come fai a contare su uno che candida Caruso? Devi arrangiarti da solo. Io ho fatto così nel 2001, quando al ballottaggio ho rifiutato l’apparentamento con Rifondazione, e l’ho rifatto adesso. Non si può tenere insieme tutto, avere la botte piena e la moglie ubriaca: la sinistra riformista deve scegliere, e poi tenere botta.»
 
Ora, il punto è che, se ci spostiamo a Roma, una scelta (a proposito di ciò di cui parla il Chiampa) è stata fatta, ma va esattamente nella direzione opposta a quella auspicata. Malheureusement—così mi pare che si dica sotto la Mole.

Categorie:interni, luoghi
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