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Quella saggia pazzia che manca alla sinistra …

Se è vero che c’è una ripresa del centrodestra nei sondaggi, la “pervasività” di Berlusconi—la felice, nonché ammirata (sia pur ironicamente) espressione è di Massimo D’Alema, a Matrix ieri sera—non è certo ininfluente rispetto al fenomeno, ma la controparte deve saperne anch’essa qualcosa. Ne fanno fede le deliranti e “criminali” sparate—stavolta la paternità dell’espressione, altrettanto azzeccata, è di Gianfranco Fini, sempre ieri sera, sempre a Matrix—di due candidati di Rifondazione,  Ferrando e Caruso.
 
Ferrando, in particolare, si era lasciato andare in un’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera e sui cui contenuti non voglio aggiungere altro dopo la (sacrosanta) sferzata finiana. Magnifico, vero, per uno che si ritiene un riformista come lo scrivente, doversi trovare perfettamente d’accordo con il leader del partito più a destra dello schieramento di centrodestra? Sarà un’altra, la più insignificante, delle tante anomalie italiane… che devo dire?

 
Forse ha ragione D’Alema, che, sempre da Mentana, ha ipotizzato che il Ferrando sia una specie di quinta colonna del ”nemico” che gioca a far perdere l’Unione (“Ma questo chi lo ha mandato?”), ma ad un certo punto si potrebbe obiettare, con le parole dell’”infiltrato,” che lui, il Ferrando, sono quindici anni che dice queste cose: «Ho scritto valanghe di documenti. Leggetevi quelli». Del resto, assicura l’intervistatore, basta cliccare su Wikipedia e dare un’occhiata alla voce Marco Ferrando. E che, come se non bastasse, il 41% di Rifondazione, non solo lui, critica il metodo non-violento, ecc., ecc.—il che, tradotto in italiano, vuol dire che a Nassiriya … (taglio, ché la nausea è in agguato). 
 
Oggi si è saputo che Bertinotti ha definito «incompatibile» la posizione di Ferrando con la dirigenza del partito, di fatto preannunciando una assai probabile “cacciata” di Ferrando dalle liste. Ottimo. Bertinotti, del resto, avrà le sue idee, ma la definizione finiana non gli si addice. A lui, oserei dire, si può “perdonare” tutto (per dire, anche il “ritiro immediato” delle truppe dall’Iraq, anche lo sgambetto sul TAV, e pure Luxuria, via), perché è davvero un pacifista e un idealista: io lo ammiro, pur nel più totale dissenso. Un momento, tutto meno una cosa: di avere alle spalle un partito che al 41% la pensa come Ferrando. No, questo proprio non posso perdonarglielo. E da quella via potrei capire anche quelli che, di cultura e formazione riformista, non possono perdonare a Prodi di avere alle spalle una coalizione che ha dentro di sé un partito (del 7%, mica bruscolini) che per il 41% è formato da Carusi e Ferrandi. E mi taccio (a fatica) sui Pecoraro Scanio, sui Cento e sui Diliberto, ché altrimenti dico più di quel che al momento non sia intenzionato a dire (domani chissà).
 
Povero D’Alema, povero Fassino. L’Unipol e compagnia bella (si fa per dire) non è il loro vero tallone di Achille. Se soltanto avessero avuto la saggia pazzia di fare a livello nazionale quel che il Chiampa ha fatto a Torino con Rifondazione: nessun “apparentamento.” Siamo sicuri che sarebbe stata una scelta perdente? E inoltre: siamo sicuri che «vincere» sia davvero tutto nella vita? Una volta criticavamo gli estremisti per la loro incapacità di fare squadra e di vincere, e questo in odio ai compromessi con il nemico di classe, oggi mi tocca rimpiangere quella “malattia infantile” che, dopotutto, aveva una sua nobiltà e una sua eleganza. E’ l’estremismo dei riformisti ciò di cui si avverte sempre di più la mancanza. E al diavolo chi detesta gli ossimori.   

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Categorie:interni
  1. 14 febbraio, 2006 alle 22:28

    la sinistra ha l’arte dalla sua parte: è può vincere quando vuole…… ^_^

  2. 15 febbraio, 2006 alle 14:54

    Da riformista, ti pongo una domanda “scandalosa”: ammesso che Prodi ha alle spalle un partito al 7% vicino (al 40%!!) ai Ferrando e ai Caruso; ammesso che lo stesso Bertinotti ha posizioni (politica estera, grandi opere, immigrazione) difficilmente conciliabili con quelle dell’ala riformista; ammesso infine che l’ala rosso-verde è incapace di guidare il Paese verso il progresso – quindi verso le riforme – e che de facto rema contro la direzione di Ds e Margherita… Ammesso tutto questo, per il Paese non è meglio che vinca uno schieramento sputtanato, poco capace, ma tuttavia più compatto e unito sulle grandi questioni? Insomma, Berlusconi, che è dannoso, è senz’altro meno dannoso del Prodi schiavo degli estremisti?

    Ciao

  3. 15 febbraio, 2006 alle 15:42

    A dire il vero penso che la tua domanda non sia affatto “scandalosa.”

    Tanto per cominciare almeno la metà (ma credo molti di più) di quelli che un tempo militavano insieme a me nel partito craxiano militano oggi nella CdL (leggi FI) o si limitano a votarla.

    Dunque, nulla di strano. Io, come ho già detto varie volte, deciderò solo all’ultimo se e, nel caso, per chi votare.

    Ciao

  4. 15 febbraio, 2006 alle 22:03

    Scandalosa perché la leggenda vuole che Berlusconi abbia distrutto il Paese. Su questo pare siano tutti d’accordo, a sinistra, compresi i riformisa. Io credo abbia fatto poco e non bene, tuttavia non vedo un’Italia più allo sbando di quanto lo fosse cinque anni fa. Però mi ricordo come sono stati i cinque anni del centrosinistra, tre Governi, Bertinotti… e temo.
    Poi guardao le coalizioni: Caruso, Borghezio, fascisti, trotskisti, noglobal, antisemiti. Che fare? Mi associo: “deciderò solo all’ultimo se, e nel caso, per chi votare”.

    Saluti

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