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Islam: un mondo statico e autoreferenziale


Un gesuita, Samir Khalil Samir, docente alla Saint Joseph University di Beirut e al Pontificio Istituto Orientale di Roma, nonché profondo conoscitore di ciò che si muove nella umma islamica, spiega in un’intervista ad Avvenire perché «nei Paesi islamici la gente è facilmente condizionabile dalle parole d’ordine dei radicali.» Tutto comincia a scuola e in famiglia:
 
«A scuola i metodi d’insegnamento sono basati sulla ripetizione e sulla memorizzazione piuttosto che sull’argomentazione logica. In famiglia l’obbedienza che i genitori esigono dai figli non è accompagnata quasi mai dall’offerta di motivazioni ma piuttosto da imposizioni, anche violente. E sotto il profilo strettamente religioso, il Corano viene imparato a memoria e applicato in maniera meccanicistica e letterale, con una convinzione: visto che il testo sarebbe stato trasmesso direttamente da Dio a Maometto, esso contiene già tutto quanto serve per vivere e non è ammesso l’utilizzo di alcuna categoria interpretativa. E se qualcuno fa notare che – rispetto ai principi contenuti nel libro sacro e agli hadith (i detti attribuiti al Profeta, l’altra grande fonte della tradizione islamica) – bisogna sforzarsi di cercare l’applicazione più adeguata alla realtà attuale, viene accusato di essere un traditore dello spirito più autentico dell’islam e additato alla pubblica riprovazione, fino all’accusa di apostasia. Il risultato è un mondo statico, autoreferenziale, timoroso di confrontarsi con la modernità. La quale viene vissuta come qualcosa che mette in pericolo la conservazione della "vera religione"».
 
Cose che, almeno in buona parte, sono già ben note, ma Samir riesce ad analizzare e rendere intelligibile la situazione in maniera molto lucida ed efficace. In più indica qualche strategia per far sì che qualcosa possa cambiare. Lettura sicuramente istruttiva.

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  1. 18 febbraio, 2006 alle 15:45

    Di Samir avevo letto velocemente “100 domande sull’Islam”, che spiega in maniera molto chiara molti aspetti della religione musulmana – le donne, l’interpretazione letterale del corano, la concezione della politica, etc. E’ un libro abbastanza piccolo ma molto utile.

  2. anonimo
    20 febbraio, 2006 alle 13:02

    In Egitto molte delle famiglie più abbienti affidano l’istruzione dei propri figli alle scuole cristiane (cattoliche, in particolare), perché privilegiano l’argomentazione logica e garantiscono una visione più ampia del mondo.

    Minerva

  3. 20 febbraio, 2006 alle 21:02

    Mica scemi, gli egiziani … 😉

  4. anonimo
    20 febbraio, 2006 alle 22:19

    Per niente scemi 🙂 perchè, oltre ad apprezzare il tipo di educazione offerto dalle scuole cristiane, sanno che la preparazione dei propri rampolli sarà tale da garantirne l’accesso all’università. Garanzia che la scuola pubblica egiziana non offre.
    Riguardo alle strategie indicate da Samir, mi pare difficile, se non impossibile, un’azione a livello educativo, del tipo auspicato dal professore gesuita, da parte dei regimi islamici. C’è poi la questione delle madrasse, cui è affidata l’educazione degli strati più poveri della popolazione. E, se non sbaglio, fra i terroristi vi sono anche giovani che hanno avuto un’istruzione di tipo occidentale.

    Minerva

  5. 20 febbraio, 2006 alle 23:33

    Temo che tu sia nel giusto, anche e soprattutto in considerazione dell’inconfutabilità dell’ultimo rilievo.

    D’altra parte, però, nonostante l’acume e la competenza, da Padre Samir non ci si può aspettare una spericolata difesa dell’approccio neocon alla questione, che, più che sui tempi lunghi della Chiesa e della Provvidenza, conta sull’efficacia di terapie un po’ meno elaborate … (che si tratti della riproposizione dell’etreno conflitto tra la spada e il pastorale?)

  6. anonimo
    21 febbraio, 2006 alle 1:48

    Eh sì, un gesuita neocon è una contradictio in termini 😉
    Certo, non ci si può aspettare che il conflitto si risolva a favore della spada. Non è sempre vero, però, basti pensare agli appelli di Giovanni Paolo II per l’intervento nei Balcani.

    Minerva

  7. 21 febbraio, 2006 alle 2:09

    Giusto, infatti Giovanni Paolo II è stato un papa per alcuni versi “medioevale,” nell’accezione che all’aggettivo avrebbe dato lui, ben inteso.

  8. anonimo
    21 febbraio, 2006 alle 22:15

    Mi pare che papa Ratzinger, invece, si discosti dalla linea tracciata da Giovanni Paolo II, che sarebbe stata più consona all’attuale momento storico. La recente presa di posizione contro la violenza e a difesa della reciprocità – temo sottintenda un ritorno ai tempi in cui gli onorevoli rimproveravano le signore scollacciate all’ombra del Cupolone – gli è valsa le lodi dei delusi dalla debole risposta europea alle proteste dei fanatici islamici, ma Benedetto XVI sembra confidare esclusivamente nella diplomazia.
    Ciao
    Minerva

  9. 21 febbraio, 2006 alle 23:51

    Non so, non mi pare di riuscire a vedere il nesso: perché il richiamo alla reciprocità (che mi pare sacrosanto) ti fa intravedere un ritorno ai tempi dei furori giovanilidi Oscar Luigi Scalfaro, lo schiaffeggiatore della povera signora con le spalle un tantino scoperte–al ristorante, eh, no per strada …?

  10. anonimo
    22 febbraio, 2006 alle 8:52

    Perchè temo che la reciprocità (sacrosanta, siamo d’accordo) di Ratzinger preveda un ritorno alle censure di un tempo, una limitazione della libertà di espressione. La reciprocità di Ratzinger vieterebbe le vignette sul profeta come quelle sulla Chiesa cattolica. La reciprocità, per come la intendo io, le consentirebbe entrambe. Anche se quelle sulla Chiesa cattolica urterebbero la mia sensibilità.

  11. 22 febbraio, 2006 alle 12:29

    Capito. Vedo che intendiamo la reciprocità allo stesso modo. Non cr3do, però, che il proposito di Ratzinger sia quello che tu paventi. E’ una persona troppo avveduta per commettere un simile errore, anche se indubbiamente è, in materia di religione, un conservatore.

    Inoltre, per un occidentale, anche se è il Papa, tutto questo baccano per delle vignette è un nonsenso. Sono ben altri i problemi che un cattolico conservatore avverte nel nostro tempo, i rischi di smarrimento totale di qualsiasi riferimento al sacro, ecc.

    Ciao

  12. anonimo
    22 febbraio, 2006 alle 17:21

    Proprio la necessità di arginare i rischi di cui parli potrebbe indurre la Chiesa al tentativo di ottenere una limitazione della libertà di espressione: riaffermare l’importanza del sacro anche impedendo tutte quelle manifestazioni della libertà di espressione che lo violino. E’ anche vero che in Italia la questione è meno sentita perchè c’è una vera e propria autocensura da parte dei media. Qui da noi non vengono proposte immagini o spettacoli decisamente offensivi e blasfemi, consentiti in altri Paesi.

    Minerva

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