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Gheddafi? Meglio dei sauditi!


Francesco Cossiga dice la sua sull’affaire Calderoli, e direi che il contributo alla discussione è davvero interessante. Per questo l’intervista che si legge sul Corriere di oggi (l’ho copiata/incollata qui) dovrebbe essere meditata da chiunque sia intenzionato a non farsi prendere la mano dalle polemiche anti-islamiche e cerchi di dare il giusto peso a tutti gli aspetti della questione.
 
Cossiga, innanzitutto, non assolve Calderoli, tutt’altro. Però …
 
«Non raccontiamoci storie, rifuggiamo dalle sciocchezze che si sono dette in questi giorni a proposito del gesto imprudente e inconsapevole dell’ex ministro Roberto Calderoli. Gli incidenti di Bengasi non sono stati provocati da una maglietta, ma da una precisa strategia degli integralisti islamici. Più esattamente dei Fratelli musulmani, che si sono infiltrati dall’Egitto. C’è un tentativo di destabilizzare la Libia […]».
 
Insomma, Fini ha ragione: dietro le violenze di Bengasi c’è una longa manus, c’è qualcuno che ha intenzione di mettere nei guai Gheddafi. Più precisamente,
 
«la rivolta è un segno del progetto di destabilizzazione della Libia, che segue la vittoria di Hamas in Palestina. Gli estremisti vogliono allargare la loro area d’influenza […]».
 
Ed ecco la conclusione logica del ragionamento: se le cose stanno così
 
«[…] è interesse dei Paesi occidentali e soprattutto dei Paesi del Mediterraneo, proteggere Gheddafi. Meglio, siccome si protegge da solo, è interesse sostenerlo politicamente».
 
Mi sembra che il discorso non faccia una piega. Quel che Cossiga non dice, ma forse è sottinteso, è che in realtà Calderoli non ha solo commesso un grave errore, ha anche una responsabilità: quella di aver fornito un pretesto perfetto agli estremisti, ai quali difficilmente sarebbe venuto in mente di devastare il consolato italiano di Bengasi se un ministro della Repubblica non avesse messo in scena la farsa della maglietta. Per il resto siamo perfettamente d’accordo.
 
Cossiga, comunque, non si è limitato a parlare della manifestazione di Bendasi e dei suoi mandanti. Ha allargato il discorso:
 
«[L]’Occidente vive di contraddizioni: sappiamo che l’estremismo islamico è guidato dall’Arabia Saudita, considerato Paese "moderato" solo perché è in affari con gli Stati Uniti. Lo sappiamo ma facciamo finta di niente».

Insomma: altro che Gheddafi! Infine una stoccata—e di quelle che lasciano il segno—per il centrosinistra. Quel vergognoso slogan che riecheggia nelle piazze durante le manifestazioni della sinistra radicale, quell’infame "dieci cento mille Nassiriya," ebbene, secondo Cossiga «non è incompatibile con il programma del centrosinistra». Ma come, chiede scandalizzato Francesco Verderami, se tutta l’Unione ha stigmatizzato l’episodio! Il Presidente emerito è conciliante: «Infatti non dico che l’Unione è d’accordo», ma un attimo dopo la gira così:
«[M]a quello slogan riflette in modo esasperato quanto c’è scritto nel programma di Prodi: quando si sostiene che i soldati italiani in Iraq sono una forza d’occupazione, e quando due sentenze della magistratura italiana legittimano la strage di Nassiriya come un’azione di resistenti…».

E’ triste, lo so, come sono consapevole che sto per dare un dispiacere a qualche Leftist che al momento si considera ancora un  lettore affezionato di WRH, ma sono costretto a sottoscrivere. E’ esattamente come dice Cossiga.

Categorie:esteri
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