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Anche a rischio di improvvisare (sul Corano nelle scuole)


Sul Corriere di oggi il sasso lanciato dal cardinal Martino viene raccolto, esaminato e “restituito al mittente” da due autorevoli e illuminati commentatori del giornale: Magdi Allam—che Allah lo protegga e lo benedica, oggi, domani e sempre!—ed Ernesto Galli della Loggia.
 
Scrive il primo:
 
Quale islam si insegnerebbe nelle scuole italiane? A chi verrebbe affidata la gestione di questi corsi? L’obiettivo è la conoscenza di una religione o l’affermazione di una «identità islamica» distinta dalla «identità italiana»? Se non si chiariscono questi concetti di fondo risulta arduo condividere il convincimento del cardinale Martino secondo cui «tutte le religioni sono di pace», nonché il suo ottimismo sul «dialogo e la libertà religiosa» quali strumenti per «evitare il fondamentalismo».
Chiariamo subito che l’islam è intrinsecamente e storicamente una realtà che si coniuga al plurale.
[…]
La ragione della pluralità è semplice: l’islam è una religione che si fonda sul rapporto diretto tra il fedele e Dio, non ha il sacerdote che funge da intermediario, non ha un clero che gestisce il culto, soprattutto non ha, non ha mai avuto né potrà mai avere un papa che incarnando i dogmi della fede assurge a unico capo spirituale e giuridico.
 
Segue una disamina attenta e scrupolosa di vari aspetti della questione islamica. Davvero un “pezzo” magistrale, di cui condivido tutto, parola per parola. Compreso l’appello conclusivo:
 
Caro cardinale Martino, ciò che manca in Italia non è la libertà religiosa bensì l’integrazione. Il caso dei musulmani, che sono al 98 per cento stranieri, è radicalmente diverso dai cattolici e dagli ebrei che sono da sempre italiani. Prima di pensare al Corano nelle scuole preoccupiamoci di affermare e far rispettare l’identità nazionale italiana, che significa lingua, cultura e valori condivisi. Questa è la sfida che ci attende: realizzare un’autentica integrazione per non fare la fine della Gran Bretagna dove, all’insegna del laisser-faire multiculturalista, l’88% dei musulmani con cittadinanza britannica disprezza l’«identità britannica» e il 40% vorrebbe imporre la sharia, la legge islamica.
 
Per parte sua, Ernesto Galli della Loggia muove tre obiezioni che mi sembrano assai ben argomentate. E la cui lettura mi sento di raccomandare vivamente. Qui mi limito a citare la conclusione dell’editoriale, che condivido come tutto il resto:
 
[M]i sembra che le parole del cardinale Martino configurino su un insieme di questioni importantissime una posizione nettamente antitetica a quella ormai più volte delineata, e con forza, da Benedetto XVI. Si può dire anzi che quelle parole costituiscono in filigrana un vero e proprio manifesto antiratzingeriano: e anche come tali, dunque, esse si segnalano alla nostra attenzione. Se però dietro di esse ci sia solo uno stato d’animo o un pensiero personali, o se invece esse nascondono scontentezze più ampie e profonde, almeno al nostro sguardo e almeno a oggi è impossibile capire.
 
Del resto, che dietro le parole del cardinale possa esserci qualcosa di ciò che Galli della Loggia sospetta, è quanto si potrebbe evincere dal modo in cui Avvenire (un po’ maliziosamente) dà oggi la notizia:
 
Il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, anche a rischio di improvvisare, non si è sottratto ieri mattina all’inattesa domanda dei giornalisti circa la proposta estemporanea lanciata l’altro giorno da alcuni in sede di Consulta islamica, di introdurre l’insegnamento del Corano nelle scuole italiane.
[Leggi il resto. Ovviamente il corsivo è mio …]
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