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E sulla bandiera scrivemmo: 'Drammaticamente'


“Siamo di fronte a un appuntamento drammatico,” scrive Umberto Eco in un appello che si intitola, drammaticamente, “9 aprile, salviamo la democrazia.” “Drammaticamente,” è un avverbio adeguato, decisamente. Dirò di più: scriviamolo sulla bandiera nazionale, inseriamolo nell’Inno di Mameli. E, perché no, sostituiamolo all’obsoleto “tengo famiglia,” coniato da Ennio Flaiano quando le cose, evidentemente, andavano meglio. E quando ancora sopravviveva, sia pur faticosamente, un minimo di sense of humour.
 
“Drammaticamente,” se posso, vorrei dire grazie a Umberto Eco per questa folgorazione, per questo colpo d’ala. Capisco la sofferenza, lo struggimento che lo hanno ispirato, quel dolore intimo e indicibile che hanno sopraffatto e umiliato il suo senso del relativo, la sua “laicità” e, ovviamente, il suo umorismo, quello che trasudava quasi da ogni pagina de Il Nome della Rosa, da ogni dialogo tra quel fratacchione scettico e intelligente di Guglielmo da Baskerville e il candido novizio Adso da Melk. Bei tempi—quelli del romanzo, non quelli in cui è ambientata la storia, è chiaro: quelli erano tempi bui, drammatici … ehm, non tanto quanto quelli in cui ci tocca di vivere noi, poveracci, caro il mio Adso (ma che sto dicendo? Così avrebbe detto Guglielmo, credo, se fosse ancora tra noi, scrutando la faccia del discepolo con lo sguardo fintamente severo di Sean Connery, naturalmente per vedere se ci cascava).
 
Ora, vedete, il Venerdì Santo della Repubblica—che non ha niente da spartire con il Venerdì di Repubblica, lo dico per i soliti laicisti con una pulsione irrefrenabile alla blasfemiache l’Umberto ha “drammaticamente” rappresentato sarebbe stato completo se dalle colonne del Corriere sinistrorso quell’Angelo di Panebianco non avesse lanciato la più insolente—e forse persino blasfema—delle confutazioni. Sì, un editoriale che puzza di zolfo lontano un miglio. Pensate: a sentire quell’Angelo (caduto, e speriamo che sia fatto anche male!) non c’è alcun pericolo per la democrazia! E come se non bastasse, lo sciagurato ha aggiunto anche un poscritto. Che vi devo dire? Io lo copio/incollo, e giudicate voi se il limite è stato superato o no:
 
Post scriptum. Naturalmente, è vero che la democrazia corre pericoli. Essi vengono «dall’esterno», vengono da chi ha scelto la violenza. Dal terrorismo e anche da coloro che, come a Milano ieri, si dedicano alla guerriglia urbana. Sarebbe utile se a queste cose soprattutto si volgesse l’attenzione delle migliori menti del Paese. Nell’interesse, giustappunto, della democrazia.
 
Mah! Va bene, mi scuserete se non aspetto le vostre reazioni, ma proprio non posso fare a meno di dire la mia fin da subito: ebbene, quel limite, a mio umile e sommesso parere, è stato superato. “Drammaticamente,” ça va sans dire.

Categorie:honourable men, interni
  1. 12 marzo, 2006 alle 18:43

    se devo dare ragione cosi un tanto all’etto Panebianco ha un bel pò di chili di ragione, tolto di mezzo il
    sistema metrico decimale, vorrei una
    tua opinione sul gustoso episodio
    di oggi fra il nostro p.d.c. e la Annunziata, ciao e grazie.
    ps.mi sembra che WItt. abbia colto il punto.

  2. anonimo
    12 marzo, 2006 alle 18:43

    Sarò sempre grato a Umberto Eco. Correva l’anno 1989 e mi accadde un incidente drammatico: frattura totale del tendine d’Achille. Una banale partita a tennis sul cemento mi mise a sedere, orribilmente ingessato, per un mucchio di tempo. E in quel tempo (sei mesi prima di tornare a camminucchiare) lessi. Lessi molto. Non avevo molte altre cose da fare. E lessi anche Il Pendolo di Focault. Le risate, Dio le risate. Ricordo che avevo comprato anche un librettino pubblicato all’uopo per “capirlo” meglio. Risate devastanti, quasi letali. Ho scansato le convulsioni per puro culo. Questi signori sono fantastici. Delirano. Il nome che non ti viene mai in mente, quello di Micromega, Paolo Flores d’Arcais. Come dimenticarlo, Roberto. Che tristezza infinita. E che risate.
    Buonaserata.
    ernie

  3. 12 marzo, 2006 alle 22:01

    In tristitia hilaris, in hilaritate tristis, caro Ernie. Organizzarsi, premunirsi, apprestare difese machiavelliche contro gli assalti di questa new wave teatrale-manicomiale.

    Egine, che t’ho da dire? Guarda, se ne parlava a cena poco fa con fratello cognata e nipoti (trentenni), l’impressione è che l’Annunziata sia cascata nella trappola, e che abbia fatto un autogol spaventoso: un regalo al Cavaliere che manco se l’avesse pagata …, a qualcuno, a dire il vero, è venuto il sospetto che si fossero messi d’accordo, ma io non ci credo a questi machiavellismi. certo che da una persona che considero intelligente non me la sarei mai aspettata una stupidata simile …

  4. 12 marzo, 2006 alle 22:15

    Umberto Eco (a proposito, WRH, ho parlato anche del “suo” relativismo, ben più difficile da smontare rispetto a quello di Giorello) è il mio romanziere italiano preferito, e per questo mi dispiace vederlo scadere così. Urlare che la democrazia è in pericolo come un rifondarolo qualunque, di quelli che ti dicono “in Italia c’è una dittatura fascista e schiava dell’America” e quel che è peggio ci credono pure. Mah, sarà la vecchiaia, anche nell’ultimo libro si capiva che Eco faceva i conti sulla sua vita perchè si sente vicino alla Mietitrice. Drammaticamente vicino.

  5. 12 marzo, 2006 alle 22:32

    concordo, un bel regalo, l’unica è
    scommettere su Eco, da che parte starà il suo pendolo, penso che stavolta
    non potrà che mettersi il nostro stesso
    cappello.
    ciao e buona serata

  6. 12 marzo, 2006 alle 23:16

    ClaudioLXXXI, ho un dubbio sulla storia dell’età, ecc. Teoricamente uno dovrebbe diventare più saggio …

    Egine, una volta o l’altra mi spiegherai ‘sta storia del cappello. Buona serata anche a te.

  7. 13 marzo, 2006 alle 0:20

    non volevo essere ermetico, solo che
    anche Eco non potrà fare a meno di
    considerare il capriccio dell’Annunziata come un gran regalo fatto a Berlusconi, e a questo punto
    vista l’ora, buonanotte e grazie per
    l’ospitalità.

  8. 13 marzo, 2006 alle 0:52

    Capito. Saluti.

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