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And the winner is … (updated)


Chi ha vinto? Onestamente, secondo me, nessuno dei due. E non poteva essere altrimenti, dal momento che la vittoria è stata sequestrata fin dalle prime battute del dibattito da un “terzo incomodo:” la formula di questa sfida televisiva. Che ha funzionato egregiamente, al di là delle più rosee aspettative. Finalmente si sono potuti ascoltare ragionamenti, idee, dati, programmi. Il tutto grazie alla tirannia del cronometro che impedisce—o meglio, penalizza senza pietà—qualsiasi dispersione, il battibecco incomprensibile, la chiacchiera politichese. Diciamo che, se dei limiti sono emersi—e credo sia difficile negarlo—dal confronto, questi sono da imputare ai due protagonisti, ad una scarsa efficacia nel rappresentare i rispettivi progetti di Paese, o forse alla inadeguatezza dei progetti tout court.
 
Ho seguito il tutto su La7, che ha incorniciato la sfida con un prima e un dopo degni dell’importanza dell’evento. Ha ben detto Giuliano Ferrara sulla formula, apprezzata senza riserve. Hanno ben commentato gli altri ospiti. Quello che, a mio avviso, ha “bucato lo schermo” è stato Liguori, che ha “stigmatizzato” (per usare un eufemismo) l’appello finale di Prodi al diritto alla felicità. Lasciamoli, questi richiami alle altezze della Costituzione americana, a ben altre capacità di elevazione. Di uplifting, nel Professore, non c’è assolutamente nulla, come del resto nel Cavaliere (soprattutto nel Berlusconi versione 2006).
 
Oggi il Corriere “copre” alla grande l’avvenimento. Per chi ha poca voglia di leggere ci sono gli audio delle valutazioni di Veneziani, Annunziata, Fede, Davi, Severgnini, Stella e Socci. Per chi vuole qualcosa di un po’ più meditato ci sono gli articoli di Aldo Grasso e Gian Antonio Stella. Cito nell’ordine qualche passaggio:  
 
Mancava solo il bianco e nero, poi c’era tutto in questa tenera tv d’antan. Anzi non c’era niente. Non c’era passione, non c’era trasporto.
Insomma non era un’intervista doppia delle Iene. Mai visto uno studio così gelido, sembrava di entrare in una gelateria ecologica. Nel freddo si servivano parole gelate, idee gelate, convinzioni gelate e però si è subito creato un piacevole clima surreale, così distante dalla tv di tutti i giorni, dal berciume cui siamo abituati.
[…]
Berlusconi è parso più nervoso perché non è abituato ad affrontare regolamenti. Prodi è stato favorito da un dibattito sterilizzato, da un confronto un po’ da museo delle cere. L’uno si è sforzato di essere affidabile ma ribaldo, l’altro simpatico ma ostinato: l’autorevolezza è un’altra cosa ma è difficile pretenderla da una gelateria. Nessuno ci ha fatto sognare ma, per una volta, le regole hanno funzionato. Eccome se hanno funzionato!
[A. Grasso, leggi il resto]
 
 
E per un’ora e mezza si è visto questo: un Cavaliere che schiumava fremente,si imponeva di sorridere, cercava di infilare una parola in più e una promessa in più e una frecciata ai comunisti in più negli spazi di secondi che volta per volta rosicchiava, e allargava le braccia al continuo richiamo di Clemente Mimun come a dire: ecco, vedete, vorrei spiegarmimeglio ma non mi lasciano parlare. E di là un professore che, per usare una vecchia definizione di Sergio Magliola, ex presidente della Finsider, «grondava bonomia da tutti gli artigli». E non perdeva occasione, quando quello debordava fuori tempo massimo, di farlo notare: quanta pazienza, con chi non riesce a rispettare neanche le regole minime…
[…]
E a mano mano, lo schema si ripeteva fino a diventare imbarazzante.Con Prodi che smontava beffardo ciò che aveva appena detto Berlusconi e Berlusconi che riprendeva: «Che spudoratezza…», «È esattamente il contrario…», «È il rovesciamento della verità…». Mostrandosi via via più stufo, lui, il vincente per antonomasia, davanti a quell’insopportabile «dottor Balanzone » che lo sfidava come avesse già vinto: «Tra venticinque giorni io inviterò lei e il dottor Letta a palazzo Chigi non solo per il passaggio di consegne ma per vedere insieme cosa possiamo fare per il nostro Paese perché io non voglio essere il presidente solo di un pezzo dell’Italia ma di tutta».
[G.A. Stella, leggi il resto]

Update ore 10:18 PM

Da Rolli, che la pensa in maniera diametralmente opposta alla mia, c’è un interessante dibattito sul format della sfida televisiva. C’è anche qualche mio commento verso la parte bassa del thread (a partire da qui), che consta di circa 130 interventi …).
Categorie:interni
  1. 15 marzo, 2006 alle 13:42

    Ciao Roberto (da poco rientro nella blogosfera dopo un po’ di latitanza per motivi di lavoro), io credo che qualche punticino Prodi l’abbia conquistato (tento di spiegarlo nel post). Ti abbraccio. Alain

  2. 15 marzo, 2006 alle 14:54

    squisito il commento su liguori, che detto frà noi li in mezzo faceva la parte del Fede dei poveri.

  3. 15 marzo, 2006 alle 17:27

    Quando Prodi ha detto che “Bertinotti è un uomo d’onore” ho pensato a te Wind!😉

  4. 15 marzo, 2006 alle 18:41

    Ma lui, evidentemente, no …😉

  5. 15 marzo, 2006 alle 20:30

    Che vuole dire bucacare lo schermo? E poi lo sai che a volte il testo del tuo blog si restringe in maniera indecente?

  6. 15 marzo, 2006 alle 22:39

    E adesso me lo dite? Era uno stramaledetto refuso. Ho corretto (che figura!).

    Francesco, l’effetto restringimento dovrebbe verificarsi solo in fase di caricamento. Comunque, a volte, dipende da problemi di Splinder. Per favore, fammi sapere se la cosa persiste.

  7. 15 marzo, 2006 alle 22:41

    Bentornato, Alain. Si sentiva la tua mancanza nella blogosfera!

  8. 16 marzo, 2006 alle 4:58

    Mah! Io non sarò obbiettiva, ma per me Berlusconi pare sempre mille volte meglio del noioso professore che si sforza. si sforza sempre di sembrare qualcos’altro da quello che é…
    Comunque sembrava effettivamente una vecchia tribuna politica. Peccato che Malagodi non c’é più..
    Ciao Wind!🙂
    Lontana

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