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Lettera aperta al 'Riformista'

Caro Direttore,
 
questo è l’incipit di un articolo di fuoco che appare oggi sul Guardian, a firma di Martin Jacques (Senior Visiting Research Fellow all’Asia Research Institute, presso la National University di Singapore):

 
Non dobbiamo sorprenderci se il New Labour è rimasto invischiato in uno scandalo che coinvolge Silvio Berlusconi. Era del tutto prevedibile. […] Tony Blair ha sempre considerato il premier italiano come una persona con cui si possono fare affari: questo è molto inquietante. Come ha potuto ignorare la cattiva influenza che Berlusconi ha avuto sulla democrazia italiana? […] Quest’uomo è il fenomeno politico più grave che ci sia attualmente in Europa. Rappresenta la minaccia più seria alla democrazia dal 1945. È l’erede in linea diretta di Benito Mussolini.
 
Ora, lasciamo stare il fatto che Jaques parte accusando il New Labour “solo” di essersi lasciato convincere da Tony Blair a considerare Berlusconi “una persona con cui si possono fare affari,” ma poi si avventura in un attacco sguaiato e forsennato contro Tony Blair a prescindere dal Cavaliere. E lasciamo perdere anche le accuse specifiche mosse a Blair, tra le quali questa:
 
Il problema è che Blair e il New Labour non hanno mai riconosciuto che Berlusconi è il diavolo. Lo hanno anzi visto come un amico e un alleato. Essi non hanno mai riconosciuto, o almeno non se ne sono mai occupati abbastanza, la minaccia “tossica” che egli rappresenta per la democrazia italiana o europea.
 
Ci sono due ragioni fondamentali per questo. In primo luogo egli è visto come l’anima gemella di Bush e Blair. In secondo luogo alcuni dei valori che egli rappresenta—denaro, celebrità e potere—sono quelli che lo stesso Blair ammira e ai quali aspira. Il New Labour condivide talune caratteristiche con Berlusconi, segnatamente un’ indiscriminata adorazione degli affari e del far soldi, la fede nel potere dei media e un disprezzo della sinistra.
 
Ora, dicevo, lasciamo stare Tony Blair e il suo New Labour, che sicuramente sapranno controbattere pacatamente e con un apparato argomentativo ben più solido delle accuse generiche, ispirate, immagino, ad un pauperismo stile centri sociali, mosse da Jaques. Io non ambisco a tanto, anche perché, al momento, è la campagna elettorale italiana che assorbe maggiormente le mie energie mentali. E infatti è di questo che vorrei parlare. Vengo subito al punto: che cos’ha da dire la sinistra riformista italiana sull’equiparazione di Berlusconi al diavolo? Si riconosce nella rappresentazione a tinte fosche di Jaques? Anche per i riformisti italiani Berlusconi è “l’erede in linea diretta di Benito Mussolini” e “la minaccia più seria alla democrazia dal 1945?” Se sì, lo dicano. Altrimenti qualche autorevole esponente dell’anima riformista dell’Unione, o magari qualcuno dei leaders in pectore del futuro “Partito democratico,” scriva due righe al Guardian per spiegare al Senior Visiting Research Fellow all’Asia Research Institute che le battaglie contro Berlusconi è più sensato (e più serio) condurle con altri linguaggi, altri concetti, altra conoscenza della storia (e non solo italiana).

Categorie:interni
  1. 17 marzo, 2006 alle 0:17

    La risposta è, ovviamente, no. Ma il problema non è Il Riformista, bensì l’opinio communis. Ma allora bisognerebbe fare la domanda a Scalfari.
    Aggiungendo ad esempio: “La repubblica esprime il riformismo?”

  2. 17 marzo, 2006 alle 0:54

    L’ottica in cui mi sono messo è un po’ diversa. C’è un’opinione abbastanza diffusa, fuori dall’Italia, soprattutto nei Paesi della UE, che coincide (in tutto o in parte) con quella di Jacques. Per questo occorre rispondere sul Guardian, e non limitarsi a alla stampa nazionale. Di Repubblica, personalmente, non me ne può fregare di meno, e dei lettori, direi, pure (gli piace la linea debenedettiana, se ne prende atto e via).

    Ma il giornale britannico non è Repubblica, , ha le sue idee, ma dà spazio anche ad articoli come quello di Oliver Kamm sull’intervento in Iraq che ha scovato Walter di Foglie d’erba. La differenza è tutta qui, e non è poca. E inoltre si rivolge a un pubblico che sa poco dell’Italia e che viene completamente fuorviato da articoli come quello che io invito a contestare.

  3. 17 marzo, 2006 alle 1:30

    Vedo che di tanto in tanto passi dalle mie parti! In effetti l’articolo d Olver Kamm merita di esser letto, così come la risposta che ha dato a un lettore sl suo blog: http://oliverkamm.typepad.com/blog/2006/03/guardian_reader.html

    Concordo con te. Qualcuno di un certo peso dovrebbe scrivere al Guardian (perché non proprio il direttore del Riformista?). Ma dubito che accadrà, perché non si è ancora capito quanto sa importante far sì che dell’Italia venga data una rappresentazione equilibrata. Io che sono più all’estero che in Italia tocco con mano ogni giorno questa situazione assurda per cui in Italia ci sarebbe il fascismo (o quasi). Pur non essendo mai stato pro-Berlusconi e non avendo mai votato per il cdx, trovo che questa cosa, di cui dobbiamo dire grazie ai Nanni Moretti, ai Travaglio, per on parlare dei Dlberto, ecc., sia inaccettabile. E chi in Italia specula su questa immagne negativa è soltanto gente che persegue il proprio pariculare a scapito dell’interesse generale. Berlusconi ha il conflitto di interessi e quando può fa anche gli affari suoi, ma questi, da come si comportano, al suo posto farebbero lo stesso: per qualche voto in pù gettano fango sul paese.
    Ciao
    W.

  4. 17 marzo, 2006 alle 9:41

    Verrei anche più spesso, Walter, se il tuo blog fosse “alimentato” più frequentemente …, scherzo, capisco che non ti è possibile fare di più con le pause che sei costretto a prenderti rispetto alle cose italiane (il che, onestamente, fa anche un po’ invidia!), Comunque, è vero, il punto è quello che dici tu: una rappresentazione distorta dell’Italia sui media internazionali non giova a nessuno (neanche all’Unione), con l’eccezione, forse, dei nostri concorrenti commerciali.

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