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Torniamo al Protocollo


Oggi è d’obbligo tornare sul Protocollo di Groningen, dal momento che Il Foglio ha pubblicato una cosa che contribuisce parecchio a chiarire le cose sulla questione—nonché sulle polemiche suscitate dal j’accuse del ministro Giovanardi. Si tratta di un articolo—apparso sul Weekly Standard e fatto tradurre in italiano per l’occasione—di Wesley J. Smith, che, come fa notare Camillo, non è un seguace del cardinale Ruini, ma piuttosto un amico di Ralph Nader, collaboratore e coautore con lui di ben quattro libri. L’ho riprodotto per intero nella dépendance di questo sito, mentre qui mi limito a presentarlo brevemente.
 
Dunque, l’esordio è un’eloquente premonizione del contenuto:
 
Finalmente un alto funzionario di governo in Europa ha avuto il coraggio di biasimare il governo olandese in merito ai preparativi per la legalizzazione dell’eutanasia infantile.
[…]
Non sorprende che gli olandesi, sempre suscettibili di fronte alle critiche internazionali sulla loro particolare istituzione, abbiano avuto una reazione indignata.
[…]
Come accade spesso nella nuova Europa, le parole sono più importanti dei fatti. Così, il primo ministro dei Paesi Bassi ritiene che non sia tanto uno scandalo uccidere un bambino nato con una patologia terminale o seriamente disabilitante, quanto osare far presente che i dottori tedeschi agivano allo stesso modo durante la Seconda guerra mondiale.
 
La vignetta che accompagna l'articolo del FoglioCome accade spesso nella nuova Europa, le parole sono più importanti dei fatti. Parole che non sono pietre, sono una frana. E, se posso metterci del mio, spero che ogni pietruzza e ogni masso di questa frana sia “recepito” da chi di dovere, che nulla vada disperso. Intendiamoci, non è che Smith intenda avallare il parallelismo con il nazismo prospettato da Giovanardi, ma non intende neppure respingerlo in toto. Smith accoglie la protesta dei fautori del Protocollo, secondo i quali c’è una grande differenza tra i medici olandesi e quelli tedeschi: i primi sono spinti da compassione, mentre i secondi erano mossi dal fanatismo per l’igiene razziale. Nessun problema a riconoscere l’abissale distanza tra le motivazioni degli uni e degli altri, ma, fa notare Smith, è l’atto in sé di uccidere bambini disabili e in fin di vita che è sbagliato, a prescindere dalla motivazione, che può anche essere la più nobile di questo mondo (si fa per dire).
 
In ogni caso, neppure la questione delle motivazioni sfugge alle grinfie di Smith. Ecco, infatti, che, indagando sulla genealogia della “scuola tedesca” (nazista), viene confermato il vecchio adagio secondo il quale la via che porta all’inferno è lastricata di buone intenzioni, nobili sentimenti, ecc. E si finisce al caso del “piccolo Knauer,” un bambino nato cieco e senza una gamba e parte di un braccio, il cui padre scrisse al suo beneamato Führer per impetrare che il figlio venisse gentilmente “addormentato.” Hitler si interessò al caso e …
 
Una lettura illuminante e istruttiva. Dedicata a tutti coloro i quali non sono affatto convinti che le parole siano più importanti dei fatti.
  1. 30 marzo, 2006 alle 17:55

    Il più profondo del mio animo mi prude e mi farebbe dire che sembra un racconto di Philip Dick.
    Mi trattengo.
    Smith un po’ sbaglia…
    Le parole e le motivazioni, al di là del fatto, sono di un interesse estremo. In realtà non mi sembrano neanche vere motivazioni, vale a dire argomenti che partono da problemi fattuali per arrivare passo passo alle conclusioni.
    Qualunque ragione o fine, anche quando richiede mezzi inaccettabili, ha sempre una chiarezza che lo espone alla discussione.
    Nel caso dell’eutanasia olandese sono concezioni di uomo, dolore etc. così sinuose da rendere il risultato “ovvio” in un modo assai sospetto.
    Cause efficienti sulla sensibilità collettiva più che intenzioni buone ma pervertite…
    ciao, Eno

  2. 30 marzo, 2006 alle 22:25

    Io pure ho smontato Smith, il Foglio, e Giovanardi. Tuttavia non ho risposte: mi fermo ai problemi. Smith gioca con le parole e con la storia. E l’articolo di Rocca sul tema è intriso di banalità.

    Saluti!

  3. 31 marzo, 2006 alle 0:47

    Enochirios, non sono sicuro di aver capito cosa intendevi dire, qualcosa mi è sfuggito…

    Herakleitos, appena posso vado a leggere quello che hai scritto (che da un primo rapido sguardo è una lettura impegnativa che merita un po’ di di tempo e di calma). Io, comunque, distinguo nettamente tra vari tipi di eutanasia, non assumo atteggiamenti “estremi.” Ma sull’eutanasia infantile mi viene difficile anche soltanto il riconoscere la necessità di un dialogo. Mi semnbra che Smith abbia chiarito la questione senza banalizzarla minimamente, al contrario di qualcun altro. Non so cosa, a parte qualche scelta lessicale, si potrebbe trovare di “eccessivo” nel suo ragionamento, che procede con una logica elementare. C’è un abisso tra la libera scelta di un adulto e la non-scelta di un bambino. Sulla prima si può discutere. Io sono assolutamente contrario all’eutanasia “attiva” (sempre), abbastanza contrario a quella “passiva” ma problematico e possibilista in alcuni particolarissimi casi, e sono totalmente contrario a quella infantile.

    Il tutto, ovviamente, solo ed esclusivamente per ragioni “laiche” e razionali. La religione la lascio fuori.

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