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'Il nuovo comandamento laico'


Anche oggi sul Foglio si è ragionato di eutanasia (infantile e non). Con due interventi molto interessanti, entrambi di parte cattolica. Il primo è di Carlo Cardia, professore di Diritto ecclesiastico e Filosofia del diritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tre. L’articolo, un po’ come quello di cui al post precedente, ripercorre le tappe che hanno segnato l’affermazione dell’eutanasia per confutarne i tentativi di giustificazione e mettere in guardia contro le implicazioni e le possibili conseguenze di quella stessa affermazione nelle società occidentali. Cardia mette in discussione, in particolare, “il nuovo comandamento laico:”
 
Se qualcuno osasse dire che la vita è un valore da difendere e tutelare comunque, anche in un’ottica laica, gli si risponderebbe che in questo modo si viola un preciso e nuovissimo comandamento laico che suona pressappoco così: ciascuno parli per sé, e non dica agli altri come devono comportarsi. Il nuovo comandamento laico, infatti, prescrive che, purché la legge non imponga nulla a nessuno, può consentire a chi lo voglia di praticare l’eutanasia nei confronti dei propri minori. Nessun altro può impedirglielo dal momento che è diventato suo diritto evitare agli altri inutili sofferenze.
 
La conclusione è pacata nei toni ma molto severa nella sostanza:
 
Di fronte alle tendenze eutanasiche, un tempo si sarebbe parlato di “cultura della morte”. Non credo sia giusto. E’ più appropriato parlare di una cultura della forza che privilegia i potenti e declassa i deboli. E di una cultura che assopisce quanto di altruistico possiamo coltivare per andare incontro a chi non è forte, non è perfetto, non è autonomo, a chi chiede aiuto. Aiuteremo meno gli altri, ma in fondo in fondo diventeremo anche noi più poveri e più soli.
 
Il secondo intervento è di Mario Palmaro, docente di Bioetica presso l’Università pontificia Regina Apostolorum. Si illustrano nove ragioni per respingere l’eutanasia:
 
Vi sono molte ragioni per cui l’eutanasia non deve essere legalizzata da uno Stato laico. Lasciamo ovviamente da parte gli argomenti che sono legati alle convinzioni religiose o all’insegnamento di una chiesa; argomenti tutt’altro che disprezzabili, ma che potrebbero essere ritenuti insignificanti in un’ottica laica e secolarizzata. Parliamo invece dei motivi che sono validi da un punto di vista giuridico.
 
Il nono argomento ci riporta alle polemiche di questi giorni circa il “il precedente nazista:”
 
Hitler è stato il primo e il più convinto sostenitore dell’eutanasia per motivi pietosi. Le camere a gas naziste sono state inaugurate da tedeschi di pura razza ariana, nient’affatto ostili al regime, ma considerati portatori di “vite senza valore”. Ci sono lettere riservate del Führer al suo medico personale, in cui Hitler spiega le ragioni filantropiche per cui è meglio eliminare handicappati, scemi, storpi, reduci della Prima guerra mondiale. Non ne parla con odio o disprezzo, ma con sincera pietà. Proprio come accade oggi ai fautori dell’eutanasia liberale e democratica.
Per rivivere certi orrori non è affatto necessario far rivivere le camicie brune e le svastiche. Basta lasciare spazio alla cultura che fu alla base di quell’orrore. Chissà se la modernità avrà il coraggio di ammettere che i mostri che si agitano nelle parti più segrete del nostro cuore non sono morti con il nazismo, ma sono sempre pronti a riemergere, dietro la faccia pulita e rispettabile della pietà interessata.
  1. 31 marzo, 2006 alle 9:57

    basta il testamento biologico, no?

  2. anonimo
    31 marzo, 2006 alle 10:18

    Le nove ragioni del secondo articolo mi convincono solo parzialmente:

    > Il primo, […] la vita è un diritto indisponibile, […] [non] è lecito disporre arbitrariamente della propria.

    Eppure esaltiamo e chiamiamo eroi le persone che mettono in pericolo, o persino perdono, la propria vita per una “nobile causa”. Evitare una insopportabile sofferenza a una persona (sè stessi) forse è altrettanto nobile.

    > Secondo aspetto: l’eutanasia […] comporta sempre il coinvolgimento di una terza persona, che liberamente si offre di togliere la vita a un’altra. […] La legalizzazione dell’omicidio del consenziente è un trauma giuridico

    Daccordo, ma ammesso che io abbia il diritto di fare un’azione, forse sono anche nel diritto di delegare qualcun altro al posto mio se io sono impossibilitato. Inoltre in molti casi il “suicidio assistito” prevede che sia la persona stessa a premere il pulsante fatale.

    > Terzo argomento: la richiesta del paziente è solo apparentemente il fondamento dell’atto eutanasico. Infatti, o si decide che qualsiasi richiesta di eutanasia deve essere assecondata, e in tal caso anche una persona sana avrebbe diritto a ottenerla; ma si coglie subito l’esito paradossale di una simile soluzione; oppure lo stato elabora dei criteri in base ai quali si può ottenere la morte pietosa;

    Il paradosso esiste solo se il suicidio è considerato illegale. Altrimenti, non c’è bisogno di avere dei criteri discriminatori.

    > Quarto argomento: la decisione del paziente è assolutamente inattendibile. Se è formulata prima della malattia, rimane il dubbio che essa sia ancora valida quando il soggetto ha perso conoscenza; se invece è contestuale alla sofferenza, nessuno può garantire che essa sia lucida e libera,

    Questo argomento taglia in entrambi i sensi: anche la decisione a priori di voler essere mantenuti a tutti i costi in vita potrebbe non essere valida quando giunge la sofferenza o l’incapacità.

    > Quinto argomento: la legalizzazione non è un elemento neutro della normazione, ma ha un indubitabile effetto incentivante.

    Perchè ?

    > Sesto argomento: la legalizzazione trasformerebbe radicalmente la missione del medico. Oggi, ogni paziente sa che con ogni buon medico si instaura un’alleanza terapeutica, che ha lo scopo non già di guarire (spesso non è possibile) ma di curare sempre. Il paziente si aspetta che un giorno il medico possa dichiararsi impotente a guarire, ma sa anche che il suo compito non è dare la morte.

    Secondo me è più ipocrita la condizione attuale, in cui al medico è chiesto comunque di curare, anche quando l’unico effetto delle cure è dare al paziente un qualche giorno in più di sofferenza. Se il compito del medico è fare il bene del paziente, forse sarebbe meglio se il paziente potesse esprimersi, e dichiarare lui qual è il proprio bene.

    > Settimo argomento: il cosiddetto pendio scivoloso.

    Che è il tipico argomento di chi si oppone ad un qualsiasi cambiamento. Se permettiamo X, allora dopo dovremo permettere 2X, 3X, …, NX, e sarà la fine della nostra civiltà.

    > Ottavo argomento: i malati cronici costano. Dunque, in un ordinamento in cui fosse accolto il principio che uccidere un innocente è lecito[…]

    I malati cronici costano comunque, anche in assenza di eutanasia, e le risorse sono per definizione limitate. Quindi già ora vengono prese dai sanitari decisioni su a chi dare la precedenza in sala operatoria o nell’accesso a macchinari. Se si desse la possibilità ai malati che lo desiderano di rifiutare l’accanimento terapeutico su sè stessi, si libererebbero risorse per quelli che invece le cure le vogliono.

    > Nono e ultimo argomento: il precedente nazista.

    Godwin’s Law !

  3. 31 marzo, 2006 alle 23:02

    Sottoscrivo in pieno il commento precedente. Sul nono argomento (il più bizzarro) avevo scritto ieri un post apposito, che mi permetto di segnalare.

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