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Il duello degli 'avursi'


Chi ha vinto stavolta? Il format, naturalmente, come l’altra. La camicia di forza che rende impraticabile il battibecco e costringe alla sintesi dei contenuti—sintesi che può talvolta sconfinare nella ricerca della battuta a effetto, ma quando questo si verifica rischia di ritorcersi contro chi ci prova—una politica che, “gestita” televisamente in tutti gli altri modi conosciuti dal telespettatore italiano, favorisce soprattutto chi chiacchiera meglio ed è maestro nel vetusto gioco delle tre carte. E’ vero, comunque, che chi non riesce a resistere alla tentazione di fare il furbo può nonostante tutto provarci, ma lo fa a suo rischio e pericolo, dal momento che la formula è la più impietosa, tra quelle sperimentate finora, nel mostrare la debolezza o l’inconsistenza delle argomentazioni.
 
Detto questo, tra i due, mi sembra che Berlusconi se la sia cavata meglio. Ma solo nel finale e grazie alla sorte che gli ha lasciato l’ultima parola. Opportunità che ha sfruttato con abilità maramaldeggiando sulle tasse—e sarebbe stato sciocco a non farlo, dato che Prodi, sull’argomento, ha dato finora il peggio di sé—e, più ancora, sferrando a sorpresa il colpaccio dell’abolizione dell’ICI. Un colpo a tradimento, senza contraddittorio, ma un colpo micidiale. Certamente in linea con la tendenza a spararle grosse manifestata da entrambi in varie occasioni, a cominciare dall’argomento scuola: ridotta “senza neanche i gessetti” per l’uno e una specie di paradiso per l’altro (“l’inglese come seconda lingua madre:” roba da scompisciarsi dalle risate). Dalle stalle alle stelle. Per non parlare dell’università, allo sfascio (ma i baroni non ci hanno colpa, per carità) o al suo apogeo: una presa per i fondelli che neanche Walter Chiari e Carlo Campanini (“vieni avanti, cretino”) o Totò e Peppino avrebbero saputo mettere in scena.
 
Per il resto, direi, una prova alquanto fiacca da parte di entrambi: troppo poco autorevoli e a proprio agio, piuttosto imballati e rigidi (più il Cavaliere del Professore), troppo professorale l’uno e troppo poco sciolto l’altro. Nessuno dei due capace di incarnare non dico le qualità dello statista, ma quelle del “politico di professione,”  che sarebbe già tanto. Ma, c’è da dire, se questa è una colpa non lieve per Prodi, per Berlusconi è praticamente un titolo di merito, essendo egli, agli occhi di chi lo ha votato (e non solo), l’incarnazione dell’anti-politica. Come questo, poi, possa conciliarsi con l’alta carica che ha ricoperto per cinque anni e che si candida a ricoprire per i prossimi cinque, lo sa solo Iddio. Ma questa è l’Italia che, per una strana nemesi e ironia della sorte, ci hanno regalato i distruttori della Prima Repubblica: la terza fila dell’ancien régime contro l’anti-politica.
 
Dimenticavo: quanto alla battuta prodiana dell’ubriaco che si aggrappa ai lampioni (ai numeri) solo per sostenersi in piedi—di un gusto postribolare che mal si concilia sia con la richiesta di “rispetto” sia con la citazione evangelica sfoderata all’inizio del dibattito, Berlusconi ha avuto buon gioco a sbattere in faccia allo sfidante la vecchia storia dell’”utile idiota” (sotto la cui tonaca si nascondono i soliti ex post e tuttora comunisti), che non sarà una risposta signorile ma è giustificata dalla provocazione—e un po’, diciamolo, anche da qualche corrispondenza oggettiva con la realtà, o almeno con la percezione che una parte dell’elettorato, a torto o a ragione, ha della realtà medesima.  

 
Dimenticavo (e due!): la definizione di Maria Laura Rodotà, nel dopo-match da Giuliano Ferrara, ha fatto registrare il punto più alto della serata: è stato il duello degli "avursi" (dizione romanesca e verdoniana di "avulsi"). Ma lei intendeva reciprocamente avulsi, pensate un po’. Ecco, ho trovato il titolo giusto per il post, come Ferrara che ha cambiato il titolo della trasmissione. Originariamente era "l’ultimo duello"—vogliamo mettere?

Categorie:interni
  1. anonimo
    4 aprile, 2006 alle 9:45

    > la terza fila dell’ancien régime, contro l’anti-politica.

    Tanto per curiosità, tu chi avresti preferito fossero i due candidati premier ?

    Per la sinistra, sono d’accordo anch’io che forse Prodi non ha abbastanza presenza mediatica come candidato: si trova più a suo agio ad un convegno universitario che ad un comizio. Ma le alternative quali sono? D’Alema, Fassino, Veltroni avrebbero la necessaria “presenza”, ma in quanto “comunisti” sono ineleggibili, per come Berlusconi ha impostato la campagna.

    Fra parentesi, strano che a lui un ex-comunista come Putin (che era nel KGB!!) dia meno fastidio di D’Alema (che al massimo era nella FGCI…).

    Quanto agli altri, Rutelli era stato sconfitto alle ultime elezioni, e, per quanto migliorato nel tempo, è “bruciato”.

    Bertinotti, Diliberto, i Verdi, le RoseNelPugno, etc. sono troppo di nicchia (sarebbe come se la destra candidasse Calderoli).

    Quindi.

  2. egine
    4 aprile, 2006 alle 10:29

    wrh è vero quanto dici per la terza fila, ma come sempre il paese tutto
    vi si rispecchia,chi piange sui gessetti,chi con il dito cancella
    l’ici, chi è intelligente ma non abbastanza cinico, insomma in terza fila ci possiamo stare tutti agevolmente, forse tutti, ricordati di Eco.

  3. 4 aprile, 2006 alle 10:32

    Attenzione, tu dici “sono d’accordo anch’io che forse Prodi non ha abbastanza presenza mediatica come candidato.” Ma guarda che tu sarai d’accordo con qualcun altro, non con me: io, sia ben chiaro, non ne faccio una questione di “presenza mediatica,” anzi, diciamo che non me ne importa niente (anche se riconosco che la questione ha il suo peso, è ovvio).

    Di quel che piacerebbe a Berlusconi come … alternativa a se stesso da parte del centrosinistra non è che mi importi molto. Il fatto è che, ovviamente, avrebbe da ridire su chiunque. Semmai bisogna porsi il problema di chi sarebbe in grado di convincere la gente che l’alternativa a B. non è “il comunismo” ma il riformismo. Io direi che un ex comunista alla Fassino, o alla Veltroni, sarebbe la soluzione più convincente. Purché si presentasse alle elezioni in alternativa anche a Bertinotti e a Diliberto: chi potrebbe mettere in dubbio il riformismo di chi avesse dimostrato di avere il coraggio di lasciare fuori i veri comunisti?

    Se invece fossi di centro-destra penso che avrei preferito un candidato senza conflitti di interesse e che non avesse sulla testa la spada di Damocle di processi penali (anche mettendo in conto l’interesse che qualcuno può avere a farlo fuori per via giudiziaria). Casini e Fini non li avrei visti male, come neppure Tremonti o Frattini. Non un “tecnico” in ogni caso, figure rispettabili, a mio avviso, solo in ruoli di secondo piano (ministri o sottosegretari). Secondo me ciascuno dovrebbe fare il suo mestiere, e quello del politico è uno dei più difficili, un’arte in cui non si può improvvisare. Per fare il “salto” ci vogliono almeno alcuni anni di apprendistato (come Tremonti o lo stesso Frattini).

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