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Archive for 5 aprile, 2006

Sviste (senza secondi fini, ci mancherebbe)


Sono abbonato da qualche tempo a «Italieni», la Newsletter di Internazionale che seleziona ogni giorno tre  articoli sull’Italia tra quelli pubblicati sulla stampa internazionale. Il discorso funziona così: vengono tradotte in italiano le prime righe degli articoli, poi si mette il link. Un ottimo servizio. A volte non c’è un’esatta corrispondenza tra il testo originale e la traduzione, ma questo si verifica, credo, per ragioni di praticità (non sempre le prime righe rendono l’idea del contenuto). Stavolta non saprei. Giudicate voi:
 
Italieni:
 
La promessa, non mantenuta, di abolire l’imposta comunale sugli immobili, lanciata da Silvio Berlusconi alla fine del dibattito televisivo con Romano Prodi, ha scatenato le reazioni dell’opposizione. "Cosa prometterà il 7 aprile, nell’appello finale agli elettori? Uno yacht per tutti? La luna?", ha commentato il leader dei verdi Alfonso Pecoraio Scanio. Nel faccia a faccia di lunedì il premier ha accusato Romano Prodi di voler alzare le tasse.
 
 
A surprise promise from Silvio Berlusconi to abolish a major property tax rebounded on the Italian premier on Tuesday as his centre-left opponents ridiculed it as a transparent pre-election gimmick.
“What will Berlusconi be promising on April 7 in his final election appeal? A yacht for everybody? The moon?” asked Alfonso Pecoraro Scanio, leader of the opposition Greens party.
 
A parte il fatto, naturalmente, che per verificare il mantenimento o meno di quel tipo di promesse, ancorché solenni e di supremo interesse pubblico (e privato), non credo siano sufficienti quarantotto ore …, quante più o meno sono trascorse dalla fatidica frase berlusconiana alla pubblicazione dell’autorevole commento …, ma queste sono quisquilie.

P.S. C’è una versione della newsletter anche sul Web, che ho controllato un attimo fa. , la "svista" non c’è (o è stata corretta). Ma io ho il messaggio email, se qualcuno vuole controllare gli faccio un forward. Solo per il gusto della precisione, è chiaro.

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Giovani senza futuro?

5 aprile, 2006 4 commenti

Nel post precedente ho copiato/incollato alcuni passaggi di uno special report di Time sull’Italia che mi sembra davvero interessante. Si tratta di una cosa seria e importante, un servizio giornalistico coi fiocchi, incentrato sul tema dei giovani e del futuro. E’ un quadro malinconico del nostro Paese quello che emerge dall’inchiesta. Un Paese in cui le giovani generazioni non trovano quegli spazi e quelle opportunità che altri Paesi sanno garantire ai loro giovani. Un Paese vecchio, con un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, guidato da una classe dirigente vecchia, chiusa in se stessa, immobile, timorosa, o meglio ancora terrorizzata, dalla prospettiva di cedere qualche centimetro quadrato del proprio potere a quegli intrusi assatanati di novità, di entusiasmo, di voglia di affermarsi, che sono i giovani. Una rappresentazione che potrebbe sembrare parossistica e grottesca, ma tale non è: grottesca e parossistica, infatti, non è la rappresentazione, ma la realtà che si vuole rappresentare.
 
Il dramma vero, tuttavia, non è neppure la corrispondenza tra rappresentazione e realtà, ma piuttosto il fatto che questa realtà non una novità di questi anni. Tra le situazioni descritte, quella che forse conosco un po’ meglio, vale a dire quella dell’università, dei suoi baroni, dei suoi nepotismi e favoritismi, è vecchia come il cucco: tale era quando ci andavo io, tale è rimasta (a detta di chi la bazzica oggi). Vogliamo poi parlare della politica? No, per carità, meglio lasciar perdere. Vogliamo parlare dei giornali? Idem. Stiamo allora sulle generali: quanto è difficile emergere, per un giovane di talento ma sprovvisto dei genitori giusti, dei necessari agganci (familistici, politici, ecc.), della spinta giusta al momento giusto, in qualsiasi professione, arte e mestiere (eccetto, çava sans dire, le meno ambite, retribuite e socialmente prestigiose)?, le meno ambite, retribuite e socialmente prestigiose)?
 
Ok, relazioni, gradi di parentela, raccomandazioni, ecc., con ogni probabilità, contano dappertutto, negli Stati Uniti come in qualsiasi altro posto al mondo. Ma c’è qualcosa di più da noi: che qui quello è, nella stragrande maggioranza dei casi, l’unico modo per sfondare, mentre da qualche altra parte aiuta soltanto; che qui, senza, non hai praticamente chances, mentre a New York, a Londra o a Copenaghen, magari a costo di notevoli sacrifici, puoi farcela lo stesso facendo affidamento sulle tue sole forze. E questa non è una differenza da poco, è la differenza tra una situazione che include la speranza di successo e una che rende quest’ultima vana e illusoria come una chimera, tra prospettive che giustificano l’ottimismo della volontà e prospettive che non lasciano altra scelta ragionevole che rifugiarsi in un cupo pessimismo della ragione.
 
Certo, qualcuno potrà sempre dire che un giovane dotato di grande talento, di una volontà di ferro e di una smisurata fiducia nelle proprie possibilità ce la fa comunque (a patto di non avere qualche conto in sospeso con la mala sorte), e che di conseguenza basta piangere e datevi da fare. Certo, ne sono convinto anch’io, ma il problema non è quel tipo di giovane, il problema sono i ragazzi normali, quelli bravi ma che non sono disposti a fare la fame per anni pur di diventare scrittori, giornalisti, pittori di successo. Se, come società, dovessimo continuare a maltrattare questa risorsa fondamentale, pretendendo dai nostri ragazzi sacrifici disumani per avere ciò che a un ragazzo americano è concesso in via ordinaria, cioè essere messo alla prova per dimostrare che ci sa fare, beh, allora noi che giovani lo siamo stati un po’ di tempo fa faremmo bene a consigliare a chi si sta avvicinando alla laurea di prepararsi a seguire l’esempio di chi se n’è già andato da questo Paese. Di spendere qualche migliaio di euro per perfezionare l’inglese, di comprarsi un set di valige, di farsi il passaporto e di informarsi per tempo sulle opportunità e sulle possibili destinazioni, nonché sui visti e sui requisiti necessari per una lunga e proficua permanenza all’estero.
 
Ma non tutte le speranze sono precluse. In fondo non è di queste cose, non è dei modi più intelligenti ed efficaci per fronteggiare questa situazione, che si è discusso incessantemente in questa campagna elettorale? Non abbiamo forse assistito ad un dibattito di altissimo profilo, in cui si sono confrontate le migliori energie intellettuali del Paese, sui temi del futuro e delle giovani generazioni? Mica hanno perso tempo, i nostri illuminati leaders politici, ad accusarsi vicendevolmente di ogni misfatto o ad affliggerci con le solite dispute su chi sia il colpevole della crescita zero o dello sfascio del nostro sistema formativo! E’ del futuro che si è discusso. Già, e del futuro di chi, secondo voi? Forza, rispondete, del futuro di chi?
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To be young in Italy

5 aprile, 2006 3 commenti

Excerpts from Time’s special report on Italy, focused on The Fading Future Of Italy’s Young:
 
 
Growing up, Italian teenagers learn the tale of Giotto and the fly. As a young apprentice in 13th century Florence, the aspiring painter sketched a fly on the nose of a portrait his master-teacher Cimabue was finishing. So lifelike was the insect that when the elder painter returned to the studio, he repeatedly tried to swat it off the canvas. Realizing he’d been fooled by the bravura talent of his pupil, Cimabue told him: "You have surpassed your teacher." Thus encouraged by his master, Giotto went on to revolutionize Western painting, and posterity regards him as the man who launched the Italian Renaissance.
Fast-forward to Italy 2006, and the image of the precocious apprentice has been replaced by a humbler figure: the underemployed 30-something despondent about the present, let alone the future.
[…]
Developing the potential of a Giotto requires masters with the wisdom and magnanimity of Cimabue. Even if Italy’s under-40s were to push harder for responsible roles, Italy’s old guard — in virtually every field, from academia to entertainment — shows few signs of ceding space to them.
[…]
Frida Giannini, 33, has taken over as creative chief [at Gucci, the luxury-goods maker]. The Rome native says Italy must find new ways to do what it has always done best: brilliant design allied to fine workmanship. "You grow up in a place like Rome, every other meter there is a work of art, some kind of treasure. It’s not the same to see it in a postcard," she says. "It’s in our dna." But that native aesthetic sense needs an extra dose of ingenuity to add value in today’s competitive environment. "Quality must be wedded to creativity," Giannini says. "If you want to give luster to whatever you produce, you must focus your resources on the young. You have to always be in search of what’s new, what’s next."
[…]
Italy is now on course to become quite literally the oldest of countries. Beset by economic and social stagnation that makes it among the most ossified slices of Old Europe, it is stuck with a stubbornly low birth-rate that means Italians are not even replacing themselves. In a more fundamental way, the nation has not figured out how to make use of the energy and ingenuity of its young. Faced with bleak job prospects and a lack of young leaders to look to, Italians in their 20s and 30s risk falling into a nationwide generational rut. Many are afflicted with a pervading sense of hopelessness and malaise that contrasts with the youth-driven vigor boosting states like Sweden or Slovenia.
[…]
Though absent from the candidates’ slogans, Italy’s need to rejuvenate itself ought to be the nation’s No. 1 priority. Better educated and more connected with the outside world, young Italians are ready to step into full-fledged adulthood and reshape their country’s future. But far too few have had the chance.

Elections Updates (5)

5 aprile, 2006 1 commento

I Political analyst Renato Mannheimer, one of Italy’s top pollsters, on the second and last U.S.-style TV confrontation between Prime Minister Silvio Berlusconi and his rival Romano Prodi:  

How many votes did the Berlusconi-Prodi clash actually swing? The ban on publishing poll results means that a precise estimate cannot be made but in the opinion of various commentators, the debate’s impact was limited. In fact, it was lower than expected. Both contenders had two goals. First, they aimed to persuade potential abstainers – who make up most of the undecided voters – to go into the polling booths and vote for their coalition. Their second aim was to consolidate consensus acquired so far. In the event, both leaders seem to have achieved the second aim more successfully than the first.
II AGI’s reports on the duel and the post-debate reactions:
 
(AGI) – Rome, 4 April – At the final whistle the Knight [Berlusconi] tried for a knock out uppercut: the abolition of ICI tax on the first home. No reply from the Professor [Prodi]. Time had run out. In the most recent TV duel between Silvio Berlusconi and Romano Prodi that saw a share down by 10 points (4 million fewer from 16 to 12 million viewers compared to the first meeting on 14 March) but fevers were high: witness the effort made by the arbiter Bruno Vespa to bring calm down the exchange of under the belt blows: "a drunk"; "a useless idiot". The day after the big match was no different. For Massimo D’Alema the matter of the ICI tax "is a blunder, otherwise we stand before Vanna Marchi and Italy cannot trust in Vanna Marchi", who yesterday made a comeback in the newspapers. And again for D’Alema, the knight "is like Toto selling the Trevi Fountain", "he’s ready to sell the State in order to win the election". "But the voters won’t believe stories……….." claimed Romano Prodi on the remark on the ICI tax on the first home. "They’ve believed it once – he warned – this time they’ll know what to do". The Knight, despite the revolt on the part of the unions, keeps going: "You’ll realise that it’s something that really is nothing to worry about" and that it is absurd to cause alarm on where the money will come from in order to abolish the ICI tax, being an expenditure that goes "from 2.3 to 2.5 billion euros. It’s something that is completely sustainable. It’s terrible to say that the funds aren’t there. They are easily found. It’s like one point of a tax tranche. The unions will not be angry" and will recoup 30 pct of the increase in taxes via tax evasion control. For the Knight, "a Prodi government is to be feared because it wants to spread taxes. Anyone voting for the left chooses to become poor…". Abolishing the ICI tax "is plausible and righteous" said Finance Minister Tremonti, "it could be funded by fighting off tax cheating, and by selling state assets". ICI "makes 2 bln euro, hence only 0.3 pct of the overall revenue from taxes, not much for the state, but a lot for the people". Even Agriculture Minister Alemanno believes so: "modifying the ICI, focusing more on second and vacant homes is possible". According to deputy PM Fini, the criticisms againt the PM "are groundless".
 
 

(AGI) – Rome, April 4 – All round clash and tension for the second round of Prodi vs. Berlusconi. The face-to-face meeting moderated by Bruno Vespa touched on several issues such as tax, public accounts, safety, war in Iraq. The debate was not devoid of "rough" moments, accusations and interruptions. The issue of women too caused some high tension between the leaders. Prodi denounced a poor policy in this field, while the PM announced unexpectedly that if he won there might be a woman Vice PM. Regarding the war in Iraq, Berlusconi confirmed the Italian commitment even while he assured that the troops would soon be brought home; the Union?s leader, on the other hand, accused Berlusconi of spending the entire budget allotted to the Iraq operation in military aims as opposed to humanitarian ones. Silvio Berlusconi’s final coup on the abolition of the Ici (home tax) brought immediate reactions from the mayors. Rome’s mayor, Veltroni, said that "Berlusconi must now explain how he plans to compensate for the lesser entries and that in this way Rome may be forced to cut down even on essential services to citizens’. Florence’s Mayor and president of Anci, Domenici, thinks alike, declaring that he is "convinced that without that tax Municipalities cannot work". Turin’s mayor, Sergio Chiamparino, talked about "demagogic ideas" and protested thus: "in this way we shall force cities to increase other taxes". Cacciari and Cofferati (Venice and Bologna’s mayors respectively) attacked the premier saying that Berlusconi’s exploit was "a bad card to play". Adriana Poli Bortone (An), mayor of Lecce, declared herself in favour: "the tax may be abolished by recovering resources from tax evasions".

III — International reports on the duel and the post-debate reactions:
 
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