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Incubi di fine campagna elettorale

Paolo Franchi, sul Corriere della Sera di oggi, ha fatto egregiamente il punto della situazione per quanto riguarda gli ultimi infuocati e ineleganti sviluppi della campagna elettorale. Sul côté “boccaccesco,” in particolare, ha praticamente smentito quanto Claudio Magris, in contemporanea, ha scritto in un altro editoriale (quello principale) del Corriere medesimo. Cominciamo appunto da Magris. Questi ha un po’ menato il can per l’aia, citando fior di filosofi, per spiegare che l’ uscita del premier (la “cosiddetta parolaccia”) 
 
ha liquidato secoli di pensiero liberale e di riflessione sul rapporto fra l’individuo e la collettività o lo Stato, fra l’interesse privato e quello pubblico, fra il bene individuale e quello comune.
 
Magris, tuttavia, è convinto che l’espressione sia stata
 
usata nei confronti degli avversari politici, anzi di tutti gli elettori (in ogni caso, qualsiasi sia l’esito delle elezioni, di una metà degli italiani) che hanno intenzione di votare contro l’attuale coalizione governativa.
 
E qui casca il palco, purtroppo per l’illustre germanista, infatti Paolo Franchi ha spazzato il campo, come si suol dire, da un equivoco pericoloso e ha spiegato che c’è una buona notizia (ce n’è anche una cattiva, ma di quella parleremo dopo), e cioè
 
che coglioni non sono, come ci era parso di capire, gli elettori del centrosinistra in generale, ma solo quelli che, pur disponendo di «beni al sole», votano ugualmente per l’Unione, andando così contro il proprio interesse.
 
Il che taglia la testa al toro. Un servizio prezioso reso alla verità e all’oggettività, quello di Paolo Franchi. Di cui dobbiamo essergli grati. Qualcun altro, magari in un secondo momento, si incaricherà di instillare nella mente raffinata di Claudio Magris il dubbio che vi siano anche dottrine politiche che mettono al centro del discorso l’utile e il particulare che egli vorrebbe invece ostracizzare.
 
E veniamo alla “notizia cattiva” cui accennavo prima. Questa è che
 
proprio nella giornata di ieri si sono svolte le prove generali del «regime» in cui saremo costretti a vivere qualora il centrosinistra vincesse le elezioni.
 
Questa, almeno, è l’interpretazione data da Fedele Confalonieri e da vari esponenti della Casa delle Libertà, che hanno protestato per l’aggressione e la discriminazione che Mediaset avrebbe subito. Franchi, che tuttavia non dà per buona questa lettura degli eventi, ne discute con calma e ragionevolezza. E arriva a conclusioni un po’ diverse (anche se non opposte). Vale la pena di seguire il ragionamento passo passo:
 
Tutto sta, naturalmente, a stabilire se la notizia cattiva risponda al vero o se, per caso, sia stata in gran parte costruita; e l’impressione è che la seconda ipotesi sia quella che più si avvicina al vero. Si può discutere quanto si vuole, infatti, sul rifiuto di Romano Prodi di partecipare a un terzo, imprevisto confronto con Berlusconi in una trasmissione di Canale 5; ma è molto difficile immaginare che il Cavaliere (lo stesso che nel 2001 rifiutò qualsiasi duello televisivo con Francesco Rutelli) e i suoi collaboratori non lo avessero messo in conto. E’ pure poco probabile che, di fronte a questo no così prevedibile, Berlusconi abbia pensato che un gruppo di giornalisti di sinistra (sindacato o non sindacato) avrebbero consentito alla richiesta di intervistarlo nella medesima trasmissione, in qualche modo sostituendosi al leader dell’Unione.
Ed è ancora meno credibileche abbia coltivato davvero l’idea di sfidare tutto e tutti (le regole, gli avversari, la gran parte dell’opinione pubblica) esibendosi a ogni costo in un assolo. Molto più realistico, piuttosto, è pensare che sin dall’inizio Berlusconi avesse chiaro che quella trasmissione (una «trasmissione fantasma», ha commentato giustamente Enrico Mentana) alla fine non si sarebbe fatta, e proprio questo volesse. Per protestare contro i vincoli imposti (secondo lui, si capisce, a vantaggio dell’Unione) dalla par condicio, per denunciare la sinistra che oggi attenta alla sua libertà di comunicare e alla libertà dei cittadini di essere informati, e domani punirà Mediaset, per lanciare il grido di dolore più alto possibile sul «regime» che minaccerebbe tutti, non solo le sue reti, in caso di sconfitta della Casa delle Libertà.
 
Onestamente, mi sembra che il ragionamento non faccia una piega. Non c’è, mi pare, nelle parole di Franchi, nulla che faccia pensare ad una qualche “prevenzione” nei confronti di Berlusconi.
 
A mio giudizio, tuttavia, c’è da prendere in considerazione un aspetto della questione che Franchi ha lasciato in ombra, ma che, sempre a mio modestissimo avviso, non è senza importanza per riuscire a cogliere pienamente il senso di ciò che è avvenuto: il fatto che Prodi, al contrario persino di Diliberto e di Bertinotti, si sia rifiutato di andare in tutte le trasmissioni di Mediaset, compresa Matrix, condotta da Enrico Mentana, che è notoriamente vicino al centrosinistra. E perché mai—viene da chiedersi—manifestare una così radicale sfiducia, che assomiglia più ad un profondo disprezzo che ad una pura e semplice mancanza di coraggio?
 
Ovviamente io non so rispondere. Stranamente, però, mi torna in mente in questi frangenti un’espressione molto forte, molto cattiva, che risale ai tempi della Democrazia cristiana e che evidentemente mi è rimasta impressa, un insulto che veniva adoperato, se non sbaglio, dai radicali per additare al pubblico disprezzo quei democristiani che sembravano insofferenti di qualsiasi manifestazione di libertà di spirito e di coscienza, sempre sul punto di invocare censure, scomuniche, anatemi, condanne inappellabili. Quell’espressione era: «fascista bianco».  
 
Intendiamoci, non ho alcuna intenzione di argomentare su questo, piuttosto sto dando voce ad una suggestione che emerge dalle nebbie dell’inconscio, che si fa strada tra gli incubi notturni di una campagna elettorale che, se non è esattamente brutta e sporca, come dice il Guardian, poco ci manca. E che si tratti di incubi e non della realtà effettuale è facilmente arguibile dal contesto in cui l’improbabile “fascista bianco” è collocato: il campo progressista e laico—dove la laicità è a denominazione controllata e garantita dal marchio rosapugnone (che cosa possono desiderare di più i radicali?). E, come se non bastasse, con tanto di controtimbro comunista, anarco-insurrezionalista e no-global. Mi sapete dire che c’entra un “fascista bianco” con tutto questo? Niente, naturalmente. Assolutamente niente. Solo un vero cattolico-democratico—dossettiano, of course—può essere alla testa di questa macchina da guerra (poco gioiosa, vabbé) che è l’Unione.

Categorie:interni
  1. 7 aprile, 2006 alle 0:14

    Voglio vedere come la “denominazione controllata e garantita dal marchio rosapugnone” reggerà alle prime manifestazioni post-elettorali di “fascismo bianco”…
    Ancora una volta un post “micidiale” …
    Ciao
    W.

  2. 7 aprile, 2006 alle 9:28

    Non è il post che è “micidiale,” Walter: è la realtà …😉

  3. 7 aprile, 2006 alle 9:32

    Pardon, volevo dire l’ incubo. Questo è micidiale, mica la realtà …

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