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Figli di un dio minore


Ottimo Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera di oggi, a proposito delle “prove tecniche di regime.” Battista, ricordiamolo, è il vice di Paolo Mieli, il quale, ricordiamo anche questo, si è schierato con l’Unione, "impegnando" evidentemente il suo giornale. Ogni tanto fa piacere sapere di non essere proprio soli a porsi certe domande e a vedere certe cosette. Ma ora la parola al vicedirettore del Corriere:
 
Perché trattare i giornalisti di Mediaset come fossero, per usare l’accorata espressione di Toni Capuozzo, «figli di un dio minore» dell’informazione? Non è accaduto ciò che si temeva: che il presidente del Consiglio potesse disporre a piacimento delle reti televisive in suo possesso. Voleva, ma non ha potuto. Vista la legittima scelta di Romano Prodi di disertare la televisione di proprietà del suo avversario come arena di un nuovo e definitivo faccia a faccia, il Tg5, a cominciare dal direttore Carlo Rossella, ha cercato le condizioni minime, prime fra tutte la presenza in studio di giornalisti «nemici» e non manovrabili, per impedire un monologo strabordante del candidato rimasto solo. Ma i giornalisti (ad eccezione di Lanfranco Vaccari, direttore del Secolo XIX ) hanno detto di no e il Tg5 ha deciso di non poter mandare in onda uno spettacolo politico così platealmente squilibrato, anche grazie al sostegno del presidente Confalonieri, impegnato con successo a convincere Berlusconi che sarebbe stato meglio per tutti non insistere su una scelta lacerante. Se si aggiunge che nello stesso frangente Enrico Mentana doveva parare i contraccolpi che la bufera politica stava infliggendo alla puntata di «Matrix» con gli ospiti Fassino e Rutelli, Fini e Casini, si capisce meglio in quali apocalittici guai stesse per scaraventare le «sue» televisioni la scelta perentoria di Berlusconi di un teatrale strappo delle regole a soli quattro giorni dal voto.
E invece no. Sull’Unità sfuma, con tracce addirittura di dileggio, ogni elementare distinzione tra i giornalisti di Mediaset e il premier-proprietario. Nei giorni scorsi il vicedirettore del Tg5 Lamberto Sposini è stato trattato villanamente come un convertito dell’ultima ora al verbo ulivista. Ieri, sempre sull’Unità , Toni Capuozzo è stato bollato come un mercenario, un «lottatore continuo poi passato al craxismo e ora al berlusconismo». Persino Enrico Mentana (sulla cui professionalità ed equanimità si sono espressi positivamente Fassino e Rutelli anche nel mezzo della tempesta) viene gratificato con un corsivo in cui si ironizza sul fatto che «sarà salvato dal centrosinistra, oh yes». Con una strattonata arcigna e ultimativa, si suggerisce l’impressione che chiunque abbia fatto informazione per Mediaset debba aspettare con una certa apprensione l’esito elettorale, nell’attesa di una purga vendicativa. Si proietta l’ombra del «collaborazionismo» su un’intera categoria di professionisti che non merita processi sommari e che rischia di essere intimidita da un linguaggio che deliberatamente evoca i rigori di una volontà punitiva ed «epurativa».
Categorie:interni
  1. 7 aprile, 2006 alle 15:32

    Ciao Roberto…sì c’è stata qualche eccesso, ma il tutto è nato da una provocazione:l’invito a Romano Prodi per Terra. Prodi aveva già detto (nelle settimane precedenti)che si sarebbe incontrato con B. esclusivamente nei due faccia a faccia e che non sarebbe andato a Mediaset perchè nei telegiornali il tempo dedicato al premier era stato enormemente superiore a quello dedicato a lui. Credo che B. tutto ciò lo sapesse e lo scopo era quello di avere una trasmissione tutta per sè (al limite con qualche giornalista non proprio ‘amico’). Sinceramente tutta la messinscena dei vari Capuozzo, Confalonieri e Mentana è stata penosa e ridicola. Ma è solo il mio parere. Un abbraccio. Alain

  2. 7 aprile, 2006 alle 15:44

    Dipende sempre dai pesi e dalle misure, Alain: se si vuole si può giustificare o ingigantire qualsiasi cosa. A me questa storia non è piaciuta per niente. Ciao

  3. 8 aprile, 2006 alle 3:21

    Sono d’accordo con te. La storia é una brutta storia…Perché disertare le reti mediaset? Perché privare degli ascoltatori dell’informazione?
    Ciao!
    Lontana🙂

  4. 8 aprile, 2006 alle 17:50

    E’ vecchia l’abitudine di appiattire giornalisti o testate al rango di infimi scherani del premier. Le vittime sono palesemente imparziali come Mentana oppure schierati con solidi argomenti; giornalisti come Emilio Fede sono trattati con meno durezza.
    Basta pensare al folle articolo di Tabucchi su le Monde dove accusava Ferrara di essere mezzo-mafioso, nonché autore di fatwe omicide. Seguiva orripilante fantabiografia del Giulianone.
    Non so, magari esagero, ma non mi sembra solo una passeggera voglia di epurazione dell’Unità e dei vari tabuccoidi…
    Tutto si basa su una idea generale di politica data per presupposta, e che purtroppo è diffusissima.
    Chi fa una scelta di campo giudicata cattiva, ha qualsiasi legame anche economico con l’avversario o è troppo tenero nei suoi confronti, lo farebbe per forza – così pensano – in cattiva coscienza: è un essere moralmente corrotto, per una colpa oggettiva.
    E se non ci sono interessi evidenti che lo legano al politico, ci saranno di sicuro interessi occulti.
    Magari non un coglione, ma un bell’infame sì….!
    ciao, Eno!( l’altro commento era incomprensibile perché era saltato un paragrafo nel copia-incolla )

  5. 9 aprile, 2006 alle 21:27

    Stavolta il concetto è chiarissimo. Ciao

  6. 9 aprile, 2006 alle 22:32

    Lontana, di solito, io penso, a chi sottovaluta la capacità della gente di distinguere tra l’onestà intellettuale e la furberia non viene mai niente di buono …😉

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