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Nel segreto dell'urna


I soldi, si sa, cambiano la gente, la rendono peggiore, più meschina ed egoista. E questo è il motivo per il quale penso sia preferibile averne pochi (non troppo pochi, però, diciamo il minimo indispensabile), anche se sono per il libero mercato, che poi significa “andiamo, dateci dentro e fate quattrini,” e diffido di chi sparla contro un sistema politico ed economico che ha garantito a una parte del mondo non trascurabile di tirarsi fuori dalla miseria. Dunque chiarisco: in generale sono a favore, ma ragionando caso per caso, individuo per individuo, dico che è meglio stare alla larga, oppure, se proprio i denari ti perseguitano, far finta che non ci siano e non filarci dietro, non far niente per ricordarti che ci sono e che sarebbe meglio impiegarli così o cosà.
 
Ho letto di uno dei due candidati alla poltronissima, un clericale di Reggio Emilia (per parafrasare l’editoriale de Il Foglio di oggi) che vuol vietare le merendine ma offre donazioni esentasse ad personam ai suoi bambini cresciuti, e confesso che ho avuto un (imprevedibile) moto di simpatia umana per lui: uno dei tanti guastati dal troppo denaro. E pensare che, dicono, le intenzioni erano buone.
 
Enzo Biagi nel suo sermone pro-voto di oggi, cita opportunamente Corrado Alvaro:
 
«Abbiamo il diritto di sapere non solo ciò che i rappresentanti del popolo hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca». Aggiungo, anche come hanno fatto a riempire quella tasca.
 
Ed io, a mia volta, aggiungo: e qualche volta anche cosa ne esce. Ma, appunto, io mi permetto di invitare all’indulgenza: Biagi è spesso troppo severo con il suo prossimo—con se stesso non so, né, contrariamente al suo costume di giornalista giustamente curioso, mi sognerei mai di andare a raccogliere informazioni e a sindacare l’uso che fa del suo (molto) denaro.
 
In ogni caso, ci tengo a dirlo, la transazione privata del candidato non ha influenzato il mio voto. Non l’ho premiato, d’accordo, ma quella è un’ipotesi che avevo scartato a prescindere e—mi pregio di dire—con motivazioni di tutt’altro segno rispetto a quelle evocate da Biagi. Nel segreto dell’urna, tuttavia, mi sono premurato di lasciare questo amichevole messaggio: E ringrazia che non ho votato per chi sai tu. Per questa volta.  

Categorie:interni
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