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Un Paese più libero


Ieri Angelo Panebianco, da quel bravissimo professore che è, con piglio pedagogico lanciava un avvertimento: al momento l’attesa di tutti si concentra su una sola domanda, cioè su chi andrà al governo, ma quella non sarà la sola informazione di un certo interesse che, tra poche ore, il computo dei voti ci rivelerà. Infatti,
 
[u]n’altra informazione importantissima riguarderà i rapporti di forza all’interno delle due coalizioni. In caso di vittoria del centrosinistra sarà importante conoscere sia i voti raccolti dai Ds e dalla Margherita al Senato (dove le due formazioni si presentano divise) sia i risultati di Rifondazione comunista e della Rosa nel pugno. Una buona affermazione di Fausto Bertinotti influenzerebbe in un certo modo la formazione del governo. Un successo della Rosa nel pugno porrebbe un’ipoteca di segno assai diverso.
 
L’editoriale, ovviamente, proseguiva prendendo in considerazione anche l’ipotesi di vittoria del centrodestra. Ma è l’altra ipotesi—pur se inveratasi nella maniera rocambolesca e ambigua che sappiamo—quella con cui ci dobbiamo confrontare. E allora, partendo da Panebianco, arriviamo a un’acuta riflessione di Ludovico Festa, sul Giornale di oggi, che appunto esamina, tra l’altro, la composizione del voto del centrosinistra, e dunque, implicitamente, risponde a Panebianco. Egli scrive:
 
Il flop di Margherita e Ds che perdono rispetto al 2001, l’ampia consistenza di Rifondazione comunista e della lista Insieme per l’Ulivo (Verdi e Comunisti italiani), l’insuccesso della Rosa nel pugno (così sostenuta dal Corriere della Sera) producono per lo schieramento prodiano la seguente situazione: non esiste un motore riformista, la componente estremista conta per più di un terzo della coalizione, il tentativo di lanciare una componente liberale che sfidasse quella del centrodestra è fallito.
Prodi s’incartò nel 1996, quando Ds e Popolari avevano un peso decisivo, quando Armando Cossutta faceva da sponda al governo. Massimo D’Alema diede vita a due governicchi pur potendo contare su un Clemente Mastella che portò una bella dote dal centrodestra. Che cosa combineranno adesso quelli del centrosinistra con questa scombinata base di partiti senza un centro e un motore?

Se questo è il quadro—e ad occhio e croce sembrerebbe che la sintesi di Festa sia sostanzialmente corretta—, il Fassino e il Prodi che cantano vittoria sono molto poco convincenti.
 
Festa, comunque, ne ha anche per il centrodestra:
 
Alla fine […] l’unico motore della campagna è stato il leaderismo e il movimentismo berlusconiani. Il centrodestra articolato su Forza Italia, An, Lega e ex dc moderati è in campo da ormai dodici anni, ma non è ancora riuscito a costruire un radicamento sociale adeguato: ogni appuntamento deve essere affrontato all’arma bianca, senza mai una piccola trincea dove riposarsi un momento. Tutto ciò è frutto anche del cinismo del piccolo establishment che con le sue lusinghe ai singoli moderati, le sue collusioni a largo raggio, le continue mosse spiazzanti impedisce la formazione di un’adeguata base culturale per le forze liberalconservatrici. Ma è anche determinato da una ancora inadeguata riflessione politica che dovrà essere rapidamente affrontata.

Anche qui credo che Festa abbia colto nel segno. Ma è la conclusione dell’articolo, a mio avviso, il contributo più interessante alla discussione. Il ragionamento si sposta sulla “tenuta” di Berlusconi e delle “basi popolari e borghesi del centrodestra,” una tenuta che, complessivamente, è stata indubbia e ha avuto del miracoloso, come hanno ammesso anche alcuni avversari politici. Da segnalare, a tal riguardo, le espressioni ammirate che Enrico Letta, nel corso di una delle trasmissioni non-stop di ieri, ha avuto nei confronti di Silvio Berlusconi, definito «uno straordinario combattente e un grande leader». Espressioni che—detto per inciso—a me, che non sono mai stato berlusconiano, non suonano affatto male, né sembrano immeritate. Ebbene, Festa trae le seguenti previsioni circa gli effetti che il voto popolare avrà sul costume politico di questo Paese:
 
Il fatto che le basi popolari e borghesi del centrodestra abbiano resistito a un fuoco concentrato, orchestrato anche con il supporto di una stampa straniera usata con uno stile da popolo colonizzato da tanti nostri giornalisti, non può non modificare profondamente la società italiana. Qualunque saranno gli esiti nella formazione del prossimo governo, da domani il nostro Paese sarà più libero: contro il disprezzo degli elitisti che non capiscono il loro popolo, un voto così ampio e compatto sarà un baluardo. Il giogo conformista che viene imposto a chiunque «osi» schierarsi con il centrodestra (insultati come berluscones, caimani, e così via) comincerà ad allentarsi. I professori liberisti potranno un po’ alla volta dire veramente quel che pensano, e smettere di fare i pesci in barile tra l’«impresentabile» governo di centrodestra e gli indistinguibili sindacalisti confindustrial-cigiellini: e presto un po’ alla volta spunteranno i magistrati che rifiutano il corporativismo, i rettori che preferiscono le riforme ai no global. Avere resistito questa volta potrebbe veramente cambiare le cose.
 
Condivido in pieno e sottoscrivo tutto, augurandomi naturalmente che la profezia di Ludovico Festa (che ha oltretutto un cognome ben augurante) si avveri e che dunque da domani il nostro Paese sia davvero più libero.

Infine un’altra reminiscenza dei commenti in diretta di ieri. Oscar Giannino ha esaltato ed elogiato senza riserve «l’immensa saggezza politica del popolo italiano», che con il suo voto «di sostanziale non scelta» ha lanciato alle forze politiche un preciso messaggio: basta con la delegittimazione reciproca. Essendo tra coloro che si sono rifiutati di scegliere tra gli uni e gli altri delegittimatori (anche se la sinistra ha purtroppo un primato indiscusso in materia), mi sento in sintonia con il voto degli italiani.  

Categorie:interni
  1. 11 aprile, 2006 alle 20:09

    Certo, leggere queste acute analisi politiche dopo cinque anni del più vergognoso Governo della Repubblica dalla fondazione, con la preminenza e la guida senza ostacoli di un incredibile personaggio fa venire la pelle d’oca. Il Leader Maximo e grandissimo combattente (e la sua compagnia di incapaci ) non ha solo fracassato il Paese; ha anche convinto la metà degli italiani di vivere nel migliore dei mondi possibili.
    Ad maiora e avanti con le belle intelligenze!

  2. 11 aprile, 2006 alle 20:17

    bellissimo quest’ultimo passaggio di Festa. peccato che il popolo di sx non l’ha capito ancora—

  3. 11 aprile, 2006 alle 21:14

    Vecchio, le tue idiosincrasie sono speculari alle mie e a quelle di moltissimi italiani delle più disparate “scuole di pensiero.” Certo che la mia sinistra non è la tua, e forse la mia ormai è morta e defunta, mentre la tua e viva e vegeta. Pazienza. Io da tempo ho smesso di pensare a me stesso in termini di sinistra. Mi considero riformista, perché questa è la mia storia, queste sono le mie radici (non sono mai stato comunista né men che meno “cattocomunista”). Ma quando è finita è finita: se essere riformisti ha nel frattempo assunto un significato che non mi piace, non ho problemi. Non mi sta bene né Berlusconi né Prodi, anche se con il primo condivido almeno la politica estera, mentre con il secondo francamente non saprei cosa condividere. In compenso considero miei “compagni” gente come Amato, Salvati, Luca Ricolfi, gente che non ha bisogno di ripetere ogni tre parole che dice un’invettiva contro il Berlusca. Solo che temo si tratti di una specie ormai estinta. Ma si può stare benissimo soli, ed infatti io preferisco far parte per me stesso. Ma l’onore delle armi a Berlusconi non lo negherò. Come non lo negherei a persone che stimo e che sono lontanissime, sotto vari punti di vista, dalle mie convinzioni, come Bertinotti o Emma Bonino, ma ai quali riconosco una lealtà di fondo, una trasparenza politica e filosofica, una coerenza che non posso non ammirare.

  4. 11 aprile, 2006 alle 21:16

    Appunto, Creonte, come volevasi dimostrare.

  5. 11 aprile, 2006 alle 22:10

    Comunque è già la seconda volta che di Ludovico Festa ho input positivi. Il primo era la sua partecipazione alla puntata di Otto e Mezzo dove presentavano il suo ultimo libro, “Guerra per banche”. In diretta era anche molto brillante, oltre che competente, quindi al suo libro vorrei mettere mano, appena riesco.

  6. 12 aprile, 2006 alle 3:17

    Ricordo anch’io quella puntata di Otto e mezzo, Francesco. Festa è oltre tutto una persona estremamente simpatica. Il libro dev’essere interessante. Ciao.

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