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Morire al mondo

14 aprile, 2006 2 commenti

Un lungo week-end di qualche settimana fa mi ha fatto scoprire un posto che non poteva non tornarmi in mente in questi giorni della Settimana Santa, ed oggi, appunto, più che mai. Il nome dice già molto: Morimondo, dal latino Mori Mundo, “morire al mondo.” I monaci Cistercensi arrivarono a Coronate, località situata tra Pavia e Milano, sulle sponde del Ticino, nel 1134, e la scelsero per erigervi un’abbazia che prenderà il nome di Morimondo (o Santa Maria di Morimondo) in quanto filiazione dell’abbazia (sempre cistercense) di Morimond, in Borgogna. Il luogo, isolato e silenzioso, era l’ideale per ciò che cercavano quei monaci, il cui Ordine, come si sa, è indissolubilmente legato a un’idea del monachesimo piuttosto severa e ascetica, come volevano San Roberto di Molesme, il fondatore, e San Bernardo di Clairvaux, il figlio più illustre.
 
Abbazia di_Morimondo_Assonometria.gif__Il luogo, grazie al cielo, ha mantenuto parecchio dell’aspetto e delle caratteristiche che avevano incantato i fondatori. E’ difficile spiegare l’atmosfera che vi si respira. Quando l’ho visitato io, poi, c’era una nebbiolina che rafforzava l’impressione di un luogo vagamente magico, davvero fuori dal mondo. Il che ha dell’incredibile se pensiamo che Milano è davvero a due passi (a portata della linea della metropolitana che collega Abbiategrasso alla capitale lombarda). Merito, credo, anche di una fondazione che si occupa della salvaguardia del luogo. L’abbazia è stata sottoposta a restauri significativi (ma non ancora completati). Una documentazione fotografica abbastanza esauriente—insieme ad altre informazioni utili—la si può trovare qui. Le immagini, come al solito, valgono più di tante parole.
 
Una cosa notevole è il borgo medievale che circonda l’abbazia, anch’esso restaurato, ristrutturato, e comunque mantenuto “a misura della storia.” Poche villette recenti non guastano lo spettacolo d’insieme. Mentre un provvidenziale Parco Lombardo del Ticino, piuttosto ben tenuto, garantisce un contesto all’altezza. All’uscita (o all’entrata) dell’area abbaziale, dove un tempo sorgeva il cimitero dei monaci, i restauratori hanno collocato una targa di bronzo sostenuta da un’asta conficcata nel terreno. C’è scritto:
 
QUI IL MONDO MUORE. QUI IL MONDO RISORGE
 
Morire al mondo può essere pressoché impossibile persino per la maggior parte dei “veri credenti,” ma indubbiamente la via è quella. C’è una sorta di “nichilismo” anche nel cuore del cristianesimo. Ma il nihil di cui qui si ragiona è soltanto una tappa nel cammino verso un tutto che riesce a dar senso persino al nulla. Anzi, soprattutto al nulla. E soprattutto oggi.

Per puro caso?

14 aprile, 2006 5 commenti

Se c’è un’attitudine mentale che mi è profondamente estranea, questa è la cosiddetta dietrologia. Penso che cercare i nessi, le coincidenze, le contraddizioni, ecc., tra gli avvenimenti sia un esercizio ovviamente fondamentale, a patto però che si ragioni su dati di fatto verificabili e non su supposizioni e congetture, per quanto affascinanti. Anche per questo, ad esempio, non credo sia un buon metodo di indagine giudiziaria o poliziesca il procedere per “teoremi.” Non mi piace, anzi, mi dà francamente fastidio.
 
Tuttavia, a volte certi accadimenti sembrano quasi provocati ad arte per indurre a delle riflessioni che finiscono regolarmente per condurti lungo i tortuosi sentieri del sospetto. Tu non vorresti, ma ci sei praticamente costretto. E’ il caso della cattura di Bernardo Provenzano, o meglio della tempistica dell’avvenimento in questione.
 
Ebbene, non saprei dire se si tratti più di una buona terapia preventiva per non cadere nella trappola dietrologica o di un sia pur cauto cedimento al gusto del sospetto, ma devo ammettere che ciò che si legge su Avvenireun giornale che quanto a cautela può dare lezioni a chiunque—ha una sua forza di persuasione. L’articolo, tra l’altro, riporta generosamente le congetture avanzate da un quotidiano un po’ più incline al genere letterario di cui stiamo parlando (Il Riformista). Una lettura davvero interessante.
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