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L'inno all'inciucio del Prof. Sartori


Il commento di Giovanni Sartori sul Corriere di giovedì richiederebbe un’esegesi accurata e approfondita, quanto meno qualora dall’interpretazione del medesimo dovesse dipendere il futuro del nostro sistema politico. Infatti, dopo alcune considerazioni dettate dal semplice buon senso, e quindi assolutamente condivisibili, l’illustre politologo sembra parlare con lingua biforcuta e lascia interdetto un lettore vagamente deluso e confuso. Ma vediamo. Alla domanda «chi ha vinto?» Sartori risponde così:
 
[S]i può rispondere che ha vinto Prodi ma anche che ha vinto Berlusconi, oppure che hanno vinto tutti e due, oppure ancora che hanno perso tutti e due. Sono tutte risposte plausibili. Prodi ha vinto l’elezione, ma Berlusconi ha vinto la campagna elettorale risalendo uno svantaggio iniziale di circa 5 punti percentuali (certificati dalle elezioni europee e amministrative). Pertanto in questa prospettiva hanno vinto entrambi. Ma alla stessa stregua hanno perso entrambi: Prodi perché taglia il traguardo con una risibile maggioranza elettorale di 24.755 voti su un elettorato di 38 milioni, e Berlusconi perché ha comunque perduto 5 punti percentuali (scendendo al 24 per cento) rispetto alla sua punta massima.

Semplice buon senso, appunto. Ma poi, sul «che fare adesso», il ragionamento si stempera e si avvolge a spirale intorno a se stesso:
 
Berlusconi ha voluto lo scontro frontale (imposto tra l’altro dalla difesa dei suoi interessi) e ha così eretto, tra destra e sinistra, una sorta di linea Maginot, di frontiera corazzata. Oggi chi la varca è un «inciucista» e un traditore del bipolarismo.
 
Sottinteso, naturalmente, è che un qualche «inciucio» sarebbe tutt’altro che indesiderabile. E così il discorso fa un passo avanti e uno e mezzo di fianco. Ecco come:
 
In attesa del nuovo governo cerchiamo di guadagnare tempo cominciando subito a ripensare il bipolarismo all’italiana. Che si fonda sulla premessa che quando il popolo vota uno stallo, allora vota «male», e pertanto che deve essere costretto a rivotare finché non vota «bene». Ma perché? A parte l’eventualità che chiedendo nuove elezioni Prodi perda altri 5 punti percentuali, questa strana dottrina è democraticamente e costituzionalmente inaccettabile. Primo, il popolo ha diritto di votare come vota e, secondo, se vota «male» allora deve essere il Parlamento a rimediare. Dopotutto il nostro è ancora un sistema parlamentare nel quale e per il quale le linee di divisione tra destra e sinistra non possono essere rigide ma devono essere, occorrendo, flessibili. Il che non sciupa per nulla – l’ho spiegato più volte – la struttura dualistica del voto né una meccanica bipolare di governo. Questa volta o torniamo alle regole del sistema parlamentare, o rischiamo davvero di sprofondare nel nulla. Sia pure cantando l’«inno dell’inciucio».
 
Sulla questione che se il popolo vota uno stallo “vota male,” non potrei essere più d’accordo con Sartori nel respingere un pessimo sillogismo. Il popolo, giustamente, “ha diritto di votare come vota” e, caso mai, “se vota «male» allora deve essere il Parlamento a rimediare.” Ora, a parte che il popolo non ha affatto votato «male»—come Sartori e, si parva licet, anche lo scrivente pensa e sostiene—scegliendo uno stallo che punisce—o premia, a seconda dei punti di vista—entrambi i contendenti, adesso è per l’appunto compito degli eletti sbrogliare la matassa che essi stessi hanno imbrogliato inducendo gli elettori a votare come hanno votato.
 
Il punto, però, non è questo. Che significa, infatti, cantare l’«inno dell’inciucio»? Significa fare la Grosse Koalition? Mah, questa può essere una chiave di lettura, ma in mancanza di altri e più precisi indizi e istruzioni per l’uso, è soltanto una delle due o tre (se non di più) che vengono subito in mente.

 
Categorie:interni
  1. 21 aprile, 2006 alle 17:00

    Pienamente d’accordo. Forse Sartori trascura il fatto che abbiamo a che fare con la destra più estremistra e minacciosa e con la sinistra più sgangherata che mai si siano viste in Italia. Quale accordo è mai pensabile? Ci serve una destra europea alla CDU ( con Berlusconi che risale dal campo…) e una sinistra di buon senso che si chiami Partito Democratico. Temo le vedranno i miei nipoti e non so a che prezzo.

  2. 22 aprile, 2006 alle 10:55

    Io sarei un po’ più “ottimista,” nel senso che tanto un Governo in questo Paese–ad eccezione, forse, dei tempi di De Gasperi–non ce l’abbiamo mai avuto. Maggioranze risicate, rissose, eterogenee, ecc.,, invece, sono state all’ordine del giorno praticamente sempre. Dunque, nulla di nuovo sotto il sole e gli italiani dovranno arrangiarsi come al solito.

    wrh

  3. 22 aprile, 2006 alle 18:12

    Siamo al punto che neanche più l’inciucio è possibile.
    Non mi piace per niente questa divisione netta dell’elettorato e i toni irresponsabili dei due leader.
    La gente andando a votare ha dimostrato partecipazione e preoccupazione per il futuro, il guaio è che ognuno si è arrocato sulle sue posizioni e che l’elettorato italiano sia perfettamente diviso a metà non credo sia cosa nuova per nessuno, solo che stavolta non c’è stato il travaso “fisiologico” degli elettori delusi.
    Che succederà? Quien sabe….direbbe Tex

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