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Il 'dialogo sulla vita' del cardinal Martini


Mi spiace di non poter approfondire (sono sul piede di partenza) e discutere come si deve il capitolo aperto dal cardinale  Carlo Maria Martini con la pubblicazione su l’Espresso di un suo "dialogo sulla vita" con Ignazio Marino. Riporto qui di seguito l’editoriale che Il Foglio dedica oggi alle riflessioni del cardinale. Non tanto perché sono d’accordo—Ok, posso dire fin da ora che lo sono, ma solo perché considero plausibile il punto di vista dal quale si guarda la questione, non necessariamente tutto il resto—quanto perché il tono e il taglio delle osservazioni mi sembrano utili a “fare dibattito” su qualcosa che merita tutta l’attenzione possibile.
  
Ci sono “zone di frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il vero bene”, dice Carlo Maria Martini in un dialogo sull bioetica con il chirurgo Ignazio Marino pubblicato dall’Espresso. La “notizia” risiede soprattutto nelle posizioni espresse dal cardinale sulla possibilità di intervenire sull’ovocita fecondato, ipotesi mai entrata finora in alcun documento della chiesa, e nella circospetta apertura alla fecondazione eterologa. L’intervento del cardinale emerito di Milano va poi soppesato in chiave intraecclesiale, nell’ambito di un dibattito sui temi bioetici ben vivo nelle gerarchie (“non serviranno tanto i divieti e i no, soprattutto se prematuri, anche se bisognerà qualche volta saperli dire”). Ma questi sono in fondo gli aspetti che meno interessano.
Certo gli argomenti sono complessi, ma ciò che colpisce nelle riflessioni del cardinale è l’assenza pressoché totale di una visione d’insieme. Davanti ai problemi posti dalla post-modernità tecnologica, prima ancora che dalla sua deriva nichilista, Martini oppone al più una blanda sapienza scritturale, non prende mai l’iniziativa di un giudizio non si dirà teologico ma nemmeno filosofico, accetta costantemente il terreno del distinguo scientista-morale. Ma evitare di distinguere, per eccesso di distinzione, persino tra il bene dell’embrione da far vivere e la dittatura del desiderio di maternità della single, ha l’aria di una resa culturale. Problema di linguaggio, prima che di morale; problema di pensiero, più che di millesimi di tessuto biologico da concedere o da rivendicare su una mappa genetica in cui la parola Dio non compare mai.
E’ significativo che Benedetto XVI abbia aperto l’enciclica sull’amore con una premessa dedicata a “un problema di linguaggio”. E se Papa Ratzinger è sempre limpidamente assertivo, non teme di nominare e di giudicare, la cifra di Martini è invece sempre dubitativa, costantemente attestata sulla linea difensiva della doppia negazione. Non significa che sbagli sempre, e del resto su temi come la contraccezione e l’Aids è noto che la discussione esista. Ma l’impressione è che Martini faccia del tatticismo laddove servirebbe una visione strategica. Si muova, insomma, nella vera “zona grigia”: il tentativo di mantenere nei binari (morti) di scientismo e dottrina un tema come quello della vita, che invece è destinato a esplodere con tutta la sua potenza culturale e filosofica e come tale va affrontato. Come ha mirabilmente fatto Papa Benedetto.
(Il Foglio, 22 aprile 2006)

  1. 22 aprile, 2006 alle 16:15

    Sono d’accordo sulla necessità di una visione d’insieme, chiara, nitida e razionale. Spesso è assente anche nel cattolico comune, che si limita a ondeggiare tra diffidenza, entusiasmo e indifferenza verso la ricerca( tutti moti più emotivi che intellettuali ).
    Ma vorrei sapere la tua: l’idea della “dittatura del desiderio”, su cuibatte tanto il Foglio, è invece visione d’insieme?
    Mi puzza un po’ di angusto marchio a fuoco, non troppo diverso dal grido “laicità, medioevo!”. E se è angusto non è d’insieme!
    Ho l’impressione che colga poco del multiforme universo di chi ricorre alla fecondazione assistita…
    ciao, Eno!

  2. 22 aprile, 2006 alle 16:57

    Ti rispondo in maniera molto superficiale, perché sto per spegnere il computer …

    Secondo me, Il Foglio “estremizza” molto. Capisco la motivazione: è sempre la “religione civile” ovvero la religione intesa come instrumentum regni, ovvero ancora l’appello del Papa ai “laici” affinché vivano e si comportino etsi Deus daretur, ciò che fa da sfondo alle polemiche fogliesche. Per cui bisogna estremizzare le posizioni a fini “pedagogici.” Almeno così mi pare. Saluti.

  3. 22 aprile, 2006 alle 17:24

    Merci, e buon weekend!🙂

  4. anonimo
    22 aprile, 2006 alle 18:58

    L’editoriale era intitolato “Se Sua Eminenza gioca in difesa”. Stava meglio “Hai troppi pochi pregiudizi per un cardinale, Carlo”.

  5. anonimo
    22 aprile, 2006 alle 18:58

    Firma dimenticata:

    Nihil

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