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Bertinotti il Giusto


Che Fausto Bertinotti fosse una persona perbene c’erano pochi dubbi. E il modo in cui ha gestito la fase preliminare della partita del Quirinale—la prima scelta importante della sua nuova carriera di Presidente della Camera—lo conferma in maniera inequivocabile. Gliene dà atto Il Foglio con questo editoriale:
                                               
 
Il presidente della Camera ha giocato un brutto tiro a Romano Prodi, impedendo al leader dell’Unione di giocare la partita del Quirinale dopo aver sistemato le caselle e gli equilibri del suo governo. La decisione che ha assunto, insieme a Franco Marini, di convocare le Camere in seduta congiunta per l’elezione del capo dello stato da lunedì prossimo corrisponde alla richiesta dell’opposizione, e questo significa che l’ex leader di Rifondazione comunista ha fatto prevalere una visione istituzionale sugli interessi della sua coalizione.
Fausto Bertinotti è stato quasi sempre all’opposizione, anche nel breve periodo in cui ha sostenuto il primo governo Prodi lo ha fatto con evidente e crescente disagio, fino alla rottura finale. Anche per questo, probabilmente, è sensibile ai diritti delle minoranze, anche quando stanno dall’altra parte della barricata. Gli ultras prodiani hanno parlato di “mossa del cavallo”, alludendo a una manovra che punterebbe a condizionare la tattica del premier designato, ma in sostanza la scelta adottata ha evitato soltanto una forzatura, che peraltro avrebbe messo in imbarazzo il presidente della Repubblica. L’attribuzione dell’incarico da parte di un presidente in scadenza imminente e privo del diritto di scioglimento delle Camere, infatti, avrebbe potuto creare difficoltà istituzionali e avrebbe senza dubbio incendiato un clima politico già fin troppo rovente. E’ stato anche un messaggio inviato alla maggioranza, che sa di poter contare sull’appoggio di Bertinotti nel merito delle scelte, soprattutto di quelle più radicali, ma nel rigoroso rispetto delle regole di convivenza parlamentare, senza scorciatoie. Si era detto, alla vigilia dell’elezione dei presidenti, che il loro ruolo era essenziale per una maggioranza così limitata, perché a essi spetta la parola decisiva nella definizione del calendario parlamentare. E’ vero, ma non necessariamente il calendario corrisponde ai desideri di Prodi, com’è accaduto in questa prima occasione, che forse non sarà l’ultima.

Categorie:interni
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