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Succedere a Ciampi


E così Ciampi se ne va, con grazia ed eleganza, ovvero—a voler adoperare una formula un po’ retorica ma mai tanto appropriata—dimostrando un profondo senso dello Stato, come fa fede il comunicato col quale il Presidente ci ha informato della sua decisione.
 
E’ strano, in un certo senso, come questo Paese abbia saputo scegliersi Capi dello Stato della levatura di quello che si accinge a uscire di scena: Einaudi, Pertini, Cossiga. Strano, però, fino a un certo punto, perché qualcosa di suo il Paese deve avercelo messo. Forse—azzardo dire—non siamo neanche così male, e magari ce li siamo anche meritati questi uomini, come del resto, siamo sinceri, ci siamo meritati anche qualcuno degli altri presidenti.
 
Per quel che riguarda il successore, a questo punto, non resta che augurarsi una certa continuità. Chiaro che io tifo per Amato, ma non voglio esibirmi in elogi sperticati: quel che avevo da dire l’ho già detto, dopodiché c’è anche il senso della misura, e non ci sono supereroi, ma soltanto uomini che recitano bene la propria parte in commedia, che sanno essere all’altezza della situazione. Uno li ammira, li stima, ma idolatrarli mai. E neanche dichiararsi sempre e comunque d’accordo con loro, assumerli come modelli e cercare di imitarli. Come diceva uno che non voleva seguaci:
 
Insisti su te stesso; mai imitare. Tu puoi presentare in ogni momento il tuo talento con la forza accumulata coltivandoti per tutta la vita; ma il talento che hai adottato da un altro lo possiedi solo in maniera estemporanea. Ciò che ognuno può fare nel modo migliore, nessuno se non il suo Fattore può insegnarglielo.
Ralph Waldo Emerson
, Fiducia in se stessi
 
Ecco, allora, che invece di parlare di Amato preferisco dire qualcosa sull’altro candidato, quello che al momento sembra essere il maggiore “competitore” del «Dottor Sottile»: Massimo D’Alema.
 
il torrinoDico subito, per onestà intellettuale, che del Presidente dei DS ho sempre avuto la massima stima e che—stranamente, se vogliamo—mi sta pure simpatico. Stima per l’intelligenza e le capacità dialettiche, simpatia per il suo ostentato sottrarsi ad ogni captatio benevolentiae, il che, a mio avviso, è rivelatore di una natura schietta, aliena dalle ipocrisie fino alla sgradevolezza: una rarità in un panorama politico in cui trionfano falsi-buoni, piacioni, imbonitori di vario tipo e diversa caratura. Anche in forza di queste qualità, penso che D’Alema sarebbe un ottimo presidente. Ma c’è qualcosa che, nel contempo, induce a ritenere che una sua elezione alla massima carica dello Stato avrebbe effetti devastanti sul sistema e, di conseguenza, anche su di lui: sarebbe l’uomo giusto nel momento sbagliato. Un Paese spaccato a metà, in cui una coalizione che ha vinto per una manciata di voti si è già accaparrata la presidenza della Camera e del Senato non reggerebbe un presidente della Repubblica che è  un uomo di partito, un capo politico (uno dei più rappresentativi, se non addirittura il vero capo dell’Unione). In un altro sistema questo sarebbe logico e normale, nel sistema italiano no, tanto è vero che mai fino ad ora una figura politica di primissimo piano è ascesa al Quirinale. Né Moro, né Fanfani o Andreotti, per fare qualche nome, ci sono mai riusciti. Et pour cause!
 
Dunque, io spero che il Nostro non commetta l’errore di provarci: non sarebbe eletto (lo impallinerebbero senza pietà i suoi numerosi odiatori e spregiatori), ma se lo fosse sarebbe ancora peggio, per lui e per tutti. Le speranze di un qualche rinnovamento del centrosinistra, la nascita del Partito Democratico, la riscossa riformista contro lo strapotere della sinistra radicale, tutto quanto andrebbe a farsi benedire. Prima di salire sul Colle, D’Alema deve almeno tentare di completare l’opera che aveva incominciato: far prevalere nettamente e stabilmente, nella sinistra italiana, il riformismo sul massimalismo. Un compito che richiede le sue doti di leadership, la sua testardaggine, le sue qualità tattiche e strategiche. Che sono merce rara ovunque, non solo a sinistra.
 
Categorie:interni
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