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'Contro Ratzinger': ha ragione Giorello


Contro Ratzinger
vuol essere il classico pamphlet, rigorosamente anonimo «in omaggio alla tradizione dei libelli seicenteschi». Come si legge sul sito di Internet Bookshop, il libello 
 
ha per oggetto il messaggio di Benedetto XVI e la sua consistenza etica e filosofica. Il libro prende in esame le istruzioni del prefetto, le conferenze del teologo e i pronunciamenti del papa dall’arrivo a Roma nel 1981 fino alla prima enciclica del gennaio 2006. Ripercorre la sua vita, i suoi atti politici e analizza la sua figura mediatica anche in rapporto a quella del predecessore. È una confutazione, una critica, un pamphlet rigoroso, spesso ironico, a tratti letterario, che si tiene lontano dall’anticlericalismo di maniera proponendosi come strumento utile per capire, necessario per difendersi.
 
Sulla questione dell’anonimato, tuttavia, qualcuno ha qualcosa da ridire. E quel qualcuno non è un tizio qualsiasi, e men che meno un “clericale” in servizio permanente effettivo. Infatti si tratta nientemeno che di Giulio Giorello, di cui tutto si può dire meno che sia un simpatizzante di Papa Benedetto XVI. Ecco cosa scrive sul Corriere di oggi:
 
L’eredità dei Lumi è soltanto una conseguenza del cristianesimo; in tempi di pensiero debole, la ragione «forte» viene dalla Chiesa; il relativismo – il lasciarsi portare «qua e là da ogni vento di dottrina» – non basta. Insomma, «il bianco muove e dà scacco in tre mosse». Benedetto XVI sfrutterebbe «le tecniche dell’argomentazione razionale come strumento di persuasione irrazionale»: ma la casa editrice Isbn (del gruppo il Saggiatore) ha pronto l’antidoto, un corrosivo pamphlet Contro Ratzinger , «utile per capire, necessario per difendersi». Mi sentirei di far mie alcune argomentazioni, come la difesa del vituperato relativismo. Però, io non amo scrivere contro qualcuno, ma per qualche cosa. E non condivido la profezia secondo cui la strategia di Ratzinger ci porterebbe a rinunciare «all’idea di un’umanità fallibile per piegarci a un Dio dall’esistenza opinabile»: la reale contrapposizione non è tra chi crede o no in Dio, ma tra ragione infallibile e fallibile, com’è fallibile (e proprio per questo capace di evolvere) la ragione scientifica.
Infine, l’autore ha scelto l’anonimato «in omaggio alla tradizione dei libelli seicenteschi», con pieno appoggio dell’editore. Stiamo tornando ai tempi in cui questa «mossa» era necessaria per salvarsi la vita e chi di dovere se la prendeva col tipografo?
Cari amici della Isbn, credo che oggi qualsiasi laico possa concedersi il lusso di firmare col proprio nome, e che, in tema di laicità, non si debba ricorrere al mistero, nemmeno a proposito dell’identità di chi scrive.
 
Ebbene, premesso che a) condivido il rifiuto della “profezia” circa la presunta strategia di Ratzinger, e che b) anche a me, credente, è capitato talvolta di far mia “la difesa del vituperato relativismo,” e infine che c) trovo quanto meno suggestiva l’opinione che “la reale contrapposizione non è tra chi crede o no in Dio, ma tra ragione infallibile e fallibile,” non sono disposto a dichiarami “giorelliano” per niente al mondo. Anzi, per una cosa sola sì: per la critica di quell’anonimato che proprio non riesco a capire (e a giustificare). Il che mi pare oltretutto una ragione sufficiente per non leggere il libro.  
Categorie:culture autoctone
  1. 6 maggio, 2006 alle 23:19

    Un salutone !
    Anne

  2. 7 maggio, 2006 alle 21:19

    Vuoi vedere che l’ha scritto il card. Martini?
    Scherzo …😉

  3. 8 maggio, 2006 alle 14:13

    Data la debolezza dei “secolaristi” italici? Generoso da parte diel cardinale, giusto?

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