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Non ho letto 'Il Codice Da Vinci'


Non ho letto Il Codice Da Vinci, e non per snobismo. Semplicemente, qualche lustro fa lessi un libro che, da quel che ho capito dalle recensioni e dai dibattiti sul best seller di Dan Brown, diceva più o meno esattamente le stesse cose, e mi fece un’impressione miserevole. Dunque, mi son detto, perché buttare via euro e, soprattutto, tempo? Poi ho visto che la causa per plagio è stata vinta da quello che a me sembra(va) uno scopiazzatore, ma questo non mi ha fatto cambiare idea.
 
Forse andrò a vedere il film, ma aspetto di leggere qualche recensione: non vorrei scomodarmi da casa (vado poco al cinema) per un filmaccio, piuttosto vado a vedere Il Caimano, che almeno è piaciuto a Giuliano Ferrara (se non faceva finta), il quale, prima di sbilanciarsi, avrà anche consultato la sua signora, che è una che di cinema ne capisce—la vita è una catena, che vogliamo farci? Uno sta alla parola di un altro che a sua volta si è fidato di qualcun altro, che magari ha creduto a ciò che gli aveva confidato un altro ancora, e via così, quasi all’infinito, perché nessuno può controllare tutto, e la vita è tutta un fidarsi reciprocamente.
 
Ma non era di questo che volevo parlare. Infatti volevo solo segnalare delle cose che ho letto sull’Opus Dei, cioè sull’ intelligente, pacata e sorridente reazione di quella importante e potentissima organizzazione cattolica di fronte alle terribili accuse che il libro di Dan Brown  le muove. C’è l’edoriale di Gianni Riotta sul Corriere di oggi, che racconta come e perché la strategia adottata dall’Opus Dei stia risultando vincente su tutto il fronte. Di qualche giorno fa, invece (del 12 maggio), c’è un’intervista di Vittorio Messori a Javier Echevarrìa, il settantaquattrenne Prelato della “Società della Santa Croce e dell’ Opus Dei,“ nonché per trent’anni segretario del Fondatore, Escrivà de Balaguer. Cito un paio di passaggi. Nel primo il Prelato dell’Opera gioca in difesa:
 
Perché questo accanimento contro l’Opus Dei? La risposta è netta: “Perché sono noti il nostro attaccamento al Papa, la nostra fedeltà alla Chiesa, il nostro rigore per l’ortodossia della fede. Si attacca noi per attaccare queste realtà: noi non saremmo che la creatura ipocrita di una Chiesa cattolica che non può dare altro che frutti avvelenati. E poi perché, quando non si crede più al diavolo, quello vero, se ne cercano altri immaginari. La perdita della fede porta sempre alla superstizione“.    
 
Nel secondo, Messori dà una notizia:
 
L’ultima, inedita notizia: nel famoso minigrattacielo di New York, il responsabile americano dell’Opera e quello delle Doubleday Editions annunceranno  una ristampa, ad altissima tiratura,di The Way  (Cammino, in italiano). E’ il libricino che contiene 999 massime di Sant’Escrivà, il manuale di formazione spirituale per i discepoli, la fonte del Male secondo Brown. Ma, ecco la sorpresa: Doubleday è l’editore del Codice Da Vinci. Nello stesso catalogo staranno dunque “veleno” ed “antidoto”, ciascuno potrà confrontare e giudicare.  Come mi ripeteva, congedandomi,  mons. Javier: “Per noi che crediamo nella Provvidenza, non c’è male apparente che non si riveli come un bene reale.”  
 
Ricorda qualcosa la battuta conclusiva del monsignore? Ma sì, I promessi sposi, cap. VIII, al termine dell’«Addio monti»:
 
Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.

 
Categorie:culture autoctone
  1. 21 maggio, 2006 alle 13:09

    Ero giunto a conclusioni simili qui. L’Opus si è guadagnata la mia (seppur riluttante) ammirazione, in questa occasione.

    Giuseppe

  2. 21 maggio, 2006 alle 21:02

    Trovo che sia diritto dell’Opus Dei dire ai propri fedeli che un film è sconsigliato. Ho sentito parlare anche di roghi, e francamente mi è parsa una cialtronata.
    Nemmeno io l’ho letto e non leggerò. L’ho fatto per snobismo, però: non è in quel tipo di testo che si può trovare qualcosa di utile, o solo di piacevole, per riflettere sulla Chiesa, sulla sua storia e su alcune sue ostinazioni. Forse anche io vedrò il film, ma non al cinema: soldi gettati.

    Saluti

  3. 21 maggio, 2006 alle 21:06

    Grazie per la segnalazione. Siamo sicuramente d’accordo sull’atteggiamento dell’Opus Dei.

    Sull’attuale pontefice ho opinioni abbastanza diverse. Tieni però presente che l’Opus Dei sta con ogni probabilità praticando una sua precisa strategia, che è non meno “tosta” di quella di Joseph Ratzinger.

    Infine direi che ritenere che un papa possa avere una visione autenticamente pessimistica significa pensare un puro e semplice ossimoro. Nel senso che una sottolineatura “drammatizzante” delle difficoltà che la Chiesa deve affrontare non è pessimismo, è il segno della volontà di suscitare nel “popolo di Dio” un’adeguata consapevolezza della posta in gioco.

    Il pessimismo lasciamolo a Leopardi–che nel genere è insuperabile e sublime. Un credente è sempre, al fondo, un ottimista che non dimentica una promessa fatta molto tempo fa: Non prevalebunt. Ciao.

  4. anonimo
    26 maggio, 2006 alle 2:24

    ma che palle, e` un libro che parla di complotti come tanti altri per rendere le cose piu` interessanti, e` scritto bene, credo, poco altro. Non e` per questo libro che la chiesa perdera` fedeli dato che chiunque cambi idea dopo la lettura di un libro di narrativa e` diciamo un tipo molto ondivago e tende sempre a cambiare idea. Si preoccupi, la chiesa, della veridicita` di fondo del sua messaggio la cui parte fondamentale, che io sappia, e` la fede. La necessita` di avere fede per credere in dio, per avere la certezza che esista(oltre la certezza per fede non c’e` altro) e` un qualcosa che, per fortuna, suona sempre piu` assurdo alla gente. La stessa gente va a vedere il film per divertirsi, su cristo ha gia` cambiato idea.

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