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Fischi e indignazioni 'ad usum delphini'


Peggiore della prepotenza contro gli anziani c’è solo l’ipocrisia di chi si indigna a corrente alternata. E che manipola valori, etica ed etichetta a seconda dell’identità della vittima.
 
Già Il Foglio di sabato scorso metteva qualche puntino sulle “i” per quanto riguarda la triste e miserabile vicenda dei fischi ai senatori a vita, invitando a non trascurare, nella foga dell’indignazione, dettagli importanti e contesti alquanto imbarazzanti per la parte politica che oggi (giustamente) grida allo scandalo. Ora, al di là del fatto che mai come di questi tempi mi sono sentito sollevato al pensiero di non essere schierato né con questi né con quelli, mi sembra che sarebbe utile a tutti fare uno sforzo di “estraniamento” e, con una buona dose di agilità mentale, cercare di guadagnare territori di riflessione meno inquinati dalle emissioni mefitiche provenienti dagli opposti settarismi. Proprio per questo direi che l’editoriale di Pierluigi Battista sul Corriere di oggi giunge quanto mai opportuno. La «massima» qui sopra non è altro che la conclusione dell’editoriale medesimo. Che riporto qui di seguito, integralmente.
 
Che pena e che vergogna, quell’immagine dei senatori a vita svillaneggiati da un centrodestra che ha perso i freni inibitori. Quelle urla, gli sghignazzi, i cori di dileggio contro anziani che meriterebbero rispetto comunque, anche a prescindere dalle illustri gesta compiute nel corso di una lunga esistenza. Allo sgarbo istituzionale si è aggiunta la mancanza di un minimo riguardo per l’età veneranda di quei senatori (perfino i pannoloni sono stati evocati da Libero ). Hanno fatto irruzione nell’aula di Palazzo Madama lo sberleffo per i capelli bianchi e l’irrisione per le andature claudicanti. Uno spettacolo indecente. C’è solo da domandarsi se abbiano titoli per indignarsi i commentatori che sono restati indifferenti quando altri anziani sono stati sbeffeggiati o sottoposti a non meno brutali trattamenti. Teorico della irriducibile differenza antropologica tra destra e sinistra, dell’equivalenza tra stile e appartenenza di schieramento e tra politica e buone maniere, Michele Serra su Repubblica ricava dalla gazzarra del Senato l’ulteriore e definitiva prova che la destra abbia («quasi») assunto «il monopolio della cafonaggine». Beato lui, così corazzato di certezze apodittiche. Quando il 25 aprile scorso a Milano un signore anziano, seduto su una carrozzella a causa degli inevitabili acciacchi dell’età avanzata, medaglia d’argento della Resistenza, deportato a Dachau, venne fatto oggetto di fischi e insulti assieme alla figlia che lo accompagnava, la scena non apparve così disgustosa ai monopolisti dello stile. La colpa di quel vecchio era solo di essere il padre di Letizia Moratti, dunque della «nemica». Quasi tutti si dissociarono da quell’odioso agguato. Anche l’avversario della Moratti, l’ex prefetto Bruno Ferrante, che però in questi giorni ha fatto marcia indietro, forse per far mostra di una baldanzosa muscolarità agli occhi del proprio elettorato. Ma non si sentirono lamenti sull’anzianità violata e sulla vecchiaia vilipesa, non si fece cenno al glorioso passato di quel vecchio in carrozzella.
Nei mesi passati un altro rispettabile anziano, stavolta a Siena, venne sommerso dai fischi di giovani che avevano inscenato una chiassosa manifestazione prima ancora che il loro bersaglio prendesse la parola. L’anziano rispettabile era il cardinale Camillo Ruini, il quale non ebbe il piacere, nei commenti seguiti al poco commendevole episodio, di veder esecrate le espressioni irriguardose ululate a suo danno. Anzi, forse in omaggio a una mai disseccata vena giovanilista che induce a guardare con indulgente bonarietà ogni fremito di interventismo protestatario under 21, quell’impresa venne letta come salutare manifestazione di esuberanza civile. Si rivendicò l’incoercibile diritto alla fischiata, suprema e inalienabile espressione di dissenso. Si interpellarono con partecipata curiosità i seguaci delle «farfalle rosse» che avevano tacitato l’interferente cardinale, tanto da trasformare in una polverosa e desueta ossessione il dubbio che quel perentorio invito al silenzio nei confronti di Ruini non rappresentasse piuttosto un sintomo di intolleranza e di prepotenza. Dubbio che si rinfocolò quando, nel medesimo luogo, il ruolo di vittima del sacro diritto al fischio venne recitato da Marcello Pera, allora presidente del Senato, seconda carica dello Stato. Si udirono forse poderosi lamenti sulle istituzioni calpestate, sulla sacralità del Senato sfregiata? No, non si udirono. Dimostrando ancora una volta che peggiore della prepotenza contro gli anziani c’è solo l’ipocrisia di chi si indigna a corrente alternata. E che manipola valori, etica ed etichetta a seconda dell’identità della vittima.

Categorie:interni
  1. 22 maggio, 2006 alle 21:43

    C’è anche chi, come il sottoscritto, ha biasimato sia i fischi in Parlamento che, a suo tempo, quelli a Milano o a Siena.
    Bisogna però anche riconoscere che il Parlamento non è una piazza e dai suoi membri ci si attenderebbe un comportamento onorevole. Inoltre i senatori a vita sono stati fischiati e insultati nell’esercizio del voto e non a contestazione di un’idea discutibile espressa in dibattito, come pure succede. Paragonare gli episodi, senza le dovute distinzioni, non aiuta.
    Comunque oggi Cossiga è tornato giù pesante nei confronti di Berlusconi. E’ saltato un equilibrio, aspettiamoci sorprese.
    (Ma Cossiga non aveva annunciato il ritiro dalle scene a dicembre 2005?)

  2. 22 maggio, 2006 alle 22:59

    Se è per questo, Angelo, anche Michele Serra, come attesta Wittgenstein, ha fischiato i fischiatori del 25 aprile e del Primo maggio. Il che mi fa piacere, ovviamente. Anche se il problema, in generale, resta.

    Quanto al fatto che si era in Parlamento e non in piazza, va bene, c’è una differenza. Ma non poi così grande.

    Quanto a Cossiga, se devo essere sincero, la mia impressione è che si stia divertendo moltissimo. Io un po’ meno, ma non ho la sua esperienza delle cose di questo mondo…

    Si doveva ritirare? Taci, ci sono cascato anch’io quando l’ha detto, ma giuro che non me la racconta più. Saluti.

  3. 23 maggio, 2006 alle 11:19

    eliminiamo i senatori a vita e facciamo prima.

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