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Rusconi e le 'radici cristiane' dell'Europa


L’Europa deve essere laica. Lo ha detto Amato a Ventotene, dove si ricordano i vent’anni della morte di Altiero Spinelli, il padre del federalismo europeo. E le «radici cristiane»? Non possono essere elemento di divisione:
 
«Occorre includere, non escludere. Come del resto il messaggio cristiano nella sua universalità dovrebbe essere inteso da chiunque non ne faccia un uso personale e lo prenda per quello che dice da oltre duemila anni».
 
Concetti condivisibili, penso. Anche da parte di chi non si considera un “laicista” in servizio permanente effettivo. Tuttavia qualche distinzione andrebbe fatta, e Amato, su questa materia, non è certo tipo da smentire la sua fama di “Dottor Sottile,” tanto è vero che la sua posizione, esplicitata in innumerevoli occasioni, è molto articolata. Ma stavolta, almeno a stare ai resoconti giornalistici, non è andato al fondo della questione, come invece ha cercato di fare Gian Enrico Rusconi con un articolo molto equilibrato e “aperto” su La Stampa di oggi. Ne riporto qualche passaggio particolarmente significativo:
 
L’Europa è stata pensata laica e la sua Costituzione lo riflette scrupolosamente. E’ un dato che non si contrappone all’evidenza storica di un’Europa che ha «radici cristiane». Ma le radici cristiane sono storicamente diventate ragioni secolarizzate; sono maturate a istituzioni laiche che oggi esigono la loro piena autonomia e sovranità.
[…]
Laicità vuol dire accettare come moralmente e legalmente giustificati atteggiamenti e comportamenti che appaiono soggettivamente sgradevoli (o impropriamente etichettati come «innaturali»). Laicità è ammettere una disimmetria tra singole moralità private ed un’etica pubblica dotata di regole comuni rispettose della autonomia della sfera privata e morale. Insomma, la democrazia laica crea lo spazio pubblico entro cui tutti i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti confrontano liberamente i loro argomenti, affermano le loro identità e vivono i loro stili morali di vita. Questi sono riconosciuti come diritti tramite procedure consensuali di decisione, senza che prevalgano in modo autoritativo alcune credenze o alcuni convincimenti su altri.
[…]
L’Europa che si aprirà alle società e culture diverse non avrà emblemi religiosi distintivi. Sarà laica, ma non per questo dimentica delle sue radici cristiane, da cui è cresciuta sino alla sua piena maturità politica, laica appunto.
 
Devo dire che il tipo di approccio prescelto da Rusconi, per quanto schematicamente espresso, mi sembra vada nella direzione giusta. Lo dico e lo penso da credente, convinto della necessità di un riconoscimento anche esplicito e formale delle «radici cristiane» dell’Europa, e nello stesso tempo da persona che considera la sfera pubblica come qualcosa di “autonomo” dalla religione. E lo penso anche non escludendo affatto una prospettiva in cui, accanto all’affermazione della «laicità» dello Stato, intesa come un principio che possiede una sua “sacralità” (ossimoro solo apparente), si prenda seriamente in considerazione l’ipotesi di elaborare una nuova religione civile fondata su un riconoscimento implicito: lo Stato ha tutto da guadagnare dal guardare al cristianesimo come alla fonte cui attingere per restituire alla vita pubblica il senso della perennità dei valori sui quali lo Stato laico—come appunto Rusconi ha ricordato—storicamente si fonda. E’ precisamente da quei valori che la laicità dello Stato ha mutuato la sua “sacralità,” senza della quale, secondo molti (ed io tra questi, per quel che conta), la stessa laicità è destinata inevitabilmente ad inaridirsi.

Ma a questo punto sarei anche curioso di sapere se Rusconi sarebbe disposto a sottoscrivere … Nel caso, qualcuno potrebbe essere così gentile da fargli presente che un cristiano non pentito è pronto a sottoscrivere quello che ha scritto lui?

Categorie:culture autoctone
  1. 23 maggio, 2006 alle 14:34

    [Nota di servizio] Il commento inviato da Ernie alle 9:54 è diventato il post successivo. Il mio commento, a sua volta, è stato rimosso da qui e “trasportato” tra i commenti del post medesimo.
    wrh

  2. anonimo
    24 maggio, 2006 alle 13:19

    Si fa tanto parlare di “radici cristiane”, ma mi piacerebbe fossero un po’ meglio esplicitate. Nella storia del cristianesimo ci sono stati sia S.Francesco d’Assisi che le SS.

    Quali sono i valori che sono specificamente cristiani, e che non si trovano, se non raramente, in altre culture ?

    A me ne vengono in mente solo un paio:

    – l’idea di perdono, anche per i peccati più gravi

    – l’idea di responsabilita verso tutti, non solo verso i propri famigliari, correligionari o ospiti

    Stefano

  3. 24 maggio, 2006 alle 14:59

    Stefano, sono sicuro che tu ti rendi conto del fatto che rispondere alla tua domanda non è qualcosa che si possa liquidare con una o due battute. Tuttavia, visto che mi sembri sinceramente interessato ad approfondire ti consiglierei questo link, dal quale puoi accedere a un ciclo di incontri promossi dalla Radio Vaticana:

    “Alla scoperta delle radici cristiane dell’Europa”

    Si tratta, come si legge nella pagina introduttiva, di «otto appuntamenti per riscoprire la bellezza del patrimonio cristiano del Continente europeo: ne parlano ai nostri microfoni il cardinale Angelo Scola, il medievalista Franco Cardini, il cardinale Francesco Marchisano, il teologo Bruno Forte, l’Abate di Santa Scolastica a Subiaco don Mauro Meacci, il prof. Francesco Sisinni e l’arcivescovo Rino Fisichella.»

    Ciao

  4. anonimo
    24 maggio, 2006 alle 15:07

    Ciao Wind.
    Sappiamo bene che il dissidio sulle radici cristiane non si risolve includendo, perché nasce precisamente dal desiderio di separare i fattori e metterne in evidenza alcuni. Una costituzione nera dove tutte le radici sono nere servirebbe quanto una costizione bianca (blank), perianamente ‘Senza radici’.

    Ciao🙂

  5. anonimo
    24 maggio, 2006 alle 15:14

    (Return)

  6. 24 maggio, 2006 alle 15:16

    Ovvio, Anonimo, ovvio, anche se basta intendersi su cosa significa, in questo caso, includere. Se non si specifica, l’inclusione può voler dire tutto e il contrario di tutto. Ciao

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