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Silvio, uno di noi

[In mattinata, sotto il post precedente, ho trovato un commento che era un O.T. bello e buono. Lo ha inviato Ernie, che lo accompagnava con questa spiegazione:
"Buongiorno Rob. Invado il tuo spazio con un mio piccolo post, trasgredendo alla promessa di sbattermene della politica (che palle!) ma ieri sera …."
Adesso che ho più tempo lo trasformo nel post che segue. Il che non significa una condivisione di ciò che contiene, anche perché si tratta di argomenti e situazioni a me poco noti. Semplicemente, penso che si tratti di un’opinione sulla quale può valere la pena ragionare senza pregiudizi. Il titolo del post è dell’autore medesimo.]
Ieri sera, sulla poltrona bianca di Bruno Vespa, il sire era incazzato come una biscia. Ha detto che farà un’opposizione durissima e senza sconti e il perchè è ormai noto: in un paese dove la sinistra ha vinto per un pugno di voti, i compagnuzzi si sono arraffati tutti i centri di potere, tutte le istituzioni, tutto. "E poi – ha aggiunto il Cav – non sono ancora sicuro che la sinistra abbia vinto: voglio ricontare le schede perchè…". E su questo punto si è dilungato su una cosa che a molti farà ridere, di cui moltissimi si indigneranno e diranno "ma come, ma via, vergogna, si rassegni, basta col duce..", e che invece è vera. Drammaticamente vera. E cioè, che in Toscana e in Emilia, il taroccamento delle schede al momento dello spoglio e della conta è più frequente di quanto non si pensi. Basta avere una certa età e aver sentito un numero impressionante di volte lo stupore neppure troppo esagerato di qualsiasi persona che abbia avuto la sfiga di fare lo scrutatore in qualche sezione elettorale di queste meravigliose regioni. Qui da noi, in Toscana, corre voce, e corre lunga, che queste cose son sempre successe, come se fosse una cosa normalissima. Al Cav., invece, gli girano un tantino i coglioni. A noi pure. Mica per altro. Provate voi a stare a Pistoia, Pisa, Livorno, tanto per fare un esempio. Città in mano ai compagnuzzi, da sempre. Posti di merda, città letteralmente invivibili, sporche, orribili, con strade da medioevo, divertimenti zero, le Stalingrado di sempre. Roba che in confronto una Treviso qualsiasi (in mano a quelle merde di leghisti) sembra il paradiso terrestre. E la gente lo sa, lo vive questo disastro quotidiano di questi posti in cui ogni scempio è stato compiuto. E allora dov’è il trucco? Stai a vedere che il sire ha detto un briciolino di verità, di quelle che però non vanno dette.
Ernie

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Categorie:interni
  1. 23 maggio, 2006 alle 14:29

    Ernie, ospito volentieri la tua “testimonianza.” Non conoscendo i fatti e le situazioni non dico nulla sul merito. Però una piccola testimonianza, occasionale e marginale, la posso dare anch’io su un’altra faccenda: lo stato delle strade in Emilia-Romagna.

    Sono stato recentemente a Ravenna e dintorni e devo dire che le condizioni della E 45–di competenza del comparto ANAS di Firenze e di Bolognae–e in genere delle strade urbane ed extraurbane della zona è qualcosa di indescrivibile: una fortuna riuscire a non scassare una macchina in uno slalom estenuante per evitare buche di tutte le dimensioni, e svariati tratti che presentano un asfalto sconnesso e disastrato.

    Quando ho rivarcato il confine della Regione Veneto ho letteralmente tirato un sospiro di sollievo e mi son detto che rientravo nella civiltà: strade lisce e ben curate. Un lusso al quale sono abituato e che ora ho imparato ad apprezzare come merita, purtroppo a mie spese (sulla E45 ho beccato una buca traditrice, grande come un melone, e quindi nin così visibile, e ben profonda: se non ho spaccato le sospensioni o peggio, sono stato appunto fortunato).

    Ciao

  2. 23 maggio, 2006 alle 17:43

    Ricambio la visitina caro Wind, e leggo questa testimonianza che prendo sul serio perché anche a me sono state dette cose simili.
    Mi dicono anche, perché non l’ho ancora visto la puntata, che Vespa é stato aggressivo nei confronti di Berlusconi, ora che non é più Pres.
    ….
    Mi sembra tutto molto deprimente..non ci aspettano giorni tranquilli..
    Ciao! 🙂

  3. 25 maggio, 2006 alle 11:08

    Eh, anche all’estero non scherzano:
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=91702
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=91704

    vuoi vedere che insabbiano tutto?
    Che sia Franza o Spagna, basta che se magna…

  4. 25 maggio, 2006 alle 11:31

    Ah, ecco perché gli italiani all’estero ce l’avevano tanto con quel tale Danieli che avrebbe dovuto andare al loro ministero:
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=91734&PRINT=S

  5. anonimo
    25 maggio, 2006 alle 15:41

    Te lo confermo e mi firmo: sono Francesco Giuseppe Pianori, nato a San Clemente (Rimini) il 21 Maggio 1949, residente a Rimini dal 1963.
    Ho fatto parte di un seggio come scrutatore più volte, con la vecchia e la nuova legge elettorale.
    Il primo episodio che ho vissuto è emblematico:
    Entra nel seggio una signora. Uno scrutatore le si fa incontro e le mostra un “santino” con l’indicazione del voto PCI (Partito Comunista Italiano).
    Taccio e osservo ripromettendomi un chiarimento in sede di spoglio.
    Spoglio delle schede.
    Le schede sono gettate alla rinfusa sul tavolo. Uno scrutatore le raccoglie dividendole per partiti.
    Faccio notare l’irregolarità. Mi rimbeccano che si è sempre fatto così. Faccio notare al Presidente l’episodio avvenuto con la signora. Lo scrutatore dichiara che era sua moglie. Un atto comunque illegale, affermo. Il Presidente prende paura e mi fa sedere alla sua sinistra per controllare l’assegnazione dei voti.
    Il Presdiente dichiara più volte, con una certa disinvoltura, i voti assegnati al PCI. Lo richiamo in almeno 5 occasioni sulle inesattezze delle assegnazioni. Alcune schede sono nulle, alcune contestabili.
    Lo scrutatore suddetto, anziano, sbuffa richiamando il Presidente: “Non vorrai mica annullare un voto al Partito?!” Il Presidente, masticando amaro, conferma la nullità dei voti.
    Sono l’unico scrutatore non comunista. Mi guardano male, ma tengo duro. Mi ero letto la legge elettorale ben bene prima di partecipare al seggio.
    Leggerezza e superficialità riscontrate anche nella altre occasioni.
    In fede

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