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E Montezemolo volava alto …


Chiudendo con il suo intervento l’Assemblea Annuale di Confindustria, Prodi ha provato a tendere una mano agli industriali, ma non sembra che abbia riscosso molto successo. Tutt’altro, a quanto pare. E, sempre a quanto sembra, non poteva che andare così. Il perché lo ha spiegato molto efficacemente non un nostalgico del presidente del Consiglio uscente, non un fan del centrodestra, tipo un giornalista di Libero, del Foglio o del Giornale, no, lo ha scritto Alberto Statera sulla prima pagina di Repubblica, commentando l’intervento che Montezemolo ha tenuto ieri, all’apertura dei lavori. “Questione settentrionale—ha esordito Statera—o, tout court, questione industriale?” Il seguito merita di esser letto e meditato con la massima attenzione:
 
Montezemolo ce la mette tutta per dimenticare e far dimenticare Vicenza, vola alto, etica, politica, gli interessi mediati in una cornice non corporativa, perché «è urgente pensare all´Italia, prima che a noi stessi» in un nuovo empito di «solidarietà nazionale». Espressione perfettamente adeguata rispetto a «progetti condivisi», ma che la platea equivoca, fatica a capire, ricollega forse a un´esperienza politica che non viene ricordata per la lotta al terrorismo che insanguinava il paese, ma per lo statalismo montante, per il cattocomunismo, per il consociativismo.
 
Basta un minuto e mezzo, all´inizio, per credere di poter psicanalizzare la maggioranza dei duemila che riempiono l´Auditorium, intervallati, come sempre, da qualche bellezza, accompagnatrici fasciate in passerella. Non vale più la distinzione vicentina tra la prima fila dei grandi e potenti, gli esecrati «poteri forti», e le trenta file successive dell´ex popolo della partita Iva. Il test lo compie coraggiosamente Montezemolo stesso. Onore al nuovo presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: applauso di maniera. Gratitudine all´ex presidente Carlo Azeglio Ciampi: niente di più. Saluto ai neopresidenti della Camera e del Senato, senza neanche citarne il nome, a scanso di rischi per Bertinotti: applauso pigro. Saluto al presidente del Consiglio Romano Prodi, presente in sala: applauso indolente. E´ al nome di Gianni Letta che esplode la standing ovation. Truppe cammellate del riservato ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio?
 
Figuriamoci, neanche a pensarci. Sincera ammirazione. Ma perché mai? Letta è persona squisita, grande mediatore e intelligente navigatore della politica, ma nessuno più di lui incarna l´Italia democristiana statalista, della politica politicante, del potere forte ma dei toni pacati, quasi gesuitici. Se è questo che gli imprenditori rimpiangono, perché mai allora restano freddi freddi quando Montezemolo ripete, con un´implicita critica all´ex premier, di aver assistito alla campagna elettorale più brutta della storia repubblicana per i toni e l´asprezza dello scontro? A meno che il dolce Letta non abbia, paradossalmente, lucrato applausi in realtà destinati al suo furioso leader Silvio Berlusconi, che, nello stesso momento, a Napoli continuava a minacciare sfracelli.
 
Statera prosegue impietosamente la sua disamina domandandosi “cos´è che fibrilla nelle viscere profonde degli imprenditori prima ancora di aver visto all´opera il nuovo governo.” Probabilmente, suggerisce Statera, la risposta, “non è dentro questo Auditorium.”
 
E´ piuttosto sulle pagine dei giornali, nelle comparsate televisive senza sosta dei ministri del nuovo governo, a dispetto degli inviti alla cautela e, possibilmente, al silenzio lanciato dal presidente del Consiglio. Di che cosa credete si parlasse ieri mattina nell´Auditorium di Renzo Piano mentre Montezemolo cercava di ricucire lo strappo di Vicenza e Prodi e Bersani faticosamente vellicavano una platea se non ostile sicuramente sospettosa? Si parlava del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che sull´Alta Velocità prende tempo, pur non nascondendo la sua ostilità, ma corre a dichiarare che Fidel Castro lo «emoziona».
 
E del ministro dell´Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che annuncia modifiche al Codice Ambientale, con norme più onerose rispetto a quelle degli altri paesi. O del sottosegretario all´Economia Paolo Cento, che la legge Biagi vorrebbe riscriverla tutta, ben oltre l´introduzione dei necessari ammortizzatori sociali.

La conclusione dell’editoriale non è meno impietosa di tutto il resto:

Come fa questo popolo ad esaltarsi per i richiami etici del suo presidente, per lo «scatto morale» invocato da Bersani, per la pace sociale promessa da Prodi, se vede rimettere in discussione, in un continuo gioco dell´oca, anche quel poco di positivo che ritiene di aver ottenuto in questi anni da uno Stato che vive come ostile? Così Vicenza, la città che tanti anni fa fischiò Agnelli e Marzotto quando i poteri forti esistevano ancora davvero, il luogo epitome di un «capitalismo» nuovo, arrabbiato e sempre più esigente, oggi è ancora qui nell´Auditorium tra attesa e scetticismo. E´ come se alcuni di loro volessero ribaltare il motto montezemoliano: «E´ urgente pensare prima a noi stessi che all´Italia». Prodi, Bersani, Enrico Letta, Padoa Schioppa, hanno perciò ben poco tempo per disinnescare la questione settentrionale e non farla dilagare oltre i confini del Nord. Senza dimenticare l´Italia.

Categorie:interni
  1. anonimo
    26 maggio, 2006 alle 17:47

    potevate tenervi berluskoni. gestirebbe con sincerità tutte le vostre aziende,sopratutto la sua italia. la penisola dei coglioni.

  2. 29 maggio, 2006 alle 15:16

    Che timidoni questi sinistri militanti: sempre anonimi…
    IMHO, coglioni sono quelli che hanno votato Prodi per poi ritrovarsi con ‘sti ministri fanatici e incompetenti…
    che mi hanno già stufato pur non avendo ancora iniziato a fare pasticci!

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