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Salva per miracolo sulle intercettazioni

Le intercettazioni telefoniche, in Italia come nel resto del mondo, sono “una conseguenza quasi obbligata della nuova società tecnologica” e il “semplice adeguamento elettronico degli antichi pedinamenti dei sospetti da parte della polizia.” Su questo non ci piove, ci mancherebbe altro.  Da noi si intercetta per far emergere gli squallidi “commerci” del mondo calcistico, o le inconfessabili liaisons tra ambienti politici e finanziari, fuori si lavora essenzialmente—e quasi sempre in maniera silenziosa—allo scopo di portare avanti quanto più efficacemente è possibile la guerra alla criminalità e al terrorismo.

Di fronte a questa “novità” l’opinione pubblica, ovviamente, si interroga: E’ giusto? E’ sempre inevitabile? Ci sono dei limiti? Lucia Annunziata—che quando vuole sa praticare un giornalismo pro-civil society, cioè non volgarmente di parte e neppure odiosamente moralistico—ripropone questi interrogativi in un editoriale che compare su La Stampa di oggi. Interessante, in particolare, la sottolineatura della “peculiarità” del caso-Italia:
Negli Stati Uniti, di recente, è stata denunciata una vasta rete di controllo del governo sui telefoni di migliaia di cittadini americani. Scoperta che ha provocato scandalo e proteste. Come del resto è successo in tutti i Paesi quando si è saputo del progetto Echelon. Contro le intercettazioni si sono schierate soprattutto le aree democratiche delle opinioni pubbliche, in nome del pericolo di un subdolo insinuarsi del potere dentro la sfera dei diritti fondamentali dell’individuo.

In Italia invece c’è stato un totale rovesciamento delle parti. Essendo state strumento di denuncia di scandali che altrimenti non sarebbero mai venuti a galla (e quello del calcio ne è la puntuale conferma), le intercettazioni sono state sempre difese dalla sinistra, e attaccate dalla destra. Con la paradossale conclusione che la sinistra ha lasciato alla destra una sua tradizionale e fondamentale battaglia: quella del «garantismo», cioè della difesa dei cittadini da uno strapotere dello Stato. L’eccezione italiana spiega sicuramente la differenza: la natura particolarmente opaca e serrata del potere italiano ha reso probabilmente necessario l’uso dell’ascia. Ma ora? Ora che la politica si trova di fronte a scandali non strettamente politici, ora che al governo ci sono forze che sostengono che la moralità pubblica è il fondamento del loro operato, non si sono forse create le condizioni per poter riflettere, oltre che sulla bontà, anche sui limiti dell’uso delle intercettazioni?

 
Indubbiamente, la “paradossale conclusione” di cui sopra, imbarazzi a parte, può essere in qualche misura motivata dalla peculiarità del contesto (“l’”eccezione italiana”), tuttavia L’Annunziata sembra pensare che, adesso, questa eccezionalità sia oramai poco più che un ricordo. Il che, se devo essere sincero, mi suona un po’ male. Fortunatamente, però, nell’editoriale si parla di “forze che sostengono che la moralità pubblica è il fondamento del loro operato,”  non già di forze a fondamento del cui operato c’è la moralità pubblica. Sarà un eccesso di pignoleria, ma a volte sono proprio certi "eccessi" che fanno la differenza tra moralismo e moralità, tra ipocrisia e amore per la verità. Diciamo che stavolta la Lucia è salva per miracolo.

Categorie:interni
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