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Risposte su Veltroni


Veltroni è migliorato ed è tornato a casa dall’ospedale dopo che, la settimana scorsa, era stato ricoverato per una colica renale. Ne sono lieto e gli faccio i miei più sentiti auguri di pronto e completo ristabilimento. Questo, oltretutto, mi pare il minimo, avendo rilanciato martedì scorso—prima del suo ricovero—un articoletto piuttosto cattivo nei suoi confronti … 
 
Ora che è tornato a casa, posso finalmente rispondere—prima non me la sono sentita—al commento di Return  a quel post “inconsapevolmente assassino” (e maramaldesco … in anticipo!), cogliendo anche l’occasione per commentare quanto ha scritto Luca Sofri sabato scorso, in difesa del sindaco di Roma.
 
Dunque, il problema non è, a mio avviso, la capacità di mettere d’accordo (quasi) tutti, che è, con ogni evidenza, una qualità politica tanto rara quanto preziosa. Un problema, però, sorge inevitabilmente quando il compromesso, in linea di principio e come attitudine mentale, viene cercato e realizzato prima e non dopo il confronto con le altre parti. Nel perfido quadretto di Magna Carta—che è giocato molto sul paradosso e va preso per quello che è, vale a dire per una presa per i fondelli a partire da una certa intuizione su Veltroni, ovvero da quella che a taluni antipatizzanti sembra essere la cifra del “veltronismo”—le perplessità suscitate dal fenomeno politico in questione si possono riassumere nell’espressione “il pluralismo in un uomo solo,” che è appunto una cosa un po’ diversa dalla ricerca del massimo consenso come frutto di un attento ascolto degli “altri.”
 
Quella certa attitudine mentale di cui parlavo prima, a volersi avventurare in una “psicologia pratica” molto fai-da-te e senza alcuna pretesa di scientificità, mi pare assomigli più al solipsismo che ad un’autentica capacità dialogica, laddove quest’ultima si sostanzia più in una chiara ed onesta individuazione delle differenze che non nel tentativo di superarle prima ancora di averle ben enucleate e messe sul tappeto.
 
Qui il ragionamento mi suggerisce un singolare parallelismo tra l’accusa di “veltronismo” e un aspetto oggettivo della “veltronità”—se posso cedere alla tentazione di coniare un termine che, licenza letteraria a parte, mi sembra un po’ più onesto intellettualmente dell’altro—, cioè un dato biografico estremamente significativo dell’uomo Veltroni: il suo continuare a proclamarsi (mi hanno riferito che lo ha ripetuto anche recentemente nel corso del programma televisivo Le invasioni barbariche)  uno che “non è mai stato comunista” pur essendosi iscritto giovanissimo e avendo militato per lunghi anni in un partito che rispondeva al nome di Partito comunista italiano. Che cos’è questo? E’ appunto, a mio modo di vedere, una manifestazione di quel “pluralismo in un uomo solo” che consiste nel conciliare l’inconciliabile, e non a posteriori, bensì a priori, non come risultato di una crisi, nel senso etimologico di «separazione», «rottura», di un doloroso e drammatico ripensamento, ma della negazione della crisi medesima in quanto tale, postulando l’inesistenza di qualsiasi contraddizione iniziale.
 
Ora, ciascuno avrà pure i propri vezzi, le proprie civetterie e furberie, ma ci sono atteggiamenti che rivelano molto più che vezzi, civetterie e furberie: indicano appunto un’attitudine mentale che diventa visione del mondo, modo di concepire i rapporti tra gli esseri umani, la dialettica politica e sociale, la storia, l’economia, ecc. Qualcosa che assomiglia poco, come appunto adombrava l’”Uovo di giornata” di Magna Carta, ad una visione democratica e autenticamente pluralista, “così come generalmente la intendono i liberali.” Semmai, aggiungo io, assomiglia di più a una religione, e perfino, sotto qualche riguardo, ad una dottrina politica “totalizzante” di cui preferisco non fare il nome.

Categorie:interni
  1. 29 maggio, 2006 alle 22:46

    Alle Invasioni barbariche ha dichiarato che si è iscritto al PCI perché c’era Berlinguer.
    Forse, ci fosse stato Bertinotti, Roma avrebbe perso un gran sindaco.
    Pare abbia anche dichiarato «non credo di credere».
    Il giorno che si trasferirà in Africa definitivamente, dirà con grande aplomb: «non ho mai avuto la pelle bianca».
    Bel post, vivi

  2. 30 maggio, 2006 alle 0:52

    “Non credo di credere.” Magnifico.
    Bel commento. 😉

  3. 30 maggio, 2006 alle 1:05

    Rileggendo il post adesso per la prima volta ho scoperto che una virgola era diventata nientemeno che un punto. Il senso era chiaro, ma bisognava tornare un attimo indietro per collegare … Grazie ai lettori perr la pazienza. Ora comunque ho corretto.

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