Home > anglosphere, culture autoctone, religion > E l'Uomo non c'era ad Auschwitz

E l'Uomo non c'era ad Auschwitz


Norman Geras propone una “risposta” interessante al discorso di Benedetto XVI, quella di una lettrice del Times che, nella rubrica Letters to the Editor, argomenta in questo modo il suo garbato “dissenso” (uso le virgolette perché in realtà non è tale, come dirò più avanti):
 
Sir, The late Metropolitan Anthony — a monk and later head of the Russian Orthodox Church in Europe, a member of the French Resistance, a surgeon who also worked with survivors of concentration camps — was in a better position than Oliver Kamm to pinpoint the true question which must be asked of those camps, their perpetrators and their sufferers (Comment, May 30). The question was not, he said, “Where was God?” in all this. God, as always, was there suffering with the victims. The question was, and will be for all time, “Where was Man? Man as he is meant to be, in fullness as God intended and as Jesus made clear in the Beatitudes.”
It is Man who failed at Auschwitz, and the absence of what he really is meant to be, in communion with his Creator, explains such man-made horrors.
Katherine Barlow
Vienna
 
Dicevo che non si tratta di un vero dissenso, e il motivo è che il Papa sa benissimo dove stava Dio quando succedeva quel che succedeva nei campi di sterminio nazisti: come scrive la lettrice, era là, accanto ai sofferenti, come sempre. Ma per esprimere l’inesprimibile il Pontefice ha proposto una parafrasi della formula biblica già adoperata da Gesù stesso sulla croce: quella del Salmo 21 (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”), che poi è tutto meno che un salmo “disperato,” come si può evincere facilmente leggendolo per intero.
 
Ma, a parte questo, penso che Katherine Barlow abbia ragione: non era Dio, era l’Uomo che mancava ad Auschwitz. E questo, davvero, penso che possa mettere d’accordo tutti (vabbè,  quasi), laici e credenti, ebrei e cristiani … Sentite cosa dice Norman Geras:
 
I don’t subscribe to the theology here, unless in a secularized version – such that God is a name for the best aspirations of humankind, for a world in which people are by and large secure and protected against the worst forms of injustice. But Katherine Barlow speaks the truth. The failure is humanity’s – at Auschwitz then, in Darfur now.
 
  1. 31 maggio, 2006 alle 20:50

    Ma certo, ovvio che sia poi così. Il discorso del Papa in questo caso, sembrava veramente volersi elevare un pochino, a parte tutta l’ironia che Enzo fa del tuo pezzo che indica come un egregio tentativo di sofisticazione.
    Ma qui ogni volta si sbaglia qualche cosa: quando si sottolinea il male dell’uomo, “e Dio dov’era?”, quando si sottolineano le pieghe misteriose del Deus Absconditus “no, era l’uomo”, è chiaro che è tutti e due, ma alla fine ci si scambia impressioni sull’omelia come se fosse stata l’ultma uscita di Spielberg al cinema… La cosa non mi consola parecchio.

  2. 31 maggio, 2006 alle 22:17

    Francesco, ad Enzo ho risposto con il post successivo a questo. A te posso solo dire che forse hai ragione e forse no, nel senso che queste sono occasioni preziose per parlare di cose veramente importanti, e non delle solite cose di cui siamo costretti a occuparci qui … Ciao

  3. 2 giugno, 2006 alle 12:44

    E’ la prima di tutte le cose chiedersi dove l’uomo riesca e dove fallisca. Dio tace dove noi non ascoltiamo.
    Pensare a Dio non è pensare meno agli uomini, ma è vederli nella sua interezza ed obliarlo è condannarli ad essere asettici pezzi di carne, benevoli od omicidi che siano.
    Però la posizione riduttiva di Norman Geras mi pare scivolosa: Dio non è un’aspirazione né un modello.
    Se lo fosse, parleremmo dell’Uomo con la maiuscola di feuerbachiana memoria. L’esaltazione dell’Uomo- un certo tipo di umanità, un certo tipo d’uomo, magari un Uomo Nuovo – ha caratterizzato principalmente le ideologie.
    So che quello che riporti è solo un commento da giornale, senza pretese di precisione filosofica, e se ne può salvare il nocciolo buono.
    Però, Benedetto XVI si muove su un piano del tutto diverso. Fin dall’omelia nella messa Pro eligendo pontifice ha messo in guardia da queste intepretazioni riduttive della fede e del rapporto con Dio.
    La lettrice mi pare molto più acuta.
    ciao, Eno🙂

  4. 4 giugno, 2006 alle 22:08

    Con tutto il rispetto, io proprio non riesco a capire come ci si possa limitare a dire che Dio era vicino a chi soffre, e che era l’uomo che, ecc. ecc. Se questo basta per pensare il problema del rapporto fra Dio e il male, dire cioè che è colpa dell’uomo e che Dio patisce con lui, beh, il meno che si possa dire è che la si fa un ochino facile. In ogni caso, il problema non prende la forma che gli diamo noi, ma quella che gli dà la vittima della Shoah che si alza e chiede a Dio: d’accordo, sono gli uomini che mi han fatto questo, ma tu perché non li hai fermati? TU dirai alla vittima che la domanda è posta male?

  5. 5 giugno, 2006 alle 19:03

    Chiaro, AP, che queste sono questioni maledettamente complicate e sulle quali si sono infrante, come tu ben sai, tutte le teodicee. Il cristianesimo, almeno nella forma che ha assunto in seguito alla sua “occidentalizzazione” (pensiero aristotelico-tomistico), non dispone delle “spiegazioni” di cui abbondano le Tradizioni orientali (penso soprattutto all’induismo). Dunque, limitiamoci a questo: nell’ottica della fede non c’è spazio per il dubbio che Dio se ne stia a guardare perché se ne infischia dell’uomo. Resta il mistero del perché non abbia fatto nulla per impedire l’Olocausto e perché continui a consentire che si verifichino le tante altre tragedie quotidiane che vedono “l’ingiusto patimento del giusto,” ma l’impenetrabilità dei Suoi disegni non significa—sempre nell’ottica della fede, è chiaro—che Egli non sia “presente” attivamente nella storia. Significa soltanto che a noi non è dato di capire. Ma questo è tutto meno che un argomento da spendere in un pubblico dibattito per “convincere” chicchessia. Non dimenticare che la stessa preghiera fondamentale del cristiano, il «Padre nostro», recità “sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra.” Al limite il cristiano non dovrebbe neppure chiedere nulla al Creatore, se non appunto che “sia fatta la Sua volontà.” La preghiera perfetta è l’«Amen». Tutto qui (si fa per dire).

    P.S. Scusa il ritardo con cui rispondo ad una questione così importante. Ero fuori casa. Ciao

  6. 5 giugno, 2006 alle 19:09

    Eno, rispondo anche a te in ritardo. Se ho ben capito, ti direi che Norman Geras ha premesso che lui voleva fare un discorso riduttivo, da non credente. Che da questa posizione concordi con la lettrice, che è invece credente, mi sembra una buona cosa. Ciao

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: