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Perché il Papa ha bisogno di interpreti


Enzo Reale, su 1972, fa riferimento al mio post sulle parole del Papa ad Auschwitz e muove una contestazione che trovo interessante. In sostanza si dice questo: sarà pure come sostengono i difensori del Pontefice, e cioè che il messaggio è stato frainteso, ma si può sapere perché mai il Papa abbia bisogno di “interpreti” per essere compreso? Non poteva essere più chiaro, soprattutto in considerazione del fatto che parlava di quel che parlava e per giunta in un luogo come quello in cui aveva la ventura di trovarsi?
 
Bene, il ragionamento, dicevo, è interessante perché in qualche modo sfugge all’idem sentire dei tanti che si sono scandalizzati per portarsi su un terreno decisamente “pratico,” quale appunto è quello della chiarezza e, possibilmente, dell’univocità che le parole dei personaggi pubblici, soprattutto quando si tratta di quel personaggio pubblico, dovrebbero avere.
 
In linea di principio sono d’accordo: quanto più importante è la funzione, e quanto più estesa è l’audience, tanto maggiore dev’essere la prudenza delle parole. Dove non sono d’accordo, invece, è sul presupposto che il discorso del Papa non fosse sufficientemente chiaro, infatti, a mio avviso, lo era eccome, e se per qualcuno (tanti o pochi che fossero) non lo era la responsabilità non è da attribuirsi al Papa ma all’abitudine che un po’ tutti abbiamo fatto—quando vengono affrontati certi argomenti—ad ascoltare “sempre lo stesso discorso,” variamente rielaborato e rivisitato ma sostanzialmente sempre identico. Benedetto XVI, invece, non ha contraddetto nulla che fosse “vietato” (dalla verità storica, dal buon gusto, dal buon senso, dalla teologia, ecc.) contraddire, ma ha impostato il ragionamento in modo tale da mettere in evidenza qualcosa che in precedenza non era mai stato preso adeguatamente in considerazione.

In sostanza, dunque, va bene che chi parla ha il dovere di essere chiaro, ma chi ascolta avrebbe il dovere di non essere pigro, altrimenti per forza c’è bisogno degli interpreti.
 
 
Categorie:culture autoctone
  1. 1 giugno, 2006 alle 0:40

    Soprattutto, bisognerebbe almeno leggersi le versioni integrali dei discorsi, non i riassunti del (pur bravo, di solito, ma non come Magister) Marco Politi. Parola del vaticanista del Corriere Canadese😀

  2. 1 giugno, 2006 alle 0:58

    Oh, vedi un po’ che, istintivamente, avevo visto giusto a fidarmi di Magister! Ad ogni buon conto, ti prego di ringraziare da parte mia l’esimio Vaticanista d’oltreoceano, di cui terrò a mente il prezioso suggerimento …😉

  3. 1 giugno, 2006 alle 10:28

    Tu dirai che è un’altro O.T., ok, ma non riesco a trattenermi. Ieri sera mi sono Mentanizzato e ho risentito dire a un pirla qualunque che il WTC è stato fatto crollare dagli americani, non si sa bene per quale strano motivo. Ne prendo atto. Ormai in TV ci vanno cani e porci, i veri snob, come dice Luca Sofri, ormai in TV non ci vanno più e gli snobbissimi manco la guardano la tele, e mi sa che fanno bene. Poi leggo che Gramellini ha sentito dire ad uno che si spaccia per Enzo Biagi che la Moratti dovrebbe stare a casa a fare la calza. Mi sembra giusto. Io propongo lo spacciatore per una rubrica su Rai1 per il prossimo inverno. Gliela daranno, chissà che libidine. Poi il clou. L’altra sera ho fatto un giro nel salottino con le poltrone di cartone di Floris. Un tripudio. Parlavano del Cuneo, non di quello dove Totò aveva fatto, vantandosene, aveva fatto il militare. No, il Cuneo Fiscale di Prodiana intuizione. Va ridotto ‘sto cazzo di Cuneo: lo sostenevano appassionatamente studiosi di economia,Rutello, Confindustria e il mite Angeletti. Il cui Angeletti sosteneva che la riduzione del cuneo relativo alla parte di competenza del lavoratore porterà in tasca al lavoratore stesso di fascia bassa, diciamo più o meno un 10 euro mensili. Dopodik mandano un servizio. All’incirca partiva così: l’intervistatore entra in casa di una bella e pacata signora che ha un salario di circa 800 euro mese. Il giornalista le chiede se gli ipotetici 10 euri mensili ipotizzati dall’Angeletti, insomma, le possano far comodo. La venturata rispose: cazzo, con un salario così tutto fa brodo, lei mi capisce … 12o euro in un anno in più non sarebbero molti ma vorrebbero pur dire, chessò, un paio di cene più fuori, le scarpe per i ragazzi, l’ICI, magari ci pago la tassa sui rifiuti. Il tutto con un tono convincente, sul quale, in effetti c’è poco da eccepire. Tutto fa brodo quando si porta a casa a fatica un milione e mezzo del vecchio conio. C’è da eccepire una cosa sola. Che i 10 ipotetici euri di Prodi saranno un gesto nobile e doveroso nei confronti dei lavoratori. Ci si fa, per l’appunto, una seduta fiume da Floris. Il quale Floris ne ha fatte diverse, invece, per sputtanare i 25 euri mensili (minimo) che il Caimano ha messo in tasca delle stesse persone con la riduzione dell’Irpef. Però lì non si andavano ad intervistare le persone “giuste” che uno s’immaginava avrebbero dovuto rispondere come la signora. No, lì si intervistavano i parisalario che però, guardastrano, dicevano che era una stronzata avere quei 250 euro minimo in più l’anno. I soldi del Caimano fanno schifo, quelli di Don Abbondio no. Mi si scioglie il cuore dall’emozione. Che sinistra commovente. E che bellezza Ballarò! Son certo che nemmeno a Vilnius c’è una TV che considera il popolo, come lo chiamano loro, così deficiente. Ricontiamo ‘ste schede, cazzo, prima che sia troppo tardi.
    e

  4. 1 giugno, 2006 alle 10:37

    Infatti, il problema non sorge perché Galli Della Loggia ha voluto interpretare il Papa: GDL (e noi anche) ha rispsto a chi, attribuendo al suo discorso le più gravi aberrazioni della storia, ha voluto farne un’esegesi che ne ha stravolto il senso. Insomma, se ci si fosse attenuti maggiormente al testo e non alle presunte intenzioni, tanti verbosi discorsi su quanto brutto, cattivo e nazista è il Papa non si sarebbero avuti e non sarebbe stato necessario (a noi) rispondere a quelle tesi così sorprendentemente critiche. Ciao.

  5. 1 giugno, 2006 alle 16:12

    Ernie, c’è una vena “lirica” nella tua prosa, che si esalta quando tocchi certi argomenti. Io direi che dovresti insistere e deciderti a seguire questa vocazione con maggiore continuità. Qui, tanto per dirne una, i tuoi contributi sono sempre graditissimi … con chiunque tu te la prenda sia ben chiaro!😉

  6. anonimo
    1 giugno, 2006 alle 23:54

    La differenza, esimio Wolf, è che la riduzione der Kuneo è stata proposta come misura per rilanciare la competitività e non i consumi.

    Return

  7. anonimo
    2 giugno, 2006 alle 0:08

    Wind la ‘rivoluzionaria’ e ‘storica’ riflessione del papa che vola alto sopra miserabilia come l’antisionismo e la storia della ‘sua’ Germania (inquietantemente) non è che un accenno annacquato e disinvolto – ma presuntoso almeno nella fanfara dei papisti nostrani – a un patrimonio filosofico e teologico pluridecennale. Nessuna nuova riflessione per molte vecchie reticenze.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Holocaust_theology

    Return

  8. anonimo
    2 giugno, 2006 alle 0:12

    antisemitismo, ovviamente.

    ciao,
    Return

  9. 5 giugno, 2006 alle 5:52

    c’è poi anche chi non ascolta proprio ma critica lo stesso, e in questo caso mi sembra sia la maggioranza di quanti hanno condannato il discorso del papa.

    aa

  10. 5 giugno, 2006 alle 16:46

    Return, la novità, a mio avviso, non risiede principalmente nelle argomentazioni, ma nel fatto che queste cose siano state dette dal Papa, in quell’occasione, in quel contesto e con quella forza.
    Ciao

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