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'Fuori uno'


Le cronache di guerra non possono che essere crude, come i toni delle parti belligeranti difficilmente riescono a non rivelare una certa ferocia. Riguardo all’uccisione di Abu Musab al Zarqawi, l’odioso «vicario» di Osama bin Laden in Iraq, nelle cronache giornalistiche si sono letti annunci come quello del primo ministro iracheno Nuri al-Maliki: «Abbiamo posto fine all’esistenza di Zarqawi». Sempre le cronache ci informano che, appena pronunciate queste parole,
 
è partito un applauso scrosciante dei giornalisti, simile a quello che nel novembre del 2003 salutò l’annuncio della cattura di Saddam Hussein fatto dal proconsole americano a Bagdad Paul Bremer.
 
Ma Nuri al-Maliki non si è limitato ad esprimere la sua soddisfazione, ha fatto una promessa: «Ogni volta che apparira un Zarqawi lo uccideremo. Continueremo a combattere chiunque ne segua la strada. Tra noi è guerra aperta». (Fonte: il Corriere della Sera di ieri)
 
La radio dei marines non è stata da meno: «Fuori uno», ha annunciato trionfante. Ora, sia chiaro che trovo queste manifestazioni di autentico entusiasmo del tutto comprensibili, né è minimamente mia intenzione stigmatizzare questi toni, che vanno contestualizzati in una situazione drammatica e già di per sé truculenta oltre il limite dell’immaginabile per chi se ne sta al sicuro (relativamente …) in Europa o in America. Anzi, per dirla tutta, trovo che la notizia della brillante operazione militare (e di intelligence)—ché di questo si tratta—sia ottima e incoraggiante in molti sensi, compreso quello psicologico. Tuttavia penso anche che sarebbe bene contenere al massimo le espressioni di gioia e mantenere una certa sobrietà. E il motivo è che, semplicemente, la morte non è mai qualcosa di cui gioire. Non lo è neppure quella di un mostro qualunque, dal serial killer al più efferato criminale di guerra di turno.
 
Insomma, penso che sia opportuno fare molta attenzione di fronte a certe manifestazioni. Al soldato sul campo di battaglia, e soltanto a lui, può essere concesso di esultare per aver compiuto con successo il proprio dovere “eliminando” un nemico, ma a noi non è lecito gioire, perché la nostra situazione psicologica ed emotiva è ben diversa da quella di chi può aver visto il commilitone in una pozza di sangue e il suo corpo fatto a pezzi (a maggior ragione se a causa della furia criminale di un nemico anomalo che colpisce a tradimento camuffandosi da civile e tra i civili). E comunque anche il guerriero, se è nel contempo «un uomo di carattere», a mio modestissimo avviso dovrebbe contenere le manifestazioni di esultanza e mostrare misericordia verso il nemico ucciso. Fare il proprio dovere (e il dovere del soldato sappiamo qual è) è una cosa, il di più, per così dire “viene dal maligno.”
 
Non vorrei banalizzare l’argomento, ma mi viene da ricordare tante scene di vecchi film di guerra o western, nei quali “i buoni” non infierivano mai sul “cattivo” soccombente, anzi, c’era sempre un attimo di esitazione prima di sferrare il colpo mortale, quasi a voler sottolineare l’ineluttabilità del gesto, ma anche la sua intrinseca crudeltà e perfino la sua “insostenibilità” morale. In altre parole, il buono si piega alla necessità, ma non gioisce per essere costretto a fare ciò che deve fare.
 
E per pareggiare il conto potrei citare anche qualche brano del Bhagavad Gita a proposito del guerriero che sa essere terribile e nello stesso tempo mantenere il necessario distacco da ciò che costituisce il suo ruolo in questo mondo. Ma me ne astengo perché non voglio imbarcarmi in un discorso troppo "filosofico" (o meglio "spirituale"): preferisco rimanere nell’ambito del semplice buon senso, e quindi molto meglio Hollywood che le Sacre Scritture hindu! Sempre ammesso che ci sia una così abissale differenza …
 
Per concludere, e per cambiare discorso pur continuando a occuparci dello stesso evento, vorrei proporre l’ottimo editoriale di Igor Man che si legge su La Stampa di oggi. In particolare il finale:
 
Anche un bambino si rende conto che un blitz come quello che ha fulminato Zarqawi per riuscire perfettamente ha bisogno di una o più talpe. Già due anni fa sulla testa del «vicario» gravava una taglia di 10 milioni di dollari. Una cifra che cambia la vita non è valsa, sino all’altro ieri, a far fuori il terrorista per eccellenza. Se oggi s’è trovata la talpa ovvero se la spedizione è riuscita è segno che sempre più numerosi si fanno quei circoli islamici dove il terrore postulato da Osama più non convince. Ci saranno altri colpi di coda, ma il terrorismo ha il destino segnato. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, dice l’Ecclesiaste. Gli assassini del Vecchio della Montagna, antesignani dei fanatici allevati da Osama, venuti dalla Persia nel secolo undecimo dopo aver fatto strage in Siria di prefetti, califfi, governatori «per affermare il principio ideologico-religioso dell’islàm», improvvisamente sparirono. L’esecuzione di un assassino sadico qual fu il vanitoso Zarqawi c’è stata perché il tempo era maturo.
 
Mi sembra un ragionamento che lascia spazio alla speranza e all’ottimismo.

 
  1. anonimo
    9 giugno, 2006 alle 18:33

    a proposito di john wayne, george w. avrebbe detto “giustizia è fatta”. poi è montato a cavallo ed è sparito nel sole su musiche di morricone

  2. 9 giugno, 2006 alle 20:23

    Eh no, caro Anonimo, il pur grandissimo Ennio Morricone non c’entra nulla con John Wayne: con the Duke ci vuole un Dimitri Tiomkin per una colonna sonora che sia all’altezza. Questione di Weltanschauung, non per altro …

  3. 9 giugno, 2006 alle 22:03

    Mi chiamo Giovanna Nigris, da lunghi anni subisco soppressioni con un mobbing estremo. Per saperne di più puoi visitare il mio sito internet: http://www.mobbing-sisu.com Vorrei farti conoscere la mia storia. Se lo ritieni opportuno, per cortesia cerca di divulgarlo e fare firmare la petizione.Se vuoi lascia un segno del tuo passaggio con un messaggio nel nuovo Libro degli Ospiti.
    Scusa se ho arrecato disturbo. Grazie infinite per l’attenzione.

  4. anonimo
    9 giugno, 2006 alle 23:59

    sono contento della morte di al zarqaui

  5. 10 giugno, 2006 alle 9:35

    Se vuoi farti una risata leggiti il mio ultimo post. Buona domenica Rob.
    ernie

  6. 10 giugno, 2006 alle 11:29

    perdona, l’anonimo ero io non bloggato. Accostare Morricone alla buon anima del Duca Marion era un voluto omaggio alla pasticcioneria bushiana.

  7. 10 giugno, 2006 alle 16:57

    Capito, una specie di John Wayne in versione spaghetti-western, ma senza l’auto-ironia di Sergio Leone …

  8. 10 giugno, 2006 alle 19:48

    Dimenticavo, da wolfsegg, dice lui, si ride, ma io non sono d’accordo: a me è venuto da piangere. Comunque fate voi, e in ogni caso far finta di non vedere e di non sentire non serve a niente, quindi andate e deliziatevi, oppure stracciatevi le vesti e cospargetevi il capo di cenere …

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