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Un inedito di Hannah Arendt


Assai opportunamente, dopo le polemiche sul discorso del Papa ad Auschwitz, Avvenire anticipa un brano tratto da L’umanità in tempi bui, uno scritto di Hannah Arendt che sta per uscire per i tipi di Raffaello Cortina (100 pagine, 9,00 euro). Il testo riproduce un discorso che fu pronunciato il 28 settembre 1959 in occasione del conferimento all’autrice de La banalità del male del premio Lessing. L’argomento del brano è l’essere ebrei in Germania.  In particolare, ecco cosa disse Hannah Arendt in quel lontano 1959 sul tema della "colpa collettiva" del popolo tedesco rispetto alla Shoah:
Si è discusso molto sulla tendenza ampiamente diffusa in Germania ad agire come se gli anni dal 1933 al 1945 non fossero mai esistiti, come se quella parte della storia tedesca ed europea, quindi mondiale, potesse essere cancellata dai manuali; come se tutto dipendesse dalla capacità di dimenticare il negativo e di ridurre l’orrore a sentimentalismo. (Il successo mondiale del Diario di Anna Frank dimostrò chiaramente che tali tendenze non erano confinate alla Germania.) Era grottesco che ai giovani tedeschi non fosse permesso di venire a conoscenza di fatti che ogni scolaro, a qualche chilometro di distanza, non poteva ignorare. Dietro c’era certamente un effettivo disorientamento, ed è probabile che l’incapacità di fronteggiare la realtà del passato abbia rappresentato l’eredità diretta dell’emigrazione interiore, così come fu indubbiamente in larga misura, e ancor più direttamente, una conseguenza del regime hitleriano – ossia una conseguenza della colpa organizzata in cui i nazisti coinvolsero tutti gli abitanti dei paesi tedeschi, gli emigrati all’interno non meno dei membri convinti del partito e degli esitanti compagni di strada.

Padroneggiare il passato?
Gli Alleati non fecero altro che riprendere in seguito tale espediente, inserendolo nella tesi nefasta di una colpa collettiva. Di qui deriva il profondo imbarazzo dei tedeschi che colpisce tanto uno straniero, in ogni discussione sui problemi del passato. La difficoltà che devi esserci nel trovare un atteggiamento ragionevole è espressa forse nella maniera più chiara dal cliché secondo cui il passato resta ancora "non padroneggiato", nonché nella convinzione che la prima cosa da fare sia padroneggiarlo. Probabilmente ciò non è possibile con nessun passato, di sicuro non è possibile con il passato della Germania di Hitler. Il risultato migliore che si può conseguire è sapere esattamente che cosa è stato e sopportare il peso di tale presa d’atto, quindi aspettare e vedere che cosa viene fuori dal sapere e dal sopportare.

Categorie:culture autoctone
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