Home > culture autoctone > Cultura politica

Cultura politica


Allora, a Sestri Levante, per il seminario di TocqueVille, ci sono andato anch’io. Interessante, utile, stimolante ciò che ho ascoltato, e di cui Paolo ha dato le coordinate per una fruizione ex post. Simpatico conoscere di persona un po’ di bloggers frequentati finora solo virtualmente, benché con innegabile profitto e talvolta persino con quell’idem sentire che nella vita ha la sua importanza. Avrei voluto magari “individuarne” di più, ma va bene lo stesso—del resto sono dell’idea che uno può avere la faccia, l’intercalare, la mimica che più ti è simpatica o antipatica, ma quel che conta veramente è ciò che uno pensa, vale a dire ciò che uno è, e dunque lo mette per iscritto: il resto, semmai, è apparenza, ma sulle idee non c’è camuffamento che tenga, e in questo il blog è più veritiero persino delle tue performances in presenza fisica.
 
Ho solo un’ annotazione sui discorsi che ho ascoltato, e, per una di quelle strane concordanze che a volte ti fanno pensare che, gira e rigira, tutto si tiene, mi viene spontanea una citazione da un’intervista di Massimo Giannini a Giuliano Amato che si leggeva su la Repubblica di ieri:
 
«La politica serve se sa costruire nella società delle piattaforme di comune comprensione. Se non ci riesce, come i fatti dimostrano, allora significa che noi oggi abbiamo il disperato bisogno di una cultura politica, che elabori e rifletta sui temi del nostro tempo. Oggi questa cultura politica è del tutto assente, mentre c’era nei partiti del passato.
[…]
Potevano essere sbagliate diverse premesse della cultura dei vecchi partiti, ma in essa c’era lo sforzo di capire la società del tempo e di portarla verso alcuni approdi comuni. Oggi, nella società multiculturale del nostro tempo, il problema è ancora più complicato. E proprio per questo è impossibile affrontarlo con posizioni incapaci di coglierne i gangli e i percorsi unificanti, ed espressive, in realtà, dell’unica cultura di cui ognuno dispone, che è quella identitaria.» [il corsivo è mio]
 
Cultura politica, appunto. Ecco la grande questione del nostro tempo. Se avessi preso la parola, a Sestri Levante avrei detto più o meno questo, ma non ne ho avuto il tempo, malgrado la sollecitazione di Paolo, perché alle due di domenica ho lasciato Sestri in direzione Cinque Terre, per un viaggio alla ricerca di memorie familiari. Avrei fatto, però, una lunga premessa, per agganciarmi agli interventi (quasi tutti) imperniati sul concetto di blog.
 
A costo di andar fuori tema, avrei detto che ero arrivato lì utilizzando, per la prima volta un navigatore satellitare, di quelli che «parlano», che ti dicono “tra trecento metri, prendi a destra,” e quando  ci sei ti dicono “adesso gira a destra, poi gira stretto a sinistra e procedi per duecento metri. Alla rotonda prendi la seconda strada.” Insomma, sono arrivato lì, alla sede del convegno, in un groviglio di stradine strette, senza perdere un minuto, perché “lui,” il navigatore, «mi vedeva», sapeva esattamente dove ero e mi guidava a destinazione.
 
Ora, tutti ci rendiamo conto che la nostra vita sta cambiando sempre più rapidamente. Che ciò che fino a ieri era impensabile è oggi a portata di mano. E che cos’è un blog, se non una trovata di quelle che scombussolano l’esistenza (in meglio, di solito) né più né meno di quanto non riesca a fare il navigatore per un turista? E che cosa sono i progressi incredibili della biomedicina e della bioingegneria, se non qualcosa alla quale nessuno di noi era preparato, eppure esiste, è qui tra noi e non possiamo che prenderne atto e adeguare noi stessi ai cambiamenti che ne derivano?
 
Ecco, il punto è che la nostra cultura politica non è andata avanti, non si è riappropriata delle nostre agende, che sono gestite e scandite dalla tecnologia senza che noi possiamo far nulla per influenzarne e orientarne la direzione di marcia. Onestamente devo dire che alcuni interventi ascoltati a Sestri, come del resto quasi tutto quel che si sente e si legge in giro, sembravano un po’ poco addentro nei processi in atto. Scarsa, per lo più, la consapevolezza che tutto ciò che è in rete, se noi non facciamo di tutto per minimizzarlo, è una novità assoluta che contiene in germe il superamento del modo tradizionale di fare informazione e, appunto, cultura. Possono le vecchie ideologie, i vecchi spartiacque, contenere e sussumere la novità radicale di un progresso scientifico e tecnologico che è in grado di trasformare le nostre vite? E noi come dobbiamo regolarci quando siamo posti di fronte a qualcosa che sfugge alle nostre “antiche” categorie mentali?
 
Ecco le domande che dovremmo porci con sempre maggiore frequenza. Chi ha un blog non deve innanzitutto domandarsi come può fare per battere la carta stampata o la televisione (o per "appropriarsene") giacché la sua battaglia, di per sé, l’avrebbe già vinta, il punto, semmai, è di quale significato e di quali contenuti riempire quella vittoria, che è per ora quasi soltanto una vittoria tecnologica, non certo il trionfo della nuova visione del mondo che dovrebbe derivarne.
 
La cultura politica di cui c’è bisogno non può essere quella di chi ci ha preceduto, se non con molta approssimazione. Deve trattarsi di una consapevolezza che sia capace di riscrivere la nostra agenda a partire da una comprensione in profondità di ciò che il nostro tempo ha reso possibile, non di qualche acritica certezza che assuma il progresso come misura di tutte le cose. In materia di bioetica deve essere senz’altro così. Sul piano della cultura politica e dell’informazione, anche se non sembra, è esattamente la stessa cosa.

E allora, sorge spontanea la domanda (come direbbe il simpatico conduttore televisivo): che si fa? Qual è il nocciolo della questione? La risposta è semplice, a mio modestissimo modo di vedere: studiare, leggere, capire, interrogarsi e, soprattutto, smetterla di continuare ad applicare vecchie categorie concettuali (destra e sinistra, laici e credenti, progressisti e conservatori, ecc.)  a problematiche quasi sempre radicalmente nuove. I blogs, figli della novità radicale del nostro tempo, partono avvantaggiati. Ma, siccome in viaggio il viatico è essenziale, la lunga attraversata del deserto non potrà che avvantaggiarsi enormemente di quella che si è soliti chiamare una solida cultura classica. Perché se anche tutto cambia intorno a noi, l’uomo è sempre quello (l’uomo è gattopardesco per natura …). E senza cultura non ci può essere neppure cultura politica. Come non ci può essere un futuro degno dell’uomo senza il ricordo di ciò che di grande è stato prodotto nei secoli e nei millenni che ci hanno preceduto.

 

Categorie:culture autoctone
  1. 20 giugno, 2006 alle 16:44

    Ottima riflessione, però mi pare che molti degli interventi a Sestri siano andati in questa direzione. No?

    ciao,
    JimMomo

  2. 20 giugno, 2006 alle 17:43

    non essendo mai stato nè di sinistra nè di destra, ma sempre sostenitore di una politica centrista, liberale e pragmatica, mi sa che parto avvantaggiato, eheh

  3. 20 giugno, 2006 alle 17:48

    Mi spiace davvero di non aver potuto scambuare quatro chiacchere con te. Peccato davvero.

  4. 20 giugno, 2006 alle 19:32

    JimMomo, qualcuno sicuramente sì, qualche altro devo averlo perso essendo andato via prima. Devo dire che ho apprezzato molto gli interventi di Marco Taradash (gran parlatore e affabulatore, che ha colto perfettamente, credo, i punti essenziali delle questioni al centro del dibattito). Anche l’intervento di Enzo Reale è stato ottimo e condivisibile (dal mio punto di vista), malgrado la brevità.

    L’intervento tuo e quello di Sorvy erano piuttosto antitetici, ma io ne ho apprezzato soprattutto gli aspetti di compatibilità reciproca, poi ha parlato Taradash ed ecco la sintesi (veramente bravo!).

    Insomma, è stato interessante, ed io non ho inteso dare un giudizio “limitativo” sull’insieme, tutt’altro, volevo solo dire che bisogna fare un grande sforzo per scrollarsi di dosso tutto ciò che non serve al dibattito e alla necessità di trovare punti di sintesi rispettosi della complessità della situazione oggettiva e di ciò che unisce chi in TV si è riconosciuto. Ciao

  5. 20 giugno, 2006 alle 19:38

    Ilrumoredeimieiventi, dispiace anche a me, sarà per un’altra volta. Ciao

  6. 20 giugno, 2006 alle 19:41

    HoldenC, sei sulla buona strada, ma lo sono anche quelli che seono sempre stati la destra della sinistra e la sinistra della destra …
    Facciamo che escludiamo solo gli estremisti, e facciamo prima!

  7. 20 giugno, 2006 alle 20:32

    oggi il bipolarismo manicheo mi fa vestire i panni della destra della sinistra. Domani è un altro giorno. Ma il populismo non può avere una sinistra interna, il populismo è demagogia e basta. su questo però forse non siamo d’accordissimo

  8. 20 giugno, 2006 alle 20:46

    Il populismo no, suppongo, per questo non simpatizzo per i Di Pietro, i Beppe Grillo, e via discorrendo… 😉

  9. 20 giugno, 2006 alle 21:07

    Ben detto. Alla prossima. Purtroppo i nostri politici -quasi tutti- sono giurassici.

  10. 21 giugno, 2006 alle 15:13

    e bertinotti? e berlusconi col suo plastic party? suvvia…

    ehehe, mi viene in mente una battuta tremenda di “compagni di scuola”, quando Postiglione attacca a parlare della relatività dei concetti di bello e brutto e il coatto lo interrompe obiettando: ma che ce voi convince che a mmerda è bbona?

  11. 21 giugno, 2006 alle 16:09

    Bertinotti populista? Mah, mi tocca difendere pure lui, adesso. Anarco-sindacalista, neo-comunista magari, populista ha un significato diverso. Su Berlusconi ci si può anche stare, ma attenzione (per la millesima volta): lo scandalo non è il populismo di un outsider della politica, chessò, di un Ross Perot all’italiana, di uno che non fa mistero di incarnare sotto vari punti di vista l’anti-politica. Lo scandalo è che di certi messaggi, stili di comunicazione, ecc., si nutra quella che vorrebbe essere una coalizione che sta in piedi solo per abbattere il populismo berlusconiano.

    Forse è meglio evitare di addentrarsi in un approfondito dibattito sulla hiérarchie de la merde, chè uno potrebbe incorrere in qualche spiacevole verità, come quell’ufficiale francese ebbe a sottolineare puntigliosamente all’inizio dei ’40 discettando di capacità militari con un pari grado italiano: Mon cher ami, dans la hiérarchie de la merde, nous sommes le premiers, mais vous êtes le secondes …

  12. 22 giugno, 2006 alle 7:45

    Bella questa della hiérachie de la merde!😀

    Poi volevo dire che io sono per le cose chiare : o di qua o di là, dunque il bipolarismo, destra-sinistra, conservatori e liberali, mi stanno ancora benissimo..:-)
    É già tanto complicata la politica italiana! All’estero non ci capiscono un’acca…
    Ciao!
    Lontana

  13. 22 giugno, 2006 alle 8:37

    Lontana, “tecnicamente” hai molte ragioni: l’elettorato deve poter scegliere tra due schieramenti con posizioni chiare, ma questo non implica necessariamente che le due alternative siano destra/sinistra, conservatori/progressisti, ecc.

    Negli Stati Uniti, ad esempio, i repubblicani e i democratici difficilmente possono essere “ridotti” dentro lo schema.

    I neocons, per dire, non sono, come dice la parola stessa, dei conservatori tout court, quel “neo” cambia tutto, tanto che i veri conservatori sembrano essere più i democratici. E in Italia chi è più conservatore, l’Unione o la CdL?
    E chi è più “di sinistra” (nell’accezione tradizionale, che non vuol dire “de sinistra”) sotto il profilo della difesa dei diritti fondamentali dell’uomo?

    Uno può essere conservatore in materia di religione e morale sessuale, ma credere che occorra cambiare profondamente le coordinate della politica (anche la Costituzione). Io mi metto tra questi. ad esempio, e penso che la mia collocazione abbia poco a che vedere con gli schieramenti così come si configurano oggi. Non so se ho reso l’idea. Ciao

  14. 22 giugno, 2006 alle 13:08

    Non l’avevo ancora letto, colpa mia….
    Molto condivisibile, soprattutto nel passaggio delle nuove categorie concettuali e nell’invito alla riflessione invece che allo scannamento reciproco.

    inyqua

  15. 23 giugno, 2006 alle 1:52

    Grazie, inyqua. A risentirci.

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: