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Benedetto il Gregoriano


Che il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister avesse un debole per il canto gregoriano e per la polifonia sacra non era una novità. Infatti, in questi anni ha affrontato sconsolatamente e più volte il tema dell’abbandono di uno sterminato patrimonio musicale lasciatoci in eredità dalla tradizione liturgica, a tutto vantaggio dei ritmi e delle melodie “popolari” che furono tanto care a Giovanni Paolo II:
 
 
Oggi, però, le cose sono cambiate. Grazie a Papa Benedetto. E Magister ne prende atto e ce ne dà conto con incontenibile compiacimento. Un compiacimento e un’esultanza ai quali mi associo con convinzione (e senza il benché minimo rimpianto).

Categorie:culture autoctone
  1. 27 giugno, 2006 alle 15:48

    quanto mi manca il vecchio Karol.
    hC

  2. 27 giugno, 2006 alle 17:32

    Sinceramente non rimpiango le sue scelte musicali.

  3. 28 giugno, 2006 alle 11:00

    il suo parlare ai cuori sì, però.
    giusto parlare alle menti, ma forse…

  4. 28 giugno, 2006 alle 14:41

    Come si suol dire, tu porti vasi a Samo, Corsaro. Personalmente ero dalla parte di Karol il Grande fin dai tempi in cui era inviso a tutta l’opinione pubblica non ciellina. Quindi, figurati se non ti do ragione sul parlare ai cuori.

    L’errore in cui mi sembri incorrere, se mi consenti, è di pensare che il gregoriano “parli alle menti.” In realtà è un sublime linguaggio del cuore.

    Mi è capitato, per dire, di ascoltare delle incisini di gregoriano effettuate da pur entusiasti cultori del genere, che tuttavia sono dei “laici” (nel senso di non monaci): ebbene era qualcosa di “tecnicamente” (intellettualmente) ottimo, in cui però mancava appunto il cuore, la fede educata dal rigore della vita monastica. Qualcosa che, a mio avviso, era inascoltabile, un autentico tradimento dello spirito del canto gregoriano, che è il frutto di meditazione interiore, di mente e di cuore avvezzi all’immersione totale nella spiritualità del cristianesimo (soprattutto di matrice benedettina).

    L’aver escluso il gregoriano dalla liturgia può essere stato (legittimamente?) motivato da congiunture temporali e culturali passeggere, ma in sè è stato un errore madornale che sa di “resa al mondo.”

    In generale, penso che la sciatteria musicale che impera nelle nostre chiese sia soltanto il isultato del trionfo della volgarità che si registra in tutti i campi dell’agire e del pensare umano. Certo, a volte i canti “moderni”, le chitarre, ecc., sono eseguiti a regola d’arte, ma per lo più sono improvvisati e sciatti. Sono adatti soprattutto alle messe dedicate ai ragazzi e ai giovani: non si tratta certo di abolirli. Ma si può pretendere che siano eseguiti bene. Alktrimenti, infinitamente meglio il silenzio. Quando sento un prete urlare al microfono con voce stonata un canto liturgico “dico tra me pensando: a che tanto scempio?” Non potrebbe avere il buon gusto di starsene silenzioso o almeno di mettere il microdono a tre metri di distanza?

    Non è solo o soprattutto una questione di estetica musicale: è un fatto di rispetto per il mistero che si sta rappresentando. Come non si sta in chiesa con le mani in tasca e stravaccati (cosa che accade regolarmente senza che ci sia un pretino che vada lì e dica al maleducato di turno che se vuoile stare comodo può anche accomodarsi fuori), così non si canta in una maniera che offende il buon gusto e la spiritualità dell’orante, che viene distratto dagli strepiti invece che essere avvicinato a Dio dal canto liturgico.

    Non so se ho reso l’idea. E non so se tu sia un credente. Se non lo sei, forse farai fatica a capire di cosa sto parlando (anche se basta un piccolo sforzo), ma se lo sei penso che tu possa essere d’accordo con me. Saluti.

  5. 28 giugno, 2006 alle 15:11

    rob, sono d’accordissimo. sì, sono un credente. quando ho scritto quelle due righe non mi riferivo al gregoriano. ma a tutto il resto. e mi fermo qui perchè la mia formazione salesiana mi ha educato all’amore per il papa e non vorrei che qualche mia parola sia equivocata come mancanza di carità verso giuseppe ratz. ciao!

  6. 28 giugno, 2006 alle 15:13

    solo una cosa mi permetto di annotare al tuo commento

    “L’aver escluso il gregoriano dalla liturgia può essere stato (legittimamente?) motivato da congiunture temporali e culturali passeggere”

    Sì, ma cnhe averlo inserito a sua volta è stato “motivato da congiunture temporali e culturali passeggere”. E questo è sempre bene non dimenticarlo quando si ragione della “traditio” (magari parlando di cose un po’ più delicate)

  7. 28 giugno, 2006 alle 15:35

    Giusto, ma il gregoriano è passato attraverso i secoli, mentre i canti “moderni” sembra che non siano in grado di resistere nemmeno il tempo di una generazione (o almeno questo è quello che spero e su cui scommetto …).

    P.S.: Tu sei stato educato dai Salesiani, io dagli Scolopi, a Roma. Ciao

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