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Più Italia di così …


<B>Cannavaro alza la coppa del mondo </B>L’avranno già detto e scritto in diecimila, non so, non ne ho idea, perché ancora non ho letto quasi niente sul trionfo degli azzurri, ma nel caso non importa. E non importa neppure se un po’ di retorica si insinua tra le righe: che diamine, erano ventiquattro anni che aspettavamo, come si fa a non cadere nella trappola di un certo trionfalismo? Insomma, e per farla breve, penso che quella di ieri sera sia stata una vittoria che più «italiana» non si poteva. Anzi, due volte italiana. Perché in campo c’erano sia la vecchia sia la nuova Italia.
 
La prima è quella umile, che ha sempre lavorato sodo, che ha sempre sofferto e a cui non è mai stato regalato niente, l’Italia di chi è coraggiosamente emigrato in cerca di fortuna (e molto spesso l’ha trovata, anche se magari sotto forma di una vita semplicemente normale, frutto di saggezza, sobrietà e tenacia) e quella di chi è rimasto e si è rimboccato le maniche nella sua città, nel suo paesello (ed è riuscito a cambiare un destino di miseria che sembrava segnato, fino all’attuale prosperità).
 
La seconda è quella di chi è cresciuto nel benessere, ma ha mantenuto “le antiche virtù,” con in più una fiducia in se stessa che prima non c’era, una consapevolezza del valore aggiunto rappresentato dall’«italianità», un saper stare al cospetto del mondo senza complessi. Quei ragazzi, del resto, hanno dimostrato che persino in fatto di prestanza fisica e di vigore atletico hanno cancellato un gap cui eravamo quasi rassegnati. Chi, come me, è stato un lettore di Gianni Brera sa cosa intendo dire (gli “abatini”…, i secoli di fame che avevano accorciato gli arti dei nostri antenati, la “squadra femmina” che non sa attaccare e fare il suo gioco ma solo adattarsi al gioco altrui e vincere di contropiede, ecc., ecc.). Mitico Giuànbrerafucarlo, stile giornalistico dei più grandi, inimitabile, perfido, …e inguaribile pessimista sull’Italia! Che direbbe oggi che questa Italia lo smentisce e lo sbeffeggia non a chiacchiere ma a fatti?
 
Poi c’è l’Italia di sempre: cuore caldo e cervello freddo, fantasia e realismo, buon gusto e senso delle proporzioni (in senso artistico, ma non solo), l’Italia che quasi quasi, una volta tanto, ci fa dimenticare aspetti meno lusinghieri e, diciamolo pure, anche insopportabili: quelli, ad esempio, cui anche il mondo del calcio reso inequivocabilmente testimonianza.
 
La squadra di Lippi ha in qualche circostanza entusiasmato, più spesso ci ha fatto soffrire, ma ce l’ha messa sempre tutta. Quei ragazzi, a parte qualche fenomeno stellare tipo Buffon, Pirlo e Cannavaro, non sono, credo, geni assoluti del pallone, o se lo sono non sono riusciti a dimostrarlo a causa di qualche congiunzione astrale sfavorevole, ma sono stati grandi lo stesso, anzi, forse anche di più proprio a causa della loro appartenenza alla comune razza umana.
 
Hanno “fatto gruppo,” si è detto, e questo è senz’altro vero (ed è sempre miracoloso per una squadra italiana), ma anche come individui, unici e inimitabili come tutti gli esseri umani, si sono difesi bene. I calci di rigore sono un fatto essenzialmente individuale, ad esempio, e si richiede una freddezza e una determinazione che vengono soprattutto “dal di dentro.”
 
E poi c’è Lippi: fantastico nelle scelte tattiche (come dicono quelli che di calcio ne capiscono più di me …), infallibile nelle sostituzioni, ottimo psicologo, insomma bravo in tutto.
 
Questo è, credo, il massimo contributo che potessi dare alle celebrazioni in corso. Non è molto, e alla fine, da parte di un modesto tifoso qualunque, un «Grazie Azzurri!» poteva bastare e avanzare. Ma che post sarebbe stato? E comunque, sia ben chiaro, il succo del discorso era proprio quello.

Categorie:varie
  1. 10 luglio, 2006 alle 22:02

    Congratulations!!!

    I watched the game in Amsterdam and was so pleased for Italy.

  2. 10 luglio, 2006 alle 23:12

    Eccellente post, WRH. Concordo: un’Italia squadra per davvero, con alcuni “operai” che hanno dovuto sgomitare per trovare posto (Materazzi, Grosso, Perrotta, Iaquinta) e con alcuni fenomeni assoluti (Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Pirlo). Lippi ha insegnato alla squadra a soffrire: l’aveva fatto anche con la Juve, è un suo marchio di fabbrica. E non si compra in farmacia e nessun Moggi te lo fornisce al telefono. E’ soprattutto la vittoria di Lippi, che qualcuno voleva esonerato, e poi di Cannavaro, cui qualche Grillo parlante voleva strappare la fascia di capitano. Lo dicano ora.

    Saluti

  3. 10 luglio, 2006 alle 23:33

    Thank you, womanwandering, it’s very kind of you!

  4. 10 luglio, 2006 alle 23:37

    Ciao, Herakleitos, siamo d’accordo al 100%.

  5. 11 luglio, 2006 alle 0:38

    bello l’inizio wittgensteiniano…

  6. 11 luglio, 2006 alle 2:54

    Grazie Azzurri for uniting all Italians everywhere for such a victory! Here in Montreal it was absolutely crazy! Same in New York, Boston and Toronto. The Italians had to overcome so much – including that bogus penalty and the Luca Toni goal that was turned away – but they stayed strong and resilient. One for the ages. Mille Grazie Italia! Italia! Italia!

  7. 11 luglio, 2006 alle 10:25

    Nullo, è gentile da parte tua (e l’accostamento non mi dispiace punto …). Ciao

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