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Quelli che, 'Certo, Israele ha diritto di vivere in sicurezza, ma …'


Angelo Panebianco sul Corriere della Sera (con la consueta chiarezza):
 
È proprio di chi in Europa non manca mai di premettere che, certo, per carità, Israele ha diritto di vivere in sicurezza ma poi smentisce con i comportamenti quanto affermato a parole. Lo abbiamo visto al momento del bombardamento su Cana. I mass media europei e fior di commentatori si sono tuffati sulla notizia dando degli assassini, non a Hezbollah che lancia missili su Israele facendosi scudo di civili cui impedisce di lasciare la zona degli scontri, ma agli israeliani. I quali, aggrediti da Hezbollah (i cui mandanti sono siriani e iraniani), stanno cercando di eliminare la minaccia. Se non ci fosse di mezzo il rifiuto europeo nessuno potrebbe negare che se c’è un caso a cui è lecito applicare l’antico concetto di «guerra giusta» questo è proprio il caso dell’intervento israeliano in Libano.
[…]
Chi non si preoccupa per la sicurezza di Israele vuole, nella sostanza, un cessate il fuoco che sia preludio alla ricostituzione dello status quo precedente alla crisi (che sarebbe una minaccia mortale per Israele, amplificata dal fatto che Hezbollah uscirebbe vincente dalla partita).
 

Utile anche la lettura del resto dell’editoriale.

Categorie:esteri
  1. anonimo
    9 agosto, 2006 alle 8:38

    Io sono uno di quelli “Israele ha diritto… ma”.

    Quel “ma” è importante. Se non c’è il “ma”, allora il fatto di essere attaccati, di essere nel giusto, permetterebbe allora _qualsiasi_ comportamento. In altre parole, il fine giustificherebbe i mezzi.

    Quindi, Israele ha un fine sacrosanto (mantenere la propria sicurezza), ma i mezzi devono essere adeguati.

    Io non sono molto sicuro che i mezzi che stia usando attualmente vadano neppure a incrementare la sicurezza di Israele: si può dubitare se i vantaggi in termini militari di colpire una postazione di missili siano a lungo andare maggiori del danno in termini di immagine e di supporto internazionale derivanti dal rischio di colpire accidentalmente dei civili. Dubbio ancor più giustificato nel caso di obiettivi di scarso valore militare come centrali elettriche o aeroporti civili…

    Stefano

  2. anonimo
    9 agosto, 2006 alle 9:33

    israele sta rispettando la proporzionalità, ma in maniera preventiva., stefano.

  3. 11 agosto, 2006 alle 10:28

    Ho avuto problemi di connessione, in questi giorni, quindi leggo in ritardo. Guarda, Stefano, a mio parere il tuo “ma” è legittimo e intellettualmente onesto, anche se io continuo a pensare che Allam e Panebianco abbiano ragione. Ma è chiaro che, in una stuazione così maledettamente complicata, i “se” e i “ma” sono praticamente d’obbligo. In generale, penso che una buona leadership sia quella che è capace di prendere misure drastiche e impopolari. Naturalmente se ne assume le responsabilità, e se fallisce sono “mazzate” … Ma lasciare le cose come stanno è un’altra grossa responsabilità. Ciao

  4. anonimo
    23 agosto, 2006 alle 18:20

    > Israele sta rispettando la proporzionalità, ma in maniera preventiva

    #2, Non capisco cosa intendi per “proporzionalità preventiva”.

    Comunque, io non sto parlando di proporzionalità, ma del fatto che uno stato civile, anche in guerra, deve — per rimanere civile — imporre dei limiti alle proprie reazioni.

    Ad esempio, se un missile Hezbollah colpisse una scuola uccidendo 10 bambini, quale sarebbe allora la risposta “proporzionata” ? Colpire una scuola libanese cercando di causare lo stesso numero di vittime ? Certo, sarebbe “proporzionato” (occhio-per-occhio), ma non certo civile, né giusto.

    E se, al contrario, il missile sbaglia bersaglio e finisce in mare, allora gli aerei israeliani dovrebbero intenzionalmente sbagliare bersaglio, altrimenti non sarebbe “proporzionato” ??

    Stefano

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